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Comodini – Mattia Tortelli

Comodini - Mattia Tortelli - interno storie

Mattia Tortelli ha un profilo ben curato su Instagram, un gruppo di lettura che si riunisce mensilmente alla libreria La Storia a Crema, città di Chiamami col tuo nome (da visitare per coniugare l’uno e l’altro). Delle sue attività letterarie ne scrive a fine articolo. Oggi ha allestito il suo comodino tra oggetti e angoli speciali, e ci racconta dei suoi maestri americani.

 

La mia insegnante di scrittura mi ha sempre detto: “Attenzione a cosa lasci sul comodino se sai che lo dovrai far vedere a qualcuno”. Me lo diceva con premura, sostenendo che questa o quella lettura avrebbero rivelato qualcosa di me, un’analisi freudiana che avrebbe spinto l’ospite a svelarsi. Chissà cosa penserebbe oggi del mio comodino.
La lettura l’ho scoperta da piccolo, sebbene non sia mai stato uno di quei bambini prodigio che giura di aver letto Guerra e pace a sei anni. Geronimo Stilton è stato il mito della mia infanzia, scalzato soltanto dall’arrivo del maghetto più famoso di tutti i tempi. Harry Potter me lo leggeva mamma prima di addormentarmi, finchè non crollava. Mi ricordo che Il calice di fuoco lo leggevo sulla panchina del giardino alle elementari. Non ero un genio, ero tuttalpiù un po’ asociale.
La Macchina dei sogni è stata la scuola di scrittura creativa che ha cambiato radicalmente il mio modo di leggere, che è maturato con il tempo, plasmandosi all’esigenza della scrittura. Così la lettura è diventato un viaggio meraviglioso – nell’accezione latina di qualcosa che crea stupore e ammirazione o timore reverenziale – in storie bellissime che avrei voluto scrivere, con personaggi che avrei voluto inventare.
In camera i libri sono sparsi un po’ dappertutto, ed è pretenzioso chiamare comodino la mensola vicino al letto. Così, per questa occasione, ho ricreato il mio comodino ideale sul pianoforte, mettendoci il vaso di rose secche che Andrea mi ha regalato in questi tre anni. In questa pila ci sono due tipologie di libri: quelli iniziati quando non era il loro momento, e che sperano in una seconda possibilità, e quelli che voglio iniziare al più presto.
Se è vero che il comodino rispecchia la persona, sono felice di presentare i maestri che mi hanno ispirato in questi anni e quelli che lo continuano a fare: Alda, Michela, Raymond, Aldo, Erri, Alice, Mark, Paolo, Diego, Marco, Jorge. Li ho conosciuti spesso per caso, ma li ho abbracciati tutti per scelta. La lista che ho fatto è riduttiva: gli altri sono al loro posto nella libreria o sparsi per la camera in attesa di essere letti. Amo i racconti brevi e i romanzi intesi, le storie vere e quelle che mi fanno piangere.
C’è un libro che ho voluto mettere sopra tutti gli altri: l’autore è J.D. Salinger. Il giovane Holden l’ho incontrato quando sono stato in Messico: era estate, avevo 18 anni e il mio percorso liceale si sarebbe concluso di lì a un anno. Ho viaggiato in taxi con lui a New York e ancora mi domando, proprio come lui, dove vanno le anatre di Central Park in inverno. Holden è l’unico personaggio che torno a trovare, che rimane sempre sul comodino e ogni tanto mi chiama.
Da quando ho lanciato i #libridilunedì e il #paginefragili -grazie anche al corso di NNEditore, Di lavoro leggo – i ritmi di lettura sono aumentati. Il GDL che parla di moderne eroine erranti mi porta ogni mese a conoscere grandi figure femminili del nostro tempo ma accorcia imevitabilmente il mio tempo di permanenza nelle storie. Siccome queste letture hanno la priorità, con questo post io, Mattia Tortelli, voglio impegnarmi a ritrovare la cura per il cimitero di libri dimenticati che mi guarda disordinato ogni notte, prima di dormire, dal comodino. Lo farò, promesso.

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