Follow:
Into the read

Racconto dell’inverno

Racconto dell'inverno - interno storie

È febbraio inoltrato e non è caduto neanche un fiocco di neve.
Di buona mattina, Giulio si appresta a varcare le porte della biblioteca più antica in cui abbia mai messo piede, che apparteneva un tempo ai Signori della città. Poche volte ha consultato esasperato dalla scarsa fiducia dei bibliotecari verso gli utenti. Gli scaffali custodiscono un patrimonio inestimabile e le esasperanti procedure di accesso non fanno altro che smorzare gli animi volenterosi di studiosi e lettori. Ma questa volta è necessario rassegnarsi, convito che nei libri antichissimi possa trovare la risposta ai suoi dubbi.
Dopo aver superato il rigido protocollo dei controlli, deposito documento-cappotto-cappello-borsa, i bibliotecari lo invitano a chiedere informazioni sulla sua ricerca ai suoi colleghi che si occupano delle consultazioni. La sala è molto grande, poche presenze, la luce sottile filtra dai grandi vetri.
Appena chiede indicazioni, un bibliotecario, con la funzione di vigilare, gli intima il silenzio portandosi il dito al naso. Così tenta di fare da sé. Davanti a una parete alta centinaia di volumi antichi e moderni, argomento: antropologia e magia medievale.
Ed eccolo, Giulio che sulle pagine candide del suo quaderno appunta vari passaggi: sigillare il desiderio; Caosfera; Gnosi, invocare la divinità atmosferica. Un preciso formulario che dilata la sua confusione. Ne rimane sopraffatto. A mali estremi, estremi rimedi agli scompigli stagionali: a un inverno secco segue un’estate infuocata. E Giulio non ha intenzione di boccheggiare in attesa di partire per le vacanze di settembre.

Materiale e concentrazione ci sono. Confeziona il suo incantesimo della neve. Interra il suo desiderio, un foglio di carta e invoca il vento del grande Nord, quello pungente: tempo d’effetto qualche ora.
Ogni mattina per una settimana di seguito si alza speranzoso ma inizia la giornata deluso. Ripete mentalmente la sequenza, i movimenti. Non si capacità di cosa possa essere andato storto.
Poi un mattino vede volare fiocchi bianchi, volteggiare leggiadri. Il cielo è latteo. E con gioia saluta la prima neve della stagione. «E no», lo avverte Titti, «È polline, è arrivata la primavera».

Commenti da Facebook

Share:
Previous Post Next Post

Potrebbe interessarti anche...

Nessun Commento

Lascia un commento