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Fuori dai libri Recensioni

Playlist di gennaio, che il 2020 abbia inizio

Inizio a raccontare l’anno nuovo attraverso l’ultima sorpresa del precedente.
Il tardo pomeriggio del 31 dicembre sono andata a raccogliere rametti di abete, bacche per decorare la tavola. Ho girato per una strada non prevista e mi sono trovata davanti un cielo corallo che agguantava gli ultimi drappi di un azzurro polvere. La giornata era stata straordinaria. Non avevo con me il telefono ed è stata una fortuna, avrei perso del tempo nel tentativo di fare una bella foto. Sono stati cinque minuti di contemplazione assorta, non distratti.

Ho pure scelto, per la prima volta, la mia parola per i prossimi 365. Non ho fatto propositi, tanto non li mantengo.
2020, a noi.

 

I libri
Sto leggendo le lettere di Italo Calvino, datate 1940-85, nel volume dei Meridiani. Sarà una lettura lunga e lenta, anche perché il Meridiano non è snello e mi costringe all’ambiente domestico. Mentre ho terminato Heimat di Nora Krug (Einaudi), ho l’intenzione di dedicargli qualche riga in più. Il tre titoli del mese sono questi.

 

Tre viaggiatori in Scandinavia (Nuova Editrice Berti) è una piccola collezione di racconti e memorie. Il primo, Allegre miseri di tre viaggiatori in Scandinavia, è la cronaca dei preparativi di un viaggio che Jules Verne intraprende con due amici, nel 1861, tra la Germania settentrionale e i paesi nordici:

Dopo aver riflettuto a lungo, scelsi i Paesi Scandinavi come meta delle mie esplorazioni: ero attirato dalle regioni iperboree come l’anguilla che nuota verso il Nord, senza sapere il perché.

È la traccia di romanzo giovanile andato perduto ma che rivela nonostante ciò una certa compiutezza.
La cifra autobiografica e ironica ritornerà nel breve Ricordi d’infanzia e giovinezza destinato al pubblico anglofono. In queste pagine si afferra forte il desiderio di avventura che l’adolescente Verne serba nell’immaginazione e nei giochi, nella tenuta di Chantenay, in prossimità della Loira. E così fin da bambino, pur non avendo mai visto il mare, Jules sogna di viaggiare:

[…] io e mio fratello solcavamo la campagna, navigando i boschi e le pianure. Non avendo dei pennoni su cui arrampicarci, passavamo le giornate sulle cime degli alberi. […] Chiacchieravamo, leggevamo, facevamo progetti di viaggio, mentre i rami agitati al vento, davano l’illusione del beccheggio di una nave. Ah, che periodo meraviglioso!

In molti potranno identificarsi nella spensieratezza dei giorni più felici.
Il libro chiude con la cronaca dell’incontro di De Amicis con l’autore francese, tra cordialità e aneddoti buffi. È il 1895.

 

Stuzzicata da molte opinioni positive, ho preso in mano un libro non recente (ma da quando i libri hanno una scadenza?): Nelle foreste siberiane del francese Sylvain Tesson (Sellerio) rientra perfettamente nel genere che mi interessa moltissimo, ossia la natura.
Le coordinate sono N 54°26’45.12″/E108°32’40.32: esattamente il campo dei Cedri a Nord, in prossimità del lago Bajakal, in Siberia. Quando Tesson si reca è pieno in inverno, febbraio, per soggiorno sei mesi, facendo fede a un suo desiderio di qualche anno prima. Porta con sé il necessario per sopravvivere, vodka, sigari, 60 libri per riempire vuoti temporali e lacune intellettuali, e il giusto spirito per affrontare temperature rigide, al di sotto dei 30 gradi, spazi infiniti e isolamento.

Mi ero ripromesso che prima dei quarant’anni avrei vissuto da eremita nei boschi.
[…] ho assistito al trascorrere dei giorni guardando il lago e la foresta, ho tagliato legna, pescato per mangiare, ho letto molto, camminato in montagna e bevuto vodka di fronte alla finestra. La capanna era un posto di osservazione ideale per cogliere i fremiti della natura.
[…]
Nella taiga ho subito una metamorfosi. Nell’immobilità ho ritrovato qualcosa che il viaggiare non mi dava più. Il genio del luogo mi ha aiutato ad addomesticare il tempo. Il mio eremitaggio è diventato un laboratorio di queste trasformazioni.

Come un Thoreau contemporaneo (il paragone è spontaneo) affida il suo racconto a un diario che non è solo mera cronaca dei giorni ma costituisce un punto di riflessivo sulla società civile tra consumismo e aspirazioni personali.
Un diario di stazionamento, in quanto il fine è quello di posare lo sguardo su quanto lo circonda, la libertà della natura.

 

Che Fredrik Sjöberg sia curioso, piacciano le vite minute e l’atto di ricercare non fa che confermare e assecondare la sua naturale predisposizione scientifica sono un dato inconfutabile (tanto per rimanere nelle sfere sistematiche). Come già è accaduto con i precedenti libri pubblicati da Iperborea, anche Mamma è matta, papà è ubriaco rientra pienamente nel gruppo.
Lo scrittore questa volta parte da un quadro, un ritratto di due donne, Hanna e Lillian, datato 1921. Anton Dich è l’autore, pittore danese oramai dimenticato e Sjöberg lo acquista a un’asta. Chi sono le due figure? Bastano quei quattro occhi per catapultarlo all’inizio del secolo scorso. Segue sbagliate piste, spulcia corrispondenze, si perde negli “anni ruggenti” parigini, elabora congetture, raggiunge Bordighera, contatta familiari e ricostruisce un complicato albero genealogico. Insomma, Sjöberg va in fondo alle questioni.
Qualunque sia l’origine l’indagine diventa motivo per divagazioni, per raccontare un pezzettino di sé stessi, soprattutto la solitudine.
Pur non essendo qualitativamente folgorante come L’arte di collezionare, quest’ultimo lavoro è piacevole tanto che mi ha tenuta incollata per due giorni. E in più la copertina è tra quelle che sicuramente finirà nella mia classifica di fine anno.

 

Tre viaggiatori in Scandinavia di Jules Verne, Nuova Editrice Berti, 2019
Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson, Sellerio, 2012
Mamma è matta, papà è ubriaco di Fredrik Sjöberg, Iperborea, 2020

 

Il programma
Romanzo italiano di Annalena Balenini Rai3
Iniziato sul finire del 2019 e proseguirà a primavera: 8 puntate per scoprire il legame che alcuni scrittori contemporanei hanno con il territorio che li ha formati.

 

Eco-logica
Inauguro una piccolissima rubrica di consigli sostenibili. E il primo non può che essere dedicato ai libri. Sono una grande frequentatrice delle biblioteche, ho la fortuna di vivere in una città che si poggia su un buon sistema di prestito. Una biblioteca rientra pienamente in questo argomento. Contro l’accumulo compulsivo, di libri, quando si hanno dubbi di un autore o le finanze piangono. Non dimenticate che i libri sono acquistati con le tasse dei cittadini, è uno spreco non usufruirne. Bisogna solo avere pazienza con le tempistiche.

 

Il film
Parasite di di Bong Joon-ho (2019)

La canzone
Fireworks di First Aid Kit (2018)

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