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Esperimento americano di Benjamin Markovits

Esperimento americano di Benjamin Markovits - interno storie

2009. Detroit.

«Questa non è sempre stata una città nera».
«Quando i bianchi hanno fatto abbastanza soldi se ne sono andati».
«E adesso vogliono tornare qui. E, a proposito, non stiamo solo parlando di bianchi».
«Quanti soldi avete portato alla città che non avete speso per voi? Per le vostre scuole e le vostre case e i quartieri?».
«Ci vivi anche tu. Si sono creati lavori».
«Da giardiniere. Da sorvegliante».
[…]
«E chi ci guadagna? […] E dove vanno a finire tutti i soldi? Posso farti una domanda? Se questa cosa ha successo, quanta gente di Detroit si potrà permettere una casa in uno dei tuoi quartieri?».
«Non lo so, Nolan. Ma lascia che te ne faccia una io di manda. Quanto varrà la casa di tua madre?».
«Soltanto se la vende, soltanto se se ne va».

Esperimento americano (66thand2nd) mette sul palcoscenico i conflitti sociali e razziali che prendono realmente forma nei più recenti fatti di Charleston e Ferguson. Nonostante l’abbia trovato piuttosto prolisso, troppo intento sui dettagli e le vite degli altri, Benjamin Markovits ha comunque il merito di non procedere per quadri generici ma di studiare il rapporto di causa ed effetto.

Greg “Marny” di ritorno dall’Inghilterra dove lavora come insegnante, dopo una rimpatriata tra ex compagni di collage si lascia coinvolgere, senza difficoltà, dall’ambizioso progetto di Robert James, brillante e determinato fin dai tempi di Yale: riqualificare alcuni quartieri degradati di Detroit e riportare benessere, senza alcun fine filantropico. La ricetta vuole che per mettere a tacere la povertà e la nevrosi la soluzione è la casa. C’è necessità di sovvertire l’ordine.

Camminando vedevo come il quartiere cambiava da strada a strada. Le case bruciate lasciavano il posto a case sprangate, a loro volta rimpiazzate da case vuote con il cartello IN VENDITA affisso alle finestre. Entrato in casa di Robert avevo risalito circa due terzi delle classi sociali.

Il piano prevede il diritto di prelazione sugli ultimi abitanti, convincendoli al loro scopo, una sorta di ricolonizzazione. Un vero e proprio esperimento, per un’idea d’America che somiglia a una piccola città.
«Qualcuno doveva pur svolgere il ruolo di Dio, o del re.
Questo, come piaceva dire a Clay, era il compito di Robert».
Jamestown si appresta ad accogliere i suoi primi residenti.

Quando il quartiere si ripopola ci si aspetta gratitudine dai vecchi residenti neri per aver alzato i prezzi delle case e affidato loro la manutenzione delle stesse.
In secondo tempo si scoprirà che il progetto di Robert non è del tutto limpido, per il legame al quanto ambiguo con la Goldman Sacks, un primo segnale delle imminenti speculazioni finanziare che hanno portato alla grande crisi economica.

Detroit è prevalentemente una città nera, con tutte le disfunzioni urbane come qualsiasi città, ma qui certe questioni hanno maggiore eco. Greg, come gli suggerisce un vicino, acquista un fucile e una pistola. Non si sa mai cosa può accadere.

Interessante come un neoeletto alla Casa Bianca, Obama in questo caso presente a una raccolta fondi organizzata da Robert, perché di estrazione sociale e culturale elevata viene visto sotto una nuova luce. Anche se la sua vittoria ha spiazzato Robert, il quale non ha colto i segnali prima.

Anche Greg inconsapevolmente tenta il suo esperimento americano nella vita privata, quando incontra Gloria, una ragazza nera dall’animo così integro che fa le pulci su tutto, pronta a difendere il proprio microcosmo di principi. Greg si sente come outsider anche in quel rapporto, come si sentiva al collage. E si trova immischiato in una situazione più grande di lui.
L’intenzionalità del reato che coinvolgerà in prima istanza Meacher e Waites, successivamente Nolan e Tony: da un furto di telefono a una scazzottata con tanto di presunto rapimento.
La rabbia razziale, la paura spingono al limite quella convivenza forzata. È una questione di classe sociale e di cultura. Un’esplosione di eventi che metterà a processo tutti gli attori in gioco.
C’era un contesto, c’erano delle conseguenze.
«Devi capire che cosa tu vuoi che succeda» disse. «Perché quello che dirai avrà un effetto».

Esperimento americano di Benjamin Markovits, 66thand2nd, 2017

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