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Comodini – Contes du Jour et de la Nuit

Comodini - Contes du Jour et de la Nuit - interno storie

Contes du Jour et de la Nuit tradisce una certa predilezione per le atmosfere raffinate per il paese dei Lumi. Flavia, l’ospite di questo mese, è una ragazza romana che studia Oltralpe, anche se come ci confesserà, fatica a rapportarsi con l’impervio francese. Le sue letture in lingua originale hanno suscitato il mio interesse, non perché sia una lettrice di testi simili, ma perché molti di voi lo sono e dopo i suggerimenti di Manuela è una buona occasione per appuntare qualche titolo.

Ho lasciato l’Italia con una valigia che conteneva qualche vestito e pochissimi libri, uno sulla stregoneria in Gran Bretagna, l’Edda poetica e Dal mito al Romanzo di Dumézil. Si dice che la casa sia dove si trova il cuore, io dico che la casa è dove sono i nostri libri. Ho cominciato a costruire una nuova biblioteca, che aveva come pilastri questi tre testi che non sapevo sarebbero stati importanti per le mie future scelte di vita. Dopo quattro anni in Francia, possiedo una piccola libreria traballante che ospita troppi libri rispetto la sua dimensione.
Ma chi è lettore lo sa, la rapidità con cui si è capaci di appestare ogni angolo libero con una pila di libri. La mia camera da letto è piuttosto piccola, non c’è spazio per i comodini, quindi una parte di un mobile destinato ad essere un armadio è stata adibita a comodino. In questo riquadro 50X50 io tengo i miei libri in lettura e le cose che ho bisogno di sentire vicine (ed a portata di mano).
Nello sfondo ci sono diversi libri appena letti e i saggi che impiego più tempo a leggere: J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza, una raccolta delle sue lettere e delle sue letture fatte all’università. Ho riscoperto Tolkien (di cui sono sempre stata un’avida lettrice) quando ho deciso di iscrivermi a lingua e letteratura inglese e mi sono trovata davanti l’analisi del primo capitolo de Lo Hobbit. Ho sempre visto Tolkien come scrittore, ma l’ho riscoperto in quanto linguista e poeta.

Fantasy is escapist, and that is its glory. If a soldier is imprisioned by the enemy, don’t we consider it his duty to escape?. . .If we value the freedom of mind and soul, if we’re partisans of liberty, then it’s our plain duty to escape, and to take as many people with us as we can!

(J.R.R. Tolkien, Tree and Leaf)

Così esordisce la sua poetica sul fantasy, difende il diritto di creare e di immaginare, senza per forza passare per un adulto con un’inquietante sindrome di Peter Pan. Ma nonostante Tolkien sia in qualche modo la Terra di Mezzo, è stato anche un grande pensatore e cultore del mito, che ha saputo esaltare grazie ad un grande romanzo. Sul mio comodino non manca mai un’opera di Tolkien, così come non manca mai un classico, che è l’unico genere che leggo e rileggo con piacere. In questo momento ho riletto i Racconti di Edgar Allan Poe, per l’esame di letteratura inglese, ho affrontato questo autore durante la mia adolescenza, ma solo adesso ho apprezzato davvero il suo stile, che in inglese suona contorto e tormentato come i personaggi di cui scrive, che spesso tendono a dimostrare al lettore la loro inesistente sanità mentale e nonostante ciò alla fine si rivelano sempre per quello che sono. Con una prosa aulica e parole ricercate Poe sa tormentare senza spaventare, instillare nel lettore quel senso d’angoscia che fa dubitare di cosa sia reale e frutto della propria testa. I classici hanno un potere straordinario di farci viaggiare nel tempo e in qualche modo riescono sempre ad essere molto attuali, parlano all’anima degli esseri umani.

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

(Italo Calvino, Perché leggere i classici)

Ultimamente mi sono interessata alla critica letteraria ed ai saggi sulla letteratura, ho due titoli di James Wood La cosa più vicina alla vita e How fiction works, che tengono compagnia a Qu’est-que ce la littérature? di Sartre, confesso che leggo poco in francese e faccio male, semplicemente perché tendo a favorire i libri in lingua originale e il mondo della letteratura francese è parecchio impervio, ma aspetto solo quella scintilla che mi faccia innamorare perdutamente, più di quanto non lo sia già. «L’oeuvre d’art, de quelque côté qu’on la prenne, est un acte de confiance dans la liberté des hommes».
Ma nel mio spazio non ci sono solo libri, importantissimi sono senza dubbio i miei occhiali, non posso stare senza e tengo sempre un paio di riserva, perché io sono una di quelle persone che perde costantemente gli occhiali. Un altro oggetto insolito è il mio mazzo di tarocchi, non sono una persona superstiziosa né tanto meno credo che un mazzo di carte possa rivelarti il futuro, ma sono affascinata dai tarocchi e la loro storia, io li uso come mezzo d’introspezione, quando qualcosa nella mia vita non va come deve, è un modo per comunicare con l’inconscio, inoltre credo che la loro simbologia racchiuda una grande saggezza. Fra tutti spicca sicuramente la mia Nikon F3, una macchina fotografica analogica comprata su Ebay, una vera offerta. Oltre alla materia letteraria, la fotografia mi accompagna da diversi anni, ho anche lavorato come fotografa, prima di capire che, io volevo lavorare con la letteratura. Ho deciso di riprendere in mano l’analogico per una questione puramente artistica, se con il digitale si ricerca i colori splendenti e la definizione, il concetto dell’analogico in questi anni ha un valore diverso: oltre la capacità di saper usare una macchina che funziona solo ed unicamente in manuale, le foto analogiche vanno viste come quadri impressionisti. Bisogna lasciarsi incantare dai colori e le forme, che si ottengono grazie all’alterazione (voluta o meno delle pellicole), nelle foto analogiche bisogna cercare la dolcezza e la semplicità e spesso hanno quel sapore nostalgico che rendono bello anche un soggetto banale.

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