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Comodini – In baita e altre storie

Comodini - In baita e altre storie - interno storie

Il primo articolo del 2020 non apre con le mie solite lamentele su gennaio, ve le ho eviate, ma con una rubrica spensierata. Marta, che su Instagram è @inbaitaealtrestorie, è ospite di Comodini. Abita in montagna, quando apre la finestra scorge il profilo del Monte Rosa, legge libri bellissimi e curiosi: vorrei avere la sua libreria. Il suo racconto fatto di cime, boschi e letture “naturali” mi è sembrato così affine al mio. Ecco il suo comodino.

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Quando non setaccio boschi in montagna alla ricerca di bellezza leggo.
Ogni libro in baita è una polaroid, mi riporta in un luogo, risveglia un ricordo, ha una valenza emotiva o rappresenta semplicemente un distillato di insolita bellezza.
Ce ne sono in ogni angolo adatto ad accoglierli, pile e pile di libri. Prestati, acquistati in qualche sperduta libreria indipendente negli angoli di mondo più remoti, consunti dal tempo, spiegazzati o preziosi regali.Per descrivere quelli non letti, in Giappone hanno addirittura una parola. Li chiamano tsundoku, con la specifica caratteristica di essere spesso impilati in svariati luoghi della casa.

Abito in un cuore di pietra, direbbe Vassalli. Nell’aria profumo costante e inconfondibile di camino, in ogni stagione. In montagna anche le sere d’estate sono fresche e il fuoco si accede sempre volentieri.
L’angolo lettura è accanto al caminetto, vicino alla finestra. Calore e luce sono gli elementi che lo accompagnano tra le mura di casa. D’inverno una coperta di lana sulle ginocchia e uno dei miei gatti appollaiato in qualche fossetta tra le sue pieghe.

Al comodino arrivano solo i libri più audaci, quelli che mi accompagnano verso la notte e di cui non posso fare a meno. Accanto al letto ci sono due comodini. Uno diverso dall’altro, di legno. Due ripiani consumati e otto gambe striminzite, tenute insieme con delle viti arrugginite. Anch’essi hanno una storia da raccontare, come tutti gli oggetti antichi rinvenuti casualmente durante qualche gita fuori porta o in qualche mercatino, oppure già parte della baita dai tempi che furono.
Quando un libro finisce sul comodino significa che appartiene ad una di queste tre categorie: “pietra miliare”, “guida di viaggio”, “ti leggerò”.
Le “pietre miliari” sono i pilastri della linea del tempo che racconta la mia libreria. Libri senza i quali non sarei quella che sono, libri che mi appartengono, in senso metafisico.
Uno di questi è Walden di Thoreau (Rizzoli). Quando lo lessi la prima volta, fu la prova che potevo essere me stessa solo in equilibrio con il mondo naturale, un inno alla natura e al senso più profondo delle cose.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

Questo libro è sempre sul comodino, con le sue pagine ingiallite e spiegazzate, perché è un libro del cuore.

Nella categoria “guide di viaggio” ci sono non solo guide relative a viaggi pianificati per il futuro prossimo, ma anche tutti i libri che mi aiutano ad entrare in contatto con il luogo stesso designato per future spedizioni esplorative. Letteratura locale, saggi, dissertazioni storiche, chi più ne ha più ne metta. Per esempio ho da poco terminato la lettura di Sisu. La via finlandese al coraggio, al benessere e alla felicità di Katja Pantzar (Sonzogno). L’interesse per questa lettura nasce dal mio avvicinamento con la cultura nord Europea in generale. Interno Storie direbbe #AltriSettentrioni. Racconta il viaggio di una donna alla ricerca della felicità nel profondo Nord finlandese. Un excursus nella cultura nordeuropea attraverso la terapia dei boschi, il nuoto invernale e tutte quelle pratiche che ben descrivono la forza d’animo finlandese in tutte le sue sfaccettature e sfere.

Tra i “ti leggerò” invece i libri che sono entrati nella mia vita ma che non sono ancora stati letti. I libri che preferisco… perché rappresentano l’attesa, l’aspettativa, il “forse”, il “quasi quasi ci siamo”.
Knits about winter è un libro scritto ed illustrato da Emily Foden, Ammetto di essermi follemente innamorata della copertina e delle sue fotografie. L’autrice, di origine canadese, è esperta nella lavorazione a maglia e nella tintura vegetale delle lane. In questo libro illustra dodici patterns per la realizzazione di cappelli, calze, maglioni. Amo le sue scelte cromatiche, i paesaggi innevati, le linee morbide e avvolgenti che realizza. Spero di riuscire presto a leggere il suo linguaggio fatto di punti a maglia e di poterlo re-interpretare a modo mio. Un lungo inverno ci aspetta.

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