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Comodini

Comodini – Nebuladaphne

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Sabrina e le sue ispirazioni: la fotografia e la letteratura, un bel connubio che declina in molti contesti. Un frammento, un raggio di luce, una via in festa. Dunque, due passioni che si abbracciano per trovare un senso di meraviglioso. Si firma Nebuladaphne e oggi ci parla dei suoi libri sul comodino.

 

La definizione di comodino, presa da un comune dizionario, è questa: «Armadietto dell’altezza di un tavolino, installato presso il letto» e mi ha fatta sorridere non poco. Descritto così, il comodino può sembrare una cosa da niente, un pezzo di mobilio come un altro, magari come il tavolino che abbiamo all’ingresso su cui poggiamo distrattamente le chiavi. Invece per me è sempre stato un posto – forse il posto – più importante della mia camera. Sul mio comodino ci finiscono le cose più importanti, quelle che voglio tenere sempre vicino a me, i libri del momento e quelli da cui non voglio separarmi. Attualmente il mio comodino ha questo aspetto confusionario, con le immancabili lucine natalizie che ormai ho in camera tutto l’anno.
Partendo da sinistra, c’è la sfera di vetro con dentro riprodotto il Sistema Solare (con tanto di satelliti!), recente regalo del mio ragazzo: sono appassionata di Astronomia da sempre, complice la passione trasmessami da mio padre e quindi la piccola sfera di vetro si è guadagnata un posto sul comodino.
Accanto c’è uno dei vizi di cui meno parlo: i videogiochi, rappresentati qui dalla mia ormai datata Play Station Portable. Negli ultimi anni questa passione è andata via via scemando, ma non di rado prima di dormire abbandono i libri e mi dedico a qualche partita di The Sims o Dante’s Inferno, attuale fissa.
Immancabile il portapenne –ovviamente fucsia- sempre colmo delle più disparate cose e puntualmente di penne che non scrivono più: infatti un’altra cosa che faccio spesso prima di dormire e non, è scrivere. Possiedo un diario, una moleskine che aggiorno quasi quotidianamente e devo avere sempre qualcosa per scrivere a portata di mano. Quella macchiolina nera è una statua di Bastet, dea gatto egizia tra le più venerate nonché divinità protettrice della casa, dei gatti ovviamente e delle donne. Fino alle medie sono stata davvero fissata con l’Egittologia, al punto che, alla domanda cosa vuoi far da grande, la risposta era sempre: «l’egittologa!».
Un po’ più avanti rispetto a Bastet c’è il mezzo busto di Giulio Cesare, comprato non so più ormai quanti anni fa proprio a Roma, davanti al Colosseo. Ricordo che il proprietario della bancarella non so perché voleva rifilarmi a tutti i costi la statua di Augusto, ma io sono stata irremovibile. Ho sempre apprezzato particolarmente il personaggio di Cesare ( «O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo», ha detto qualcuno in un certo film) e credo sia il mio preferito.
Passo alla parte più corposa, quella che da sempre colonizza il mio comodino: i libri. A destra ci sono quelli in lettura e quelli che leggerò prossimamente: Annie Ernaux, L’altra figlia sarà la mia prossima lettura mentre Absence di Chiara Panzuti è il libro young adult che sto attualmente leggendo, genere che mi ha iniziata alla lettura e che tra alti e bassi non ho mai abbandonato completamente. Sotto Absence c’è La camera azzurra di Simenon, primo libro che leggo dell’autore e che ho quasi ultimato. Sto assaporando la scrittura di Simenon un po’ alla volta, la reputo davvero elegante:

Viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire.

Ma il comodino è il posto prediletto dei libri di “consultazione” o che almeno io considero come tali: raccolte di racconti, di poesie, epistolari, testi teatrali di vario genere. Onnipresente, anche se non visibile nella foto, è La via della tranquillità. Meditazioni per un anno, scritto dall’attuale Dalai Lama: sono dei semplici pensieri del capo spirituale dei buddisti, uno per ogni specifico giorno dell’anno e che io spesso mi ritrovo a sfogliare. La religione buddista mi ha sempre affascinata, specie – lo ammetto – dopo la visione del film Sette anni in Tibet, anni fa.
Immancabile da quando l’ho acquistata qualche tempo fa, la raccolta poetica di Dino Campana, Canti orfici. Campana è forse il poeta maledetto per eccellenza nostrano, quello che più si accosta ai poeti simbolisti francesi per i quali ho sempre avuto un debole. La mia poesia preferita è sicuramente L’invetriata, di cui riporto i versi finali:

Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.

Non a caso ho scelto di comprare anche qualcos’altro di Rimbaud, in questo caso il Pacchetto Il poeta è un ladro di fuoco edito da L’Orma nella loro edizione-cartolina super carina: sono lettere che il poeta scrisse da giovanissimo e a me piace leggerle un po’ alla volta.
Infine, una raccolta che assaporo lentamente ma che è fissa sul comodino da diversi mesi: i tragici greci, una selezione di testi teatrali di Eschilo, Sofocle ed Euripide. Non il massimo da leggere prima di addormentarsi, ma di una bellezza senza tempo.

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