Follow:
Into the read

#Storienomadi: che coloro sono

Storie nomadi - di che coloro sono - interno storie

A un mese di distanza ancora non ho spiegato bene, forse nemmeno a me stessa, cos’è quell’hashtag che compare sotto ogni mia foto su Instagram: #storienomadi, appunto.
Rigorosamente in italiano, senza appellarmi all’inglese, il web si declina quasi esclusivamente in queste rime. E poi, onestamente non vedo di buon occhio chi traduce da altre lingue espressioni e se appropria come fossero di sua invenzione. Bisogna pur essere coerenti, genuini, augurio che ci facciamo a tutte le ore.
Dopo aver sperimentato a dicembre con qualcosa di simile, ho pensato di darmi un’identità non temporanea, come è stato nel periodo natalizio, che non si vincolasse a una particolare occasione ma che diventasse quasi un marchio di fabbrica.
Le storie viaggiano, come sappiamo, sulla carta, attraverso la voce e l’effimero digitale, stazionano nella testa, arrivano dalle latitudini più lontane. Storie grandi, soprattutto naturali, quotidiane, piccoli spostamenti, occhi all’insù, prospettive nuove a pochi metri: ciascuno traccia la propria mappa, il proprio sentiero.
Storie è anche la seconda parte della mia corrispondenza virtuale, ci tenevo a portarmela appresso. Nomadi? Perché non sto bene in nessun posto. Ma davvero. Mi annoio facilmente e idealizzo moltissimo, pur essendo consapevole che la realtà ha tutt’altro spessore. Nomadi ha che fare con la mia idea di racconto. Che colore è. Che colore io sono.
Ho pensato a dei colori che potessero descrivere meglio la mia idea, complice anche Colorama di Cruischform (L’ippocampo edizioni) che mi accompagna in questi giorni. Una palette con cui penso il mondo, almeno il mio. Del libro ne parlerò a breve.
Mi sono quindi affidata alla nomenclatura del libro.
Lichene: mi ricorda senza dubbio il Nord Europa, una sfumatura tra il verde polvere e l’acquamarina con una buona dose di grigio.
Latte glaciale: c’è la montagna di mezzo anche perché trascina nell’acqua dei ghiacciai sciolti, la farina di roccia che conferisce al liquido l’opalescenza. Ma il mare quando è limpido in una bella giornata di sole non è così?
Terre d’ocra: l’ho vista a Rousssillon, dall’ocra appunto al terracotta. Ho scattato una foto di un davanzale che esponeva i pigmenti. E qui aggiungerei anche la curcuma e il giallo indiano. Splendidi. In generale tutte le gradazioni della terra, compreso il cuoio.
Kaki: preferisco il più puntuale oliva, dei sottobosco, degli ulivi, della freschezza estiva. A buona parte delle gradazioni del verde ci sono affezionata.
Legno di brace: inedito. Mai sentita una tinta simile, perché di questo si tratta, diffuso in India tra il rosso e il malva. Bello davvero.

Avrei potuto aggiungere anche la delicatezza del cipria, il rigore del grigio, l’estivo ciliegia, il verde ma appartengono ad altre storie, quasi più intime, domestiche, che vorrei custodire per me.

Vi invito a usarlo, ad ubusarne, per incontrarci lungo le strade di #storienomadi.

Commenti da Facebook

Share:
Previous Post Next Post

Potrebbe interessarti anche...

Nessun Commento

Lascia un commento