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Comodini

Comodini – Cinzia Franceschini

Comodini - Cinzia Franceschini - interno storie

Cinzia Franceschini è la prima illustratrice che apre Comodini, un vulcano di idee e mani per metterle in pratica, sprazzi di colore – rosso e blu soprattutto – e un tratto di matita. Ispirata dalla poesia, natura e dall’animo umano, racconta le complessità in un sottile gioco di eleganza. Ne è la prova l’Alice immersa nei suoi libri, che campeggia in primo piano.

Ecco il suo comodino.

 

Fino a un paio di anni fa tenevo un solo libro sul comodino: quello che stavo leggendo. Per gli altri – quelli già letti o in attesa di essere cominciati – lo spazio era nella libreria. Sono sempre stata molto rigida su questo punto, era un modo per non disperdere l’attenzione – e l’affetto – su più storie, una questione di ordine mentale. Poi è arrivato un momento, forse quando ho iniziato a lavorare seriamente come illustratrice, in cui un libro non bastava più. Ai romanzi – che continuo a iniziare rigorosamente uno alla volta – si sono aggiunte le biografie, le poesie. Il comodino è cambiato: oltre alla scatoletta con il bite – ricordo degli anni passati tra mal di testa e ansie notturne – e due creme per le mani, ora ci sono i libri che sto leggendo, i libri che vorrei rileggere e quelli che vorrei cominciare.

Oggi ospita sei libri. In cima c’è il romanzo che sto leggendo, Checca di William S. Borroughs (Adelphi). L’ho acquistato mesi fa in una bancarella di libri usati a Bologna. Avevo da poco finito di leggere La strada di Jack Kerouac e ne ero rimasta folgorata. Dopo anni di tentativi avevo finalmente capito i beat, la sensazione era stata liberatoria e non volevo lasciarmi sfuggire il momento. In realtà il libro di Borroughs ha aspettato diversi mesi sul comodino prima di essere aperto, ma ora sono pronta. E mi sta piacendo molto.

Sotto a Checca c’è La gioia di scrivere di Wisława Szymborska (Adelphi), il libro che raccoglie tutte le sue poesie. E, ancora più sotto, si trova Le giovani parole di Mariangela Gualtieri(Einaudi). Ho sempre almeno un libro di poesie sul comodino. Sono una delle mie fonti di ispirazione principali. Li leggo quando voglio iniziare un progetto nuovo, quando ho bisogno di staccare, quando mi sento sopraffatta da quello che succede all’esterno. Sono una specie di rifugio. Sono entrambi iniziati ma non ancora finiti (ma si finisce mai davvero di leggere un libro di poesie?).

Sotto ai libri di poesie ho due libri sul Giappone. Uno è «The Passenger» Giappone (Iperborea) e l’altro è Wabi sabi di Beth Kempton (Corbaccio . Il primo l’ho letto tutto. Il secondo non è ancora stato iniziato. Dovevano essere entrambi una preparazione per un viaggio in Giappone che volevo fare la prossima primavera. Le cose, poi, sono un po’ cambiate e il viaggio è rimandato a data da destinarsi.

Infine, l’Eneide (Einaudi). Questo libro è sul comodino da un anno circa, iniziato, ma in attesa di un vero momento di pausa per continuare. L’ho preso in prestito dal mio ragazzo quando ho finito L’amica geniale di Elena Ferrante. Mi aveva colpita il passaggio sulle “città senza amore” che viene citato nel primo libro della serie. Non ho fatto studi classici ed è una scelta di cui mi dispiaccio ancora molto. Per tanto tempo ho sperato di riuscire a recuperare quello che non ho letto negli anni di scuola superiore ora nel tempo libero. Leggere l’Eneide fa parte di questi buoni propositi.

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