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Summer Fiction Issue: i racconti di IL magazine

Summer Fiction Issue - interno storie

Ho approfittato di questi giorni di pausa per leggere i racconti che il numero 93 di «IL» propone, Summer Fiction Issue, in allegato con «Il Sole 24 ore» e illustrato da Marta Signori.
All’appello: Alessandro Piperno, Sandro Veronesi, Paolo Cognetti, Teresa Ciabatti, Nadia Terranova, Sofia Silva, Mario Fillioley, Camilla Baresani, Ester Viola, Antonella Lattanzi, Federica Manzon, Filippo Bologna. Vincitori e papabili Premi Strega, autori che non ho mai letto e di cui conosco solo per fama.
Anche quest’anno «IL» allestisce una piccola antologia di racconti inediti in vista delle vacanze estive. Da leggere in cartaceo o nella versione digitale, sezione Cover Story.
Lievi, autobiografici, profondi. Alcuni pochi incisivi. Ma comunque in grado di alleggerirvi qualche ora.

Alessandro Piperno ci riporta agli anni dell’adolescenza. Vacanza studio in una San Diego così distante dall’immaginario. California Girls è una sorpresa bizzarra. «La vecchia mi guardò con diffidenza, come fossi l’ennesima stranezza offerta da quel grande Paese ostile e incomprensibile in cui (come avrei scoperto in seguito) era stata attratta con la promessa di chissà quale Eldorado al solo scopo di mettere le mani sulla modesta pensione di invalidità».
Duccio Chilleri è un personaggio da incorniciare, spregiudicato e porta sfiga: Sandro Veronesi lo segue dall’infanzia fino all’età adulta in una serie di aneddoti che ben ritraggono la personalità del protagonista dell’Occhio del ciclone. Una sorta di preveggente di brutte situazioni.
Paolo Cognetti. Un’attrazione. Silvia è uno dei racconti che più mi hanno lasciato l’amaro in bocca per poca intensità. Ci sono tutti gli elementi cari allo scrittore – la montagna, Milano, le figure femminili, i riferimenti a New York – che in qualche modo lo identificano. Un racconto non brillante, ma piacevole tutto sommato.
Con una trasposizione temporale, Teresa Ciabatti pensa all’infanzia felice. In mezzo ci sono una madre apatica, una tata presente, il verde ondeggiante del prato e un cane. Poi qualcosa precipita. Un avvertimento sibillino. Allora i ricordi si sbiadiscono nella luce estiva. Il tuo risentimento, un giorno.
Potrebbe identificarsi con Roma, ma R. è una città intima e sognata. In Lettera a R. di Nadia Terranova, invece, ho trovato una parte della mia vita, come corollario di sentimenti contrastanti, con l’unica differenza che quell’amore che la protagonista prova verso la città d’arrivo – che è stato la spinta a partire – nel mio caso è rivolto verso una persona, il mio attuale compagno. Ci sono cose che è difficile esprimere, a volte da comprendere. Le scelte spesso non coincidono con la ragione ma giocano con l’istinto. A volte sono vincenti, a volte un po’ meno, sacrificano aspetti importanti del proprio percorso individuale. «L’unica è raccontarsela come una storia d’amore, la città c’era prima di te e ci sarà dopo di te, il tuo passaggio le è stato lieve».

Se devo dare una mia preferenza va ai Promessi sposi di Mario Fillioley e a Giustina di Sofia Silva. Il primo è una spassosa cronaca del periodo scolastico sullo sfondo il profilo della Sciabba. Che per certi versi mi ha fatto ricordare gli anni del liceo, quando affibbiavamo nomignoli e ricalcavamo situazioni estrapolate dall’Inferno di Dante, una fonte inesauribile di ispirazione.
Nella brevità della forma si condensa la vita di Giustina, la quale narra in prima persona, e le atmosfere decadenti di una vita spesa tra l’arte, l’insoddisfazione. Una resa dei conti priva di sensi di colpa.

Dal sapore tipicamente estivo è La twittatrice di Camilla Baresani che ricorda i pettegolezzi sussurrati nei pomeriggi tediosi sotto l’ombrellone. Un spaccato della nostra società perennemente legata al telefono.
Ester Viola sviluppa la storia da due sguardi differenti. Le prime righe sono soffocanti, presagiscono contesti bellici, scene di attualità recente; il titolo, Le ultime ore prima di morire, non lascia dubbi. È una questione di prospettive. Di minuti. Di ore. Non aggiungo altro per non deludere il piacere della lettura.
Quando Antonella Lattanzi racconta di Carla, di promesse radiose – un uomo che la ama, un futuro presumibilmente felice – poi qualcosa si incrina. La stanza gialla di luci al neon, fredda come una stanza asettica può esserlo. E qui ripensa a quel è stato. La madre, in punto di morte, le dice: «Abbi cura di te». Un augurio, un monito. Per anni se ne dimentica, al primo posto c’è la famiglia.
Nella vicenda di Federica Manzon ci sono le risate scroscianti di Tommaso e il sorriso inespugnabile di Camilla. La fluorescenza luminosa delle Lampade di Wood sfoca i contorni di quella relazione. «Di colpo ci accorgemmo di sapere pochissimo di loro, dei nostri amici».
In chiusura, un altro esilarante racconto di Filippo Bologna. La provincia assonnata si vivacizza con incontri tra scambisti, ma Remigio, che da poco ha perso la moglie, sa bene che in certe occasioni non ci si presenta A mani vuote.

Buona lettura

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