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Fuori dai libri

La legge sull’editoria e la promozione della lettura

Il 5 febbraio è stato approvato all’unanimità dal Senato il ddl sulla promozione della lettura. È un disegno che include molti attori, governa le dinamiche di marketing. Tendo a sottolineare che hai nostri tempi è paradossale la necessità di un intervento governativo sulle questioni culturali, quando certi aspetti dovrebbe essere naturali.
Eppure, ogni anno ci stupiamo dei negativi dati statistici sulla lettura (non li riporto nemmeno tanto sono noti), in cui le regioni del Sud, in particolare la mia che è la Calabria, quasi sempre chiudono la classifica.
La notizia a cui si è data più rilevanza è il controllo degli sconti, tanto reclamato, che coinvolgerà non solo in negozi online come Amazon o Ibs, ma anche i librai sul tutto il territorio nazionale, indipendenti e di catena; ma la legge è più strutturata ed è stata fortemente voluta dalle piccole e medie case editrici, ADEI (Associazione degli editori indipendenti) ALI (Associazione Librai Italiani) SIL (Sindacato Italiano Librai).

  • Sconti: fino il 5% sulle novità, i testi scolastici al 15%. Inoltre le campagne promozionali sul catalogo saranno regolamentate, passano al 20% per un solo mese all’anno, escluso dicembre, provvedimento che scardina la precedente legge Levi;
  • ci sono un Piano nazionale e Patti locali per la lettura che coinvolgeranno biblioteche e le scuole, prevedono la formazione del personale bibliotecarie anche se gli investimenti non raggiungono cifre elevate;
  • verrà nominata ogni Capitale italiana del libro, per una serie di iniziative pertinenti e di valore, che non si esauriscono con grandi eventi ma costanti;
  • le librerie indipendenti hanno un ruolo importante (si aggiungono una serie di incentivi fiscali) e potrebbero essere iscritte a un Albo delle librerie di qualità, esercitando in modo compente e stimolante la loro funzione. È tuttavia un punto questo da definire bene;
  • la Carta della cultura è un contribuito di 100 euro annuali destinate alle famiglie a basso reddito per l’acquisto di libri. Non si nulla riguardo il bonus cultura, per gli studenti e gli insegnanti, si evince che non verrà rinnovato.

Cosa cambia per un lettore? Effettivamente una riduzione del periodo della scontistica può frenare gli acquisti? Un lettore forte non credo che prenda in considerazione solo questi periodi per rifornirsi di libri. Chi legge molto ha vari canali, incluse le biblioteche, magazzini di titoli che spesso non si trovano più in circolazione. Probabilmente un lettore sarà portato a selezionare, senza dimenticare che in Italia si pubblicano 65 mila titoli annui, impossibile promuoverli degnamente anche quando sono di qualità. Spesso funziona il passaparola dei lettori, come il recente caso dei Leoni di Sicilia di Stefania Auci (Editrice Nord). Forse per tale motivo, un libro potrebbe avere sostare sullo scaffale di una libreria maggiormente.
I continui sconti, da quanto dicono gli addetti ai lavori, hanno portato a un aumento sul prezzo, tasto dolente per tanti, le lamentale convergono su questo punto. Tenendo conto che la filiera del libro non inizia con la casa editrice e lo scrittore e si esaurisce con la libreria, in mezzo ci sono molte figure che includono il tipografo, eventuali traduttori e illustratori, correttori di bozze, agenzie letterarie e tutta la filiera della distribuzione.
Inoltre, la conquista di nuovi (e non lettori) non avverrà mai con campagne aggressive di promozione, ma piuttosto con un’educazione mirata, a cominciare dalla tenera età e dalla scuola, laddove ci saranno lacune e disinteresse familiare. Ci tengo a sottolineare che leggere è una scelta, non un obbligo. Non concordo sulle costrette iniziative di “alfabetizzazione” alla lettura. L’interesse e di conseguenza l’atto hanno origine dalla curiosità, convertire con la forza non porta alcun risultato.
Concludo con un’ultima questione. Non demonizzo gli e-commerce, suppliscono in molte zone d’Italia all’essenza di librerie e biblioteche. Per quanto mi riguarda Amazon ha una scarsa etica del lavoro e se le premesse sono queste è “normale” adottare una politica spregiudicata per sbaragliare e mettere in difficoltà la concorrenza, portando alla chiusura di tante realtà che meriterebbero sostegno.

 

Approfondimenti:

Le diverse posizioni: su Il libraio e Fahrenheit

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