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Comodini – Libreria Il pensiero meridiano

Comodini - Libreria Il pensiero meridiano - interno storie

Mancano pochi giorni alla primavera, anche se le città innevate e le temperature basse non fanno pensare ad un ritorno prepotente dell’inverno, e coincidono tante ricorrenze. Esattamente il 21 marzo dello scorso anno, nella soleggiata e marina Tropea, veniva inaugurata la libreria Il pensiero meridiano, una sfida per una cittadina e un contesto proiettati più verso una fulgida estate che alla costruzione paziente di idee. E in occasione del primo e imminente anniversario, ho invitato Chiara a raccontarci il suo comodino. Non aggiungo più nulla a quanto ho già espresso altrove  sull’amicizia che mi lega a questa ragazza straordinaria, punto di riferimento di tanti consigli letterari.

Il mio comodino è stato una conquista. Quando si trattò di acquistare nuovi mobili per la mia stanza minuscola, un’esatta metà della metratura venne occupata da una grande scrivania. Mi interessavano più le superfici piane che la profondità degli armadi, o dei vani da riempire. E il comodino diventò una sorta di seconda scrivania, da tenere accanto al mio letto: grande, spazioso, chiaro come lo volevo io.
Al momento in cui scrivo, piango la distruzione completa di una bellissima lampada, che mi teneva compagnia da quando sono nata. S. La nave di Teseo, che tenevo in verticale, l’ha fatta cadere, privandomi della sua luce morbida, bellissima, perfetta per le letture. Perché adesso, più che nel passato, riesco a leggere solamente durante la notte, quando la giornata si è conclusa, e ho bisogno più che mai di lasciare il mondo ai margini.
Oggetti: pochi, ma importanti. Una ciotola che viene da una regione in cui non sono mai stata, un regalo come la promessa di un viaggio insieme. Proviene da Sennori, ed è stata prodotta da un’azienda di nome Artis. Adoro il suo disegno, i colori, le forme tonde. Spesso si riempie di orecchini, collane, analgesici, elastici…
Una seconda ciotola, più alta, piena di conchiglie spinose. Fino a qualche anno fa avevo, per vicini di casa, due famiglie di marinai. Io e mio fratello eravamo appassionati di conchiglie e così, a ogni pesca, la nostra casa si riempiva di grosse conchiglie da pulire, che ricevevamo in dono. Ricordo il forte odore di mare: le mettevamo a bollire in acqua e aceto, e poi ad asciugare al sole. Ne ho molta cura – nonostante le irruzioni del mio cane Cesare.
Una scatola di cartone: piena di cioccolatini prima, ricca di monili adesso. Sono molto disordinata, e l’unico modo per non perdere le cose care è metterle tutte nello stesso posto. Un posto chiuso, possibilmente.
Una bottiglia Tupperware: un dettaglio forse insignificante, ma per me molto tenero. Questa bottiglia arancione è il regalo della madre del mio ragazzo, e lui stesso ne ha una gemella. Bevo molto durante la sera: è un’abitudine che porto con me dagli studi notturni. L’acqua mi aiuta nella concentrazione, e pulisce via tante sensazioni negative.
A metà tra gli oggetti e i libri: il mio ereader, un Kobo bianco in una custodia della californiana Bertie Closet http://www.bertiescloset.com/.
Due pile di libri ordinate per colore. I libri dei tre gruppi di lettura della libreria. Libri di pedagogia e didattica dell’insegnamento. Libri sulla lettura. Novità, anteprime, bozze non rilegate. Libri di conforto.
Tra questi ho scelto in particolare:
Philippa Rice, Soppy, Square Peg, 2015
Una piccola, dolcissima graphic novel che per anni io e il mio ragazzo abbiamo letto in rete. Le scene domestiche, quotidiane che l’autrice sa ritrarre, sono quelle che appartengono all’intimità di ogni coppia – soprattutto se giovani, alle prime esperienze con la convivenza, vulnerabili a ogni meraviglia della quotidianità.

If I got zombied, would you shoot me?
I’d let you bite me.

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Azar Nafisi, La repubblica dell’immaginazione, Adelphi, 2015
L’ultima opera della professoressa Nafisi, famosa per le sue classi clandestine di letteratura, e che mi aveva già avvinta completamente con il suo Leggere Lolita a Teheran. Il volume ha le illustrazioni di Peter Sís.

Molti mi domandarono: “Chi salverà l’immaginazione” e “Come posso contribuire, cosa posso fare?”. Scoprii una nazione di lettori, grandi e piccoli, vecchie e giovani, ricchi e poveri, di tutti i colori e di tutte le provenienze, uniti dalla consapevolezza che i libri sono importanti, che aprono una finestra su una vita più ricca di significato, che ci fanno accettare la complessità e la diversità, e capire persone che hanno vite totalmente diverse dalle nostre.

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Giuseppe Berto, Il mare da dove nascono i miti, Monteleone, 2003
Questa raccolta di articoli è un regalo immenso, anche se si tratta semplicemente di un prestito temporaneo. Perché per volere della vedova dello scrittore veneto, questo libro non è stato mai più ristampato, e perciò risulta introvabile. Il mare di cui Berto parla è quel mare che guardo da quando sono nata, e quello vicino a cui lui decise di morire.

Quando voi state per partire per il Sud, e un amico meridionale vi raccomanda di andare a visitare questo o quel luogo perché meraviglioso, unico al mondo, eccetera, siate diffidenti: nove volte su dieci vi troverete davanti a qualcosa di sconcertante che, o è decisamente brutto, o possiede una bellezza che in nessun modo riesce ad arrivare fino a voi. Il fatto è che i meridionali, e i calabresi in particolare, amano d’un amore snaturato il luogo dove son nati e, vivendone lontani, talvolta son portati a fingerselo più bello di quanto non sia in realtà.

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