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Copertinario 2018

Copertinario 2018 - interno storie

Quest’anno ho voluto fare una cosa diversa rispetto agli altri anni: fare una classifica delle copertine del 2018. Quelle che mi sono capitate tra le mani, insomma i libri letti.
Ecco perché questo titolo: copertinario. Ma cos’è? È un termine che ho preso in prestito dal gergo editoriale: per sommi capi è la brochure che la casa editrice presenta, ogni tre mesi, al libraio; è una presentazione dei libri di prossima pubblicazione. Il tutto si gioca tra previsioni di tiratura, vendita e reale interesse dei lettori. Nel mio caso l’unico interesse è la grafica.
Mentre organizzavo i volumi per la foto mi sono accorta di quanto in prevalenza sono ritratti animali e vegetazione. Sicuramente i miei gusti sono cambiati con il tempo, ma anche l’editoria strizza gli occhi a immagini di grande impatto, sempre più legati al richiamo della natura, sia per questioni ambientali sia per “moda”, passatemi il termine.

Ogni giorno è un dio di Annie Dillard (Bompiani) come ho già ribadito precedentemente, del bosco e della solitudine d’alta quota ho subito una certa suggestione per me che il camminare in montagna è un bisogno quotidiano (quando è possibile praticarlo). La foto è Alvarictus, è stata scattata sulle Alpi Francia al confine con la Svizzera.

Il fiume della coscienza di Oliver Sacks (Adelphi): La foresta del delta del Niger è opera di Mattia Balsamini, fotografo di base a Los Angeles con un curriculum degno di nota. A me ricorda la più famosa inquadratura di Apocalypse now.
Un altro titolo Adephi, elegantissimo, è Ombre giapponesi di Lafcadio Hearn.

Il giorno prima di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti (Verba Volant Edizioni): delicatissimo acquerello nei toni tenui della natura, qui si parla di rinascita e attesa e la Rossetti ha costruito uno scrigno. Anche perché poi diventa un poster.

Di tutt’altro genere invece è I mistici di Mile End di Samuel Sigal (Keller): una copertina nell’originalissima grafica dello stesso editore, in verdeacqua vintage che coglie simboli ed elementi della trama ripresi da Tofang, Nikhomtreevector, Mizzy Mish, Danuussa, Drawlab19, Mamita, Victoria Novak, Irinaa Simkina, Mary Volvach.

All’ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard (Fazi): in purissimo stile anni 50–60 campeggia una donna felicemente sognante, in tre tinte sature – rosso, bianco, blu. Tom Purvius è stato un artista inglese vissuto nella prima metà del Novecento, la sua produzione si è indirizzata all’industria e al commercio, con linee decisamente post-moderne e in dimensione da poster.

Anche Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (Iperborea) propone un volto di donna con un’isola sul capo: è Something hidden – Island di Federica Bordoni, illustratrice trentina che ha targato Brividi immorali di Laura Morante, alcuni lavori per il «New York Times», le più recenti Fiabe faroesi, sempre per Iperborea.

Animali.
Bestiario sentimentale di Guadalupe Nettel (La Nuova Frontiera): è Flavio Dionisi a occuparsi della grafica della casa editrice: su fondo beige appare un pesce rosso. Nella versione originale il titolo suona El matrimonio de los peces rojos. Ecco il motivo di questa scelta.
Sempre della stessa casa editrice potrei aggiungere La storia dei miei denti di Valeria Luiselli, ma lo dico a titolo informativo perché è del 2016.

Il piccolo libro degli animali del mondo antico di Maja Säfström (Nomos Edizioni), architetto e illustratrice svedese. Ma anche Il piccolo libro dei grandi segreti animali sempre della stessa autrice in arancione. Il primo è un viaggio delizioso tra animali evoluti o estinti, ricco di moltissime curiosità. La copertina è un giallo pieno e bianco nero per gli animali in uno stile personale che non segue, fortunatamente, i canoni tradizionali.

Lupinella. La vita di una lupa nei boschi delle Alpi  di Giovanni Festa e Mariachiara Di Giorgio (Editoriale scienza): magnetico ritratto di una lupa che è protagonista della storia, poi alberi e montagne che si intrecciano e si ricompongono nel suo DNA. La stessa illustratrice ha curato lo splendido La signora degli abissi. Sylvia Earle si racconta.

Ancora il re delle foreste e delle fiabe, quest’ultimo termine decisamente più pertinente per Lupo Rosso di Laboratorio Zanzara (Add editore), che fa si ispira alla più nota fiaba dei Grimm, Cappuccetto Rosso. Hanno partecipato un collettivo di artisti – Katia Rossana Aringhieri, Marco Bruno, Adriana Buscaglia, Giuseppe Casto, Massimo Colella, Antonino Di Giorgio, Giovanni Di Santo, Giovanna Dispenza, Anngelo Ferrazza, Vincenzo Galante, Sandra Galeone, Alessandra Chiambra, Enzo Giambruno, Rosa Marchese, Alessandro Papè, Federico Robino, Mara Spazzarini, Adele Straticò – per un inedito ritratto in rosso e nero, Lupo e Cappuccetto senza ombre.

Cucinare un orso di Mikael Niemi (Iperborea). Subisco la fascinazione della copertina boreali, non ce niente da fare. Della casa editrice adoro il formato e la ricerca grafica, sempre sorprendente.
Il libro, splendido, è uno degli ultimi pubblicati. L’illustrazione è di Alexandra Dvornikova, la quale ha dipinto un incantesimo, dagli accenti antichi: una malinconica donna e un orso. Come anime russe.
Il 2018 è questa copertina.

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