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Fuori dai libri

Cronache dal Salone del libro di Torino

Torino è soleggiata in questo maggio incerto, che fa il verso a marzo e pare che la primavera sia un’illusione di qualche ora. E al Salone del libro la folla è agguerrita.
Quando vai al Lingotto ti chiedi: perché dicono che la gente non legge eppure è tutta qui? Le ragioni sono molteplici. O si va per presenzialismo, un po’ come l’Expo o qualsiasi altra manifestazione per la serie “se c’è coda bisogna esserci”, o è realmente interessata. Caldeggio per la seconda opzione.
Torno a Torino dopo due anni. Memore dalle fatiche delle edizioni passate, ho deciso di seguire gli eventi, tranne uno che però ho abbandonato dopo soli 10 minuti. Le conferenze in zone di passaggio è difficile seguirle per scarsa concentrazione per il trambusto che ruota intorno. La ressa del sabato scoraggia la visita, però il finesettimana è l’unico momento in cui, liberi da impegni, si ha possibilità di recarsi.
Sono andata più che a seguire gli eventi, quindi, a incontrare editori e blogger, scoprire i libri sigillare amicizie virtuali. Chiunque conosci per la prima volta il tu? È accompagnato da un urlo stupore. Siamo matti, ve lo dico. E a questa pazzia non c’è rimedio. In effetti, il Salone mi è mancato.
Da Marcos y Marcos ho conosciuto Maria Anna Patti, ideatrice di Casa Lettori, seguitissimo profilo su Twitter intenta a cinguettare e a consigliare libri.
Sabato non mi sono fatta viva sui miei canali social, troppa impegnata a trovare direzioni, amici e a scansare gente. Posso anche dire che la questione del wi-fi non è ancora stata risolta al Salone: l’unico punto in cui è possibile usufruirne è lontano mille miglia, per attraversare 3 padiglioni rinunci all’iperconnettività. Ho ripreso la mia attività digitale da domenica, condividendo impressioni e scatti. Proprio con un certo accanimento. Quando hai cinque minuti tutti per te, vuoi solo stare con la lente di ingrandimento a studiare i caratteri topografici e rilassare il cervello. Solo così ti isoli.

Cronache dal Salone del libro di Torino - interno storie
Cresce l’interesse per le piccole e medie realtà, mi riferisco all’editoria indipendente, NN è stata invasa dall’entusiasmo, inutile dirvi che Minimum fax sembra sempre l’assalto alla Bastiglia, L’orma ha il suo angolo con i pacchetti-libro e i magneti. Accanto ai libri, si trovano molti gadget., impossibile parlarvi di quanto materia c’è al Salone. Chi legge il mio blog sa bene verso quale tipo di editoria mi orienti, anche se non li cito tutti immaginate già chi ha catturato la mia attenzione.
Trovo editori con cataloghi sempre più curati, allestimenti originali e colatissimi, accoglienze calorose. Da Edizioni Lindau Sara è un vulcano di parole, dispensatrice di sorrisi e abbracci, libri dalle copertine invitanti. E spero tantissimo che traducano qualcos’altro di Leonard Woolf, La morte di Virginia è tra i miei preferiti del loro catalogo.

Il mio bottino non è stato misero, ma nemmeno esagerato: ho preso veramente quello che mi interessa veramente senza cadere nella bulimia da libro anche perché gli sconti si contano sulle dita di una mano. Il senso di riservali solo al lunedì, per non riordinarli negli scatoloni non lo capirò mai.
Tralasciando alcuni titoli che prenderò più avanti, ho fatto il carico di segnalibri, cartoline, cataloghi (giusto per non allungare la lista dei desideri).
Il mio suggestivo è Il mare chiuso di Verba Voland edizioni, casa editrice siciliana attenta al dettaglio: è un libro da parati, nel senso che si apre come un poster, per poi essere incorniciato e appeso nella tavola finale. Non so se mi sono spiegata bene.
Ho fatto mie ben tre raccolte di storie: Chi ha tempo di Marcos y Marcos, Il cappello di Rembrandt di Bernard Malamud per Minimum fax consigliatomi da una mia lettrice e l’originalissimo L’uomo che mise un cavolo come cappello di Chesterton per i tipi Lindau. Faccio passi da gigante con questo genere.
Potevo farmi scappare un titolo del grande Nord? Il migliore amico dell’orso. Arto Paasilinna va approfondito.
Il punto cieco di Javier Cercas (Guanda) posso definirlo un libro di critica? Non lo so. Di fatto parla di romanzi e scrittori Moby Dick (la copertina è eloquente), Cervantes, Kafka, Mann, Tomasi di Lampedusa.
Avventure di piccole terre Ambrogio Borsani è un viaggio letterario tra le isole italiane, la mia ossessione – ve ne parlerò a breve,– il legame tra scrittori e minuscole porzioni di superficie.
Quel giallo ocra di Gli amori di mia madre lo tenevo in considerazione da un po’. Non ho mai letto nulla di Peter Schneider ma mi fido dell’Orma.
Infine, la spilletta “I libri se la cavano sempre”, ambita forse più dei libri, apre questo articolo.

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4 risposte su “Cronache dal Salone del libro di Torino”

Ottimo resoconto, ha messo in luce alcuni aspetti del Salone che hanno colpito anche me, e anch’io torno con la curiosità di leggere Paasilinna, pur non avendolo acquistato (ho dovuto impormi un limite, ad un certo punto). Mi avrebbe fatto piacere incontrarti, purtroppo non avevo che la domenica a disposizione, altrimenti avrei fatto di tutto per essere al Salone almeno 2 giorni! Buone letture!

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