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Playlist di maggio, giardini di carta

Playlist di maggio, giardini di carta - interno storie

«Quest’anno avrei voluto un altro maggio», scrive Patrizia Cavalli in Il cielo (Einaudi), meno impertinente e ingannevole, più generoso di primavera e non di nuvole. Il pensiero, seppur irrazionale, è sempre lo stesso, ogni anno, ossia la percezione di una breve durata della bella stagione. Quasi un sabato del villaggio di leopardiana memoria.
Gli ingredienti sarebbero: inforcare la bici, cappello di paglia in testa, piazzarsi sotto un albero e leggere con avidità, se non disturbati dal ronzio degli insetti. Su un prato cittadino o di un campo incolto, nelle geometrie ben studiate di qualche roseto. Una buona ricetta magari da infarcire con mercatini e festival.
Mi sono accomodata sul divano e talvolta sul balcone, in qualche sporadica concessione meteo e lavoro, e ho trovato i mei erbari. È stato consolatorio imbastire una tela di giardini di carta, metaforici o rigogliossisimi di verde. Ne ho attraversato qualcuno.

I libri:

Giardino, cenere di Danilo Kiš, Adelphi, 1986

Il giardino (scusate la ripe è molto idealizzato legato alle sensazioni di un’estate luminosa, vissuta lungo la via degli ippocastani. Lo smalto scrostato del vassoio, il tintinnio dei cucchiai nei bicchieri. Poi la luce accecante nella stanza, confonde le ombre e rompe il buio anche nel vasetto del miele e dello sciroppo. La prosa di Danilo Kiš è così, procede per quadri poi si scioglie in un racconto fortemente malinconico.
Il ricordo è quello di una famiglia ebraica dell’Europa centrale in cui prendono posto la madre e la sua Singer, la sorella Anna che piange alla conclusione del giorno, Andreas che narra. Appare sullo sfondo la figura del padre, della sua impervia impresa di portare a termine e pubblicare Orario delle comunicazioni tranviarie, navali, ferroviarie e aeree. Comico, disperato, cialtrone, una sorta di ebreo errante che scintilla su tutto, per poi ritornare sullo sfondo della Storia – con tutti i suoi echi drammatici – che metaforicamente lo trasforma, insieme agli oggetti, in cenere. Silenzio.

 

Tentativi di botanica degli affetti di Beatrice Masini, Bompiani, 2015

Per leggere di armonie floreali, è necessario attendere la storia ottocentesca, per contesto e struttura, che dipinge Beatrice Masini, e non uso questo verbo a caso: la protagonista, Bianca, giunge a villa Brusuglio, presso i conti Imbonati, in veste di acquerellista con la commssione di ritrarre e catalogare il patrimonio botanico di Don Titta, misterioso poeta e poi romanziere, con la passione per la flora.

Li disegna, e poi li colora, e non sa proprio a chi potrà piacere il ritratto di un pezzetto d’orto, però è bello, è vita. Alla fine, con le dita macchiate di colore, raccoglie un pomodoro, lo morde, lo mangia tutto, avida, succhiando insieme la tinta e il sugo che le cola le mani. Rosso è anche un sapore.

Una materia che si fonda di biologia, chimica in un mondo esatto di composizione e scomposizione che si scontra all’intervento delle leggi del sentire umano: bisogna individuare le anomalie.
Nei giardini della villa, tra la miriade di profumi e colori, si imbastisce l’intera vicenda fatta di feste per l’arrivo dell’estate, giochi d’acqua, segreti sussurrati negli eleganti salotti legati al ruolo di Pia, giovane servetta, ai primi tumulti rivoluzionari che giungono da Milano tentativi di seduzione. Qui la Masini indugia molto sui dettagli (tanto da rallentare la lettura) soprattutto quando si tratta di allestire un erbario di forme, luci e sfumature; narrazione corposa segue il ciclo delle stagioni, di netti contrasti sensoriali
Bianca, figura moderna, sfida le convenzioni dell’epoca, si muove sola in queste scene per risolvere l’enigma che vuole Pia e gli Imbonati legati da stretti fili, mentre sopraggiunge una nuova primavera.

 

Ho costruito una casa da giardiniere di Gilles Clément, Quodlibet, 2014

Si legge come un racconto, senza intoppi e con una spiccata ironia. Gilles Clément è un paesaggista francese, teorico del “giardino in movimento”.
Cacciato da casa dal padre, si trova ad abitare un boschetto nella Vallée, nei pressi di Creuse.
Ecco cosa trova:

Così è la «casa» con le sue stanze i suoi tramezzi; la siepe arruffata, reliquia di recinzione: l’antica quercia all’interruzione dei pendii, perno dell’intero edificio; il luminoso boschetto e il bosco ceduo, un tetto diffuso; il prato della Roccia Grande a strapiombo, un ripiano dove dormire, e ovunque «l’acqua corrente» che attraversa la piccola valle nel senso della lunghezza, fino alla grande vasca da bagno, il lago.

Illuminante, che rivela sul finale il significato del libro, che adornarsi di un giardino segreto, in un dialogo armonioso con la natura, anzi come guida.
Diventa una lezione di vita, abbandonando il sogno di dimore ideali, contro l’urbanizzazione sregolata, il consumismo, la perdita identitaria delle piccole comunità
Aggiungo personalmente non è importante quanti metri quadri, si arreda all’Ikea, con mobili di recupero o nei più blasonati atelier ma ciò si osserva con chiarezza dalla propria finestra. Bisogna attraversare l’interno. Ah, sì, è importante anche l’infisso.
«Da allora, so dove abito.»

 

La foresta di Riccardo Bozzi, Violeta Lópiz e Valerio Vidali, Terre di mezzo, 2018, età di lettura dai 6 anni

Sempre di boschi, che del giardino ha solo il rigoglio, e la selvatichezza della foresta appunto. Qui in un processo grafico di intagli, rilievi, tocchi di verde, Riccardo Bozzi, Violeta Lópiz e Valerio Vidali innestano la parabola dell’esistenza.
C’è una foresta antica, quasi del tutto inesplorata. In principio ci sono dei giovani pini e gli occhi di un bambino che inizia a perlustrare insetti, muschi, sassi, foglie, ciò che alla sua portata. A questo sguardo se ne aggiungono altri, che sprezzanti del pericolo s’inoltrano nella fitta vegetazione, tra amicizie, rivalità e storie davanti al fuoco, lasciano segni lungo il passaggio. Però è impossibile tornare indietro, se non prendere per le forze per una salita molto faticosa. In cima si apre la meraviglia della natura. Si riprende il cammino seguendo una parete quasi priva d vegetazione: ci sarà qualcos’altro da scoprire? Qualcuno dice che ci sia un bosco di giovani pini.
È il tramonto.

L’articolo
Famiglia reale – The best of, «Rivista studio», 18 maggio 2018

In tema di royal wedding Rivista studio ha raccolto i migliori articoli della stampa internazionale, sui momenti importanti della dinastia reale inglese, in occasione del matrimonio di Harry e Meghan.

I film
Sono diversi.
Due visti in tv su Rai 5 che il martedì si dedica al cinema (riuscite a recuperarli su Raiplay) e uno proprio in sala.
Nemico di classe di Rok Biček, trasposizione di una piece di Nigel Williams, (2013) che scandaglia il concetto di verità e colpa;
Father and son di Hirokazu Kore’eda, recentemente premiato con la Palma d’oro a Cannes (2013) tratta di legami di sangue e affettivi, quanto siano realmente importanti;
E infine una commedia nera, Abracadabra di Pablo Berger (2018) – in lingua originale – in un grottesco matrimonio madrileno vede Carlos, marito della delusa Carmen, protagonista di un numero di ipnosi, si vedrà presto abitato dallo spirito di Tito. Tra una leggera patina almodovoriana, equivoci e drammi.

 

La canzone
Ti attraverso di Colpasce (2017)
Arrivo in ritardo su tutto.
Mi piace questo passaggio: «Sei la pensione che non avrò mai». Consapevolezze.

 

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