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Fuori dai libri

Tutti ne parlano

Mi sono accorta sfogliando la galleria (sono ancorata ai termini italiani) del mio profilo Instagram di come sia lontana anni luce dai libri più chiacchierati dell’anno o di un determinato periodo, anzi in alcuni casi nemmeno conosco i titoli.

In generale è un mio atteggiamento, persino un pregiudizio, rifuggo ciò che va di più, quasi per scarsa fiducia. A volte li prendo in mano dopo diverso tempo, addirittura anni.

Non mi piace leggere ciò che leggono tutti o quasi, spesso casa editrice, trama o genere non rientrano nel mio campo abituale di esplorazione. Non perché non sia una lettrice curiosa, anzi, i miei interessi sono volubili ma in qualche modo coerenti.

Però, la sola idea di prendere in considerazione il titolo del momento per ottenere like e commenti mi fa rabbrividire; viene a mancare un patto con sé stessi o con altri lettori, nel caso di una comunità seppur virtuale. È dichiaratamente strategia.

Il vociferare passa e si amplifica attraverso i social, su qualche giornale o passaggio in televisione. Tutti ne parlano, insomma.

La curiosità è lecita, anche per smentire certi errori di valutazione, l’unica che dovrebbe governare la nostra scelta, i condizionamenti possono stimolare o limitare. Se un volume è così chiacchierato perché non dovrei leggerlo? Infatti. Ma l’avremmo mai acquistato o preso in prestito in biblioteca o da un amico se non fosse finito tra i più discussi su un social?

Quel chiacchiericcio si dissolve in un post, per ricomparire in altro, fino a perdersi e passare poi al prossimo libro. E la storia ricomincia. Mi sembra una vetrina, che cambia di settimana in settimana. Cosa resta: produce un dialogo con altri libri o alimenta l’attesa per il prossimo o del medesimo autore o autrice?

Confesso di non aver letto – e non credo lo farò – Una vita come tante di Hanya Yanagihara o Ben Lerner, sempre del catalogo Sellerio; Veronica Raimo o Sally Rooney per Einaudi; le stesse proposte del Premio Strega le guardo con il cannocchiale, non mi preoccupo nemmeno di documentarmi. Valérie Perrin, per esempio, è tornata alla ribalta a un anno dalla pubblicazione di Cambiare l’acqua ai fiori e il seguente Tre. E i moltissimi si sono fiondati sui suoi scritti. Per un senso di giustizia letteraria è stata rivalutata, ma perché non all’uscita? Escludo, comunque, i classici che rappresentano una categoria a parte, mi focalizzo solo sulle novità, sulla letteratura contemporanea, così come l’attività degli uffici stampa, che non conosco fino in fondo.

Dovrei confessare questo mio atteggiamento? No, sarebbe controproducente.

Ma al tempo stesso non faccio una colpa né a me stessa, né agli altri.

Semplicemente negli anni ho affinato i gusti e per quanti libri ci siano da leggere, non intendo sprecare tempo, che è prezioso anche quando non ci si dedica alla lettura.