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Fotografare i libri

Fotografare i libri - interno storie

Quante volte pur conoscendo poco autore e trama abbiamo acquistato un libro solo per la stravaganza della copertina? Non c’è nulla di male. È anche marketing oltre buon o cattivo gusto.
Non si sa se l’ebook abbia rivitalizzato il libro cartaceo puntando al ripensarlo come elemento attrattivo. Se il lettore non può farsi un’idea immediata del contenuto, certamente può esprimere il proprio apprezzamento per una grafica d’impatto che non necessariamente deve dirci qualcosa su quel libro. Anzi spesso non ci dice nulla.

I social network sono diventati la nostra libreria: lì cerchiamo e diamo consigli, li salviamo in gallerie virtuali, facciamo ricerche. E proprio su Instagram, il social della fotografia, il libro è stato sdoganato dai salotti buoni per approdare anche in cima a una montagna, purché ci sia campo ovviamente.
Accostare un libro a un oggetto per colore o legame non è un’eresia, spesso saltano fuori racconti che lo esplorano da punti di vista inediti.
Nel tempo il libro si è corredato di gambe nude (avercele belle) o con i calzettoni, mani, fiori, gadget e colazioni. Quest’ultimo ha portato qualche anno fa a un’accesa polemica sul cibo e libri, non so quanti la ricordano, proprio si faticava a pensarli lontani da quel salotto.
Tuttavia prima ancora che si allestissero banchetti e diatribe opinabili, il libro era già entrato nel catalogo del lifestyle di ispirazione americana prima e nordica poi, come oggetto di arredamento, tant’è che sull’organizzazione secondo i colori se ne è fatto quasi un trattato di filosofia. Chi non ha accostato a un bouquet dei libri sulla consolle?

Instagram ha influenzato la grafica dei libri, in particolare delle edizioni straniere, che hanno avuto sempre un occhio di riguardo al design. La Penguin è sempre stata maestra di stile ed evoluzione grafica, tra il monocromatismo dei classici all’esuberanza delle nuove proposte. Insomma, all’estero temono meno il giudizio.
Identità e riconoscibilità sono concetti basilari per chi lavora con contenuti e copertine.
Ciascun editore ha la sua impronta che è anche memoria storica: l’elegante bianco Einaudi, salvo per la collana Stile libero, la saggistica e i Supercoralli, come Le otto montagne appellarsi all’illustrazione di Nicola Magrin o il più recente Almarina della Parrella; il blu pieno di Selleri; l’arcobaleno Adelphi accompagnate da riproduzioni d’arte. Le maggiori rimangono ingessate, fedeli alla linea. Quando decidono di rinfrescare abito talvolta gli esiti non sono proprio felici, come nel caso dei classici Oscar Mondadori. Non si possono guardare.
L’audacia si trova nel settore bambini e presso certe case di recente formazione. Mi vengono in mente
I mistici di Mile End di Samuel Sigal per Keller, gli Iperborea già caratteristici per il formato, Corraini e il suo studio contemporaneo della realtà e Munari, La Nuova Editrice Berti che per i classici delle Matite del lama si affida a un sapore vintage e per la narrativa più recente al collage come La Nuova Frontiera; la sorprendente copertina della Foresta di Terre di mezzo che varrebbe una tesi di laurea.
Il libro non si sottrae alle mode e alla quotidianità, per quanto contenga un prodotto elevato dell’intelletto e della creatività, è e sarà pur sempre materia.

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