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Capitolo Sanremo

Capitolo Sanremo - interno storie

La scorsa estate, nella casa dei miei ho scartabellato nelle loro cianfrusaglie, è una operazione che faccio spesso, soprattutto per riportarle alla luce i miei reperti adolescenziali. Ma i diari scolastici per purissimo imbarazzo evito di sfogliarli. Dicevo tra le cose dei miei è sbucata fuori questa cassetta. Sanremo 1982. Le Orme, Mai, Elisabetta Viviani: non li conosco, non ero ancora nata. Il lato A è quasi completamente illeggibile.
Ho atteso ben otto mesi prima di mettere in atto la mia idea.
Così in vena di playlist e nell’attesa di scoprire le canzoni (per quanto mi riguarda Lo stato sociale) in gara ne ho preparata una anch’io con qualche successo della kermesse, ce ne sono tantissime di più belle, ma il filo conduttore è “allegro ma non troppo”. In realtà da spaccare le chitarre, esclusa un’esibizione dei Placebo, non ne ricordo. Ma ho aggiunto una lista di libri che mi sono venuti in menti ascoltandole. Non c’è un vero e proprio legame, piuttosto qualche suggestione. Scusatemi gli azzardi, però mi sono divertita tanto nella ricerca.
Ogni anno bisogna fare i conti con Sanremo, è utile dire di no, seguito o odiato che sia è un appuntamento che scandisce quasi un’intera settimana a febbraio.
Le nove canzoni selezionate non hanno vinto ma sono grandi successi, per dirla alla Carlo Conti.
Con tanto di playlist da ascoltare su Spotify, in rigoroso ordine cronologico, sfogliamo insieme il Capitolo Sanremo.

 

Mille bolle blu di Mina (1961)
La signora degli abissi. Sylvia Earle si racconta di Chiara Carminati e Mariachiara Di Giorgio (Editoriale Scienza)
Nella melodia di Mina salgono verso il cielo, come grappoli di nuvole ma io faccio danzare quelle nel mare. Sarà per il colore o per il senso di levità che si prova solo nell’acqua, in queste pagine Sylvia Earle, oceanografa e botanica marina, esprime il suo canto di libertà di nuotare insieme ai pesci.

 

Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli, 1966
La famiglia Karnovski di I.J. Singer (Adelphi)
Irriverente senza dubbio. E poi i Karnovski, soprattutto l’ultimo nato, insomma non fa proprio una bella figura, ma neanche i senior sono esemplari. Quindi ha ragione Caterina: la verità mi fa male lo sai.

 

Ciao amore di Luigi Tenco (1967)
Pollo alle prugne di Marjane Satrapi (Sperling&Kupfer)
C’è molta malinconia nel fumetto e nel testo di Tenco, anche perché la partecipazione alla gara canora coincide con la sua morte proprio in un albergo ligure. In entrambi i casi si perde qualcosa. Struggenti entrambi.

 

Gianna di Rino Gaetano (1978)
Fiabe svedesi, islandesi e atlanti (Iperborea)
Salto temporale di circa un decennio, lascio dietro Nada e tanti altri. A Rino non so resistere. E con ironia allestirei uno spazio tutto dedicato alle fiabe nordiche popolato da tesi e illusioni, pareti e fiori, coccodrilli e dottori. Anche qui iniziano mondi diversi.

 

Contessa dei Decibel, 1980
Ammetto di aver avuto qualche difficoltà nell’accostare un libro, per tanti motivi, così di primo acchito mi vengono in mente L’educazione sentimentale di Flaubert o qualche titolo di Lawrence. Purché ci sia della nobiltà di mezzo.

 

Cosa resterà degli anni ’80 di Raf, 1988
Le cose che restano di Jenny Offill (NN editore)
Nel libro c’è Anna che organizza una festa di compleanno della Terra e altre bizzarrie. Grace rievoca questo domestico microcosmo pieno zeppo della madre e le manca. Come i glitter e le cotonature da dimenticare. Ma sono anni che non ho vissuto pienamente perché troppo piccina per rendermene conto. Se scambio gli ’80 con i ’90 vale lo stesso? Da cantare a squarciagola.

 

Salirò di Daniele Silvestri, 2002
Parte subito balletto. Senza imbarazzi.
Penso all’alta quota, ascesa verso qualunque cosa, persino simbolica, ma con leggerezza anche con lo zaino pesante. Ci possiamo accostare Le otto montagne di Cognetti, Pralève della Romano, Racconti di montagna curati da Longo. Mi perdonino tutti, di meglio non so fare.

 

Primavera a Sarajevo di Enrico Ruggeri, 2003
Non stancarti di andare di Teresa Radice e Stefano Turconi (Bao Publishing)
Sarajevo non ha niente a che fare con Damasco rievocata nel corposo graphic novel, però medesimo destino per due territori martoriati dalla guerra. Nella memoria di Iris e Ismail rivive una città speziata, densa di Storia, libera.

 

Sotto casa di Max Gazzè, 2013
Il meraviglioso mondo di Octavio di Miguel Bonnefoy (66thand2nd)
Il senso immenso della vita perduto dai chi sta dietro la porta cantato da Gazzè invece è riscoperto da Octavio. Anche lui trova una porta chiusa, non disturba alcuno, fa i bagagli e parte per un viaggio meraviglioso che attraversa tutto il Venezuela. E salva sé stesso. Appunto.

 

Buon ascolto. E se viene fuori qualche ballo meglio ancora.

 

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2 Commenti

  • Reply Arantxa

    Ma che bello questo post e l’idea di abbinare romanzi e canzoni brava, mi diverte. Non l’ho mai fatto, adesso inizio.

    6 febbraio 2018 at 11:13
    • Reply Marina Grillo

      Sì, è stato divertente, soprattutto tentare di trovare delle analogie. Buon ascolto.

      12 febbraio 2018 at 12:35

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