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Un sasso è un’isola

Un sasso è un'isola - interno storie

Sono arrivata ieri sera, con l’ultimo traghetto, credevo di non raggiungere la casa in via salina – tutto in minuscolo secondo la grammatica corrente – quell’unica volta che mi è concessa in un anno.
Un vociare stridulo mi ha svegliata, segno che la vita ha ripreso le sue attività prima ancora che di aprire le palpebre. Le stanze sono immerse nel sole, ho dimenticato di chiudere le persiane.
Aspetto Filippo e i suoi discorsi frammentati, mi dice al telefono: porto i cornetti, raggiungimi in spiaggia tra mezz’ora. Ricordati le ciabatte.
Infilo nella borsa crema solare-occhiali-caffè. No, le ciabatte le lascio di proposito sotto il portico tanto sono abituata a camminare sui sassi. Ne raccolgo uno appena sono in spiaggia.

Ancora si sopravvive, ma per poco. Ci invaderanno. Rimane sul vago, ma ho già intuito il bersaglio delle sue lamentele.
Filippo non è mai partito nonostante il forte richiamo della città. L’Isola va in letargo in autunno inoltrato, quando l’ultimo turista decide che è terminata la stagione dei bagni. E poi si attende quel che verrà. Torna spesso in continente, a rifornirsi di necessità, come le chiama lui – libri, musica, confidenze –, ma le assenze si fanno brucianti persino quando hai tutto, perciò il ritorno si fa urgente.
Componiamo momenti, riordiniamo sempre allo stesso modo le nostre vite, ci consoliamo con presunti affari sentimentali.
La visione di una bambina dal costume a righe ci interrompe. È intenta a perlustrare la spiaggia, a scoprire forme e ad avvicinarsi cauta alla riva. Finché il richiamo del nonno non la fa sobbalzare: non entrare è pericoloso, non si vede nulla. Che sia giorno o notte l’acqua sempre è nera di vulcano. Il pericolo è sulla superficie. Dentro.
Una pomice galleggia. Come una barca. Come un’isola. Io galleggio.

A mezzogiorno ci salutiamo, sono stanca di sua madre che vede una volta al mese e di suo padre che non è suo padre, ma che quando era bambino gli preparava le carote buone. Poi molti litigi.

I miei non abitano più la casa, me l’hanno affidata come un cucciolo.
Da quando mamma si è stropicciata le ossa sugli scogli non ha più voluto mettere piede qui, dice è un segno, che è sempre stata respinta da questa terra nonostante i legami di sangue. Persino io le proponevo percorsi scoscesi, pareva lo sentissi quella diffidenza reciproca. Io leggera. Lei pesante.
Pensa che le vetrine e l’aria condizionata siano un rifugio ideale e rassicurante. Il Sud coincide sempre con l’estate e lei non sopporta l’estate. Per non parlare dei sussulti del vulcano. Tutta quella esuberanza non riesce a capirla, la terrorizza. Il pericolo è lungo il cratere. Dentro.
Sono tornata più volte con mio padre, per arrostire il pesce e dargli il gusto acidulo del limone, comprare una torta gelato che la nonna aveva sempre di scorta: festeggiamo la nostra permanenza sull’Isola. Ma non ricorda più quel compleanno.
Poi ho trascinato una combriccola di diciassettenni, vari fidanzati e infine la mia ombra. Dimensioni diverse. Come sassi, opachi.
Li marchio con data e luogo, l’illusione di afferrare quella precisa mappa dei sentimenti. Li colleziono per scomparire insieme al tempo.
Se cadono fanno un tonfo ed io sento il vuoto.

Tengo gli occhi serrati. Qui è tutto mio – il cielo di stelle, il silenzio, la salsedine. Anche il sentiero che costeggia i faraglioni e rompe le nuvole prima di riversarsi in mare.

 

Sul pavimento sono sparpagliate delle foto. In una indossi il costume a righe, avrai avuto quattro anni, pensieri allegri e un secchiello pieno del mattino. Dormi. Nelle mani stringi forte un sasso nero. E le cose vanno meglio di quanto credevi.

 

Racconto scritto per Langue e parole, studio editoriale milanese, in occasione della giornata di formazione, incontro, scambio e confronto per tutti gli amanti della scrittura e delle parole,  Artigiani delle parole, che si terrà il prossimo 7 ottobre presso la Cascina Cuccagna a Milano. Un bel connubio tra bellezza ed esercizio linguistico, declinato in tutte le sue sfumature dalla traduzione ai contenuti multimediali guidati dagli sguardi sapienti di chi pratica questa cultura (sul sito ospiti e programma). Per chi ama e lavora con le parole è un momento di confronto da non perdere.

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