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Fuori dai libri

L’Orlando in mostra

L'Orlando in mostra - interno storie

Il giovane nella sua scintillante armatura, sguardo diretto al pubblico, è il Ritratto di guerriero con scudiero detto “Gattamelata” del Giorgione, e quasi vorrebbe dare dimensione a uno dei protagonisti letterari più affascinanti, Orlando.

Cinque secoli sono trascorsi dalla prima edizione dell’Orlando Furioso – uscita dalla tipografia di Giovanni Mazzocchi nel 1516 – e Ferrara celebra il poema e il suo autore, Ludovico Ariosto, allestendo una mostra a Palazzo Diamanti – Orlando Furioso 500 anni -, già teatro di numerose esposizioni artistiche; curata da Guido Beltrami e Adolfo Tura e visitabile fino all’8 gennaio 2017.
Dipinti, sculture, arazzi, manoscritti, libri e oggetti uniti in un unico suono, atti a orchestrare l’immaginario di Ariosto e degli Estensi. Dodici sale tematiche – «dall’universo delle battaglie all’evocazione di un’elegante vita cortese, dalla fascinazione per i viaggi alle immagini di condottieri reali e leggendari, oltre ottanta opere, tra cui diversi capolavori del nostro Rinascimento»1 – introducono a un’opera grandiosa di eroi e eroine, la cui origine è nelll’Inamoramento de Orlando di Matteo Maria Boiardo e nella Chanson de Roland.

L'Orlando in mostra - interno storie

La mostra è un’incursione intorno al poema dell’Ariosto, inscena la grande capacità di generare nuovi racconti dalla materia antecedente e dalla maestria del suo scrittore, di celebrare la sua immensa fattura. Come testimonia l’infografica sulla parete, dopo la seconda sala, che segue la labirintica trama dell’Orlando sottolinea i molteplici piani di azione e lettura; ma vuole soprattutto introdurre all’universo dello scrittore estense: Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi. Così evidenzia il sottotitolo dell’esposizione, cosa ha influenzato la composizione della sua opera tra fonti letterarie e iconografiche, eventi storici nonché il grande calderone del ciclo arturiano e le Metamorfosi di Ovidio. San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, fortunato episodio tra i santi sauroctoni e onorato in numerose pitture, non ha tradito le mie aspettative e, a mio avviso, racchiude in sintesi il senso del mondo cortese, proprio quel «Le donne, i cavallier, l’arme,/ gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto racchiuse in aurea magica di mostri e incantesimi».

I tanti riferimenti teatrali e antichi sono ben individuabili, per esempio, nelle scene allegoriche di Mantegna e Tiziano. Figure sinuose si muovono intorno ai tanti mondi possibili, calcano il palcoscenico della vita come rappresentazione in tutti i suoi aspetti.
E così nel Globo dell’obelisco vaticano, posto in penombra e ammaccato dagli archibugi dei Lanzichinecchi durante il Sacco di Roma nella speranza di trovarvi le ceneri di Cesare, davvero sembra la luna sulla quale Astolfo recupera il senno di Orlando.
Luce soffusa e un percorso ben progettato muovono alla riscoperta di un poema importante, impreziosendolo di tante altre letture e rimandi.
La visita è un rimando all’arte del tempo e dei secoli successivi, compresa la letteratura il cui Don Chisciotte chiude e apre a un nuovo corso: Andrea Mantegna, Pisaniello, Botticelli, Leonardo Da Vinci, Cosmè Tura, Tiziano – provenienti dal Louvre, Prado, Uffizi, British Library, Victoria e Albert Museum da biblioteche e gallerie nazionali e internazionali – non fanno che ribadire che la cultura è un dialogo fertile e virtuoso, una connessione di storie ispirate e allo stesso tempo inedite. E che i buoni ascoltatori ci sono sempre.

 

Link utili:

Palazzo Diamanti
furioso16 soprattutto qui

 

1 Approfondimento

 

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