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Basilicò di Giulio Macaione

Basilicò di Giulio Macaione  - interno storie

Il profumo intenso del basilico è la misura dell’estate. Per lo è. Intenso e unico. Un soffio di vento sprigiona quella traccia.

In dialetto calabrese è vasilicò in quella mutazione della b in v e l’accento sulla o, da mettere ovunque soprattutto per profumare la conserva di pomodoro che dà conforto durante l’inverno. Mia nonna lo piantava in molti vasi, da avere così le foglie sempre a portata di mano. È una tradizione inconsapevole, silente. Se manca è come se svanissero i giorni di sole, a volte insopportabili, a riempire barattoli di salsa rossa.

Anche Basilicò è una storia familiare, simulacro di affetti oltre la quotidianità, per assumere un valore emblematico intimo.
A Palermo Giulio Macaione – per Bao Publishing – ripercorre una buona fetta dell’esistenza di Maria Morreale, protagonista forte e carismatica della narrazione, che sbriciola dal 1969, dall’incontro con Pietro, fino al 1991, alla resa dei conti. E lo fa partendo da un ingrediente principe della sua arte culinaria: «Il segreto della mia cucina? Il mio basilico».
E così l’erba aromatica è protagonista dei suoi piatti e custode di un segreto domestico, che pare trovare qualche scia nella quinta novella del Decameron su Lisabetta da Messina.

Basilicò di Giulio Macaione - interno storie
«Basilico erba buona, madame. Se c’è basilico, terra è fertile, dice Nancy, la domestica, a Maria, entrambe intente a preparare un intingolo. Ma a volte troppo basilico può essere pericoloso, come il mitologico basilisco, che ha in comune la medesima radice.
Tutto è racchiuso dentro le mura di casa Morreale, più volte vittima nella trappola del bigottismo e del facile pettegolezzo.

Basilicò di Giulio Macaione - interno storie

Maria e i suoi figli. E un marito uscito troppo presto dalla storia. Il fumetto gioca su questo doppio punto di vista: le tavole in seppia, il passato, e bianche e nere, il passato recente, si trascinano dietro livori, quotidianità non limpide e soprattutto un mistero intorno cui si è retta la tranquillità familiare, completamente ignoto ai ragazzi.
Il ricordo si esercita anche attraverso il palato. Non mancano le ricette che hanno determinato il gusto per la vita, quasi a determinare ritratti lampanti. Il libro, oltre a e attraverso questo ricettario ciascuno ripercorre il proprio racconto personale di insoddisfazioni e istantanee da incorniciare.
Quei cinque figli – Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo – come le dita di una mano di verghiana memoria, legati ciascuno a una ricetta della madre, quasi a decretarne un ritratto riconoscibilissimo, dall’inconfondibile odore di basilico che mette tutti d’accordo. Ecco perché nel bene e nel male Basilicò è Maria.

 

Basilicò di Giulio Macaione, Bao Publishing, 2016

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5 Commenti

  • Reply Chiara

    Sembra una bella storia, soprattutto perché è ambientata a Sud e abbraccia un periodo storico ricco di contraddizioni. Sai però che, nella mio dialetto, la parola basilico si dice in tutt’altro modo…è sempre curioso vedere come da zone e zone, cambiano nomi e pronunce.

    19 luglio 2017 at 10:20
    • Reply Marina Grillo

      E come si dice?

      19 luglio 2017 at 10:46
      • Reply Chiara

        Si dice “masilicoio”. Pensa tu! 😀

        21 luglio 2017 at 10:15
        • Reply Marina Grillo

          Non l’avrei mai detto. Pensavo a qualche mutazione genetica lieve ma così importante 😀

          26 luglio 2017 at 08:55
    • Reply Marina Grillo

      A me è piaciuta molto, ben costruita come un noir.

      19 luglio 2017 at 10:47

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