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Fiabe islandesi

Eva non aveva lavato tutti i suoi bambini e si vergognava a farli vedere a Dio, per questo li aveva nascosti. Dio lo sapeva, e dunque disse: «Ciò che viene nascosto a me, sarà nascosto agli uomini». E così quei bambini diventarono subito invisibili a tutti, e dimorarono in colline, poggi e pietre. Da loro derivano gli elfi, mentre gli esseri umani discendono dai figli che Eva aveva mostrato a Dio. Gli esseri umani non possono vedere gli elfi, a meno che non siano gli elfi a volerlo, perché loro possono vedere gli uomini in modo di essere visti.

Durante la notte dell’ultimo dell’anno il popolo nascosto si palesa a una fanciulla di nome Helga, buona di cuore, che non volendo disturbare il loro canti e danze rimane in un cantuccio a leggere.
Apre con gli elfi la raccolta Fiabe islandesi edito da Iperborea, una collezione di racconti popolari selezionati dai lavori di Jón Árnason, Rósa Þorsteinsdóttir, Árna Magnússon, Hallfredur Örn Eiríksson, che alimenta la bella collana delle fiabe nordiche.
Le fiabe si perdono in un tempo indefinito, in cui il lieto fine è assicurato anche con esiti macabri. Quando si attinge al grande serbatoio folcloristico bisogna dimenticare che i risvolti edulcorati dei fratelli Grimm, resta sempre in piedi l’anatomia classica di una storia magica – equilibrio iniziale, problema, peripezie dell’eroe, risoluzione del problema, ripristino dell’equilibrio – con tanto di incantesimi, uomini trasformati in animali da avidi troll, re e regine terribili. Bisogna bruciare le pelli affinché il maleficio si sciolga, combattere al fianco di giovani e intraprendenti contadini, immolarsi per la verità.

Islanda è all’estremo delle terre emerse, saghe e miti popolari hanno alimentato la sua letteratura (è il genere preferito dagli islandesi), così lontana dal resto d’Europa per sorprendersi nell’udire echi di Biancaneve in Vilfríður più bella di Vala, con tanto di specchio parlante, nani e travestimenti:

La regina possedeva uno specchio incorniciato d’oro che rispondeva a ogni suo quesito, così un giorno gli domandò:
Dimmi specchio, specchio mio dorato,
Vilfríður Völufegri si trova in quale stato?

Che la contaminazione sia un terreno fertile della fiaba è cosa nota e anche qui nel nucleo originario dei racconti islandesi si scorgono influenze diverse, segno che migrando da un luogo a un altro possono essere infarciti di novità.
Le sorelle Ása, Signý e Helga si presentano in più fiabe con le medesime caratteristiche: soprattutto Helga è la protagonista che appare con maggiore incidenza, dotata di bontà e bellezza, nonché ubbidienza. Qualità tenute molto in considerazione nel genere fiabesco.
Con l’oralità il rischio che si possano perdere passi importanti della narrazione è alto: «non si sa nulla degli spostamenti» è una formula che intercorre spesso. Come l’eroe giunga a destinazione non è sempre motivo di resoconto.

Se queste cronache si analizzassero con attenzione salterebbero fuori elementi inediti. Si legge con una certa incredulità, una storia transgender, l’episodio più eclatante vista la matrice antica della fiaba:

L’ospite allora si mischiò alla folla tenendosi a debita distanza, in modo da poter vedere cosa ne fosse del re Oddur. Lo perse di vista per qualche momento, ma lo riconobbe poco dopo, riccamente vestito con abiti femminili, mentre camminava al fianco del sovrano del mondo nascosto verso una chiesa, seguito da una folla di persone.

Poi c’è il mare. Dall’Islanda forse ci si attende un’ambientazione marina. Si navigano le acque salate per raggiungere isole-prigione, sconfiggere orchi e sfuggire a nemici malevoli. Il mare è un luogo quasi inconsueto, non è un contesto esclusivo non riuscirà mai ad esserlo, immediatamente si è respinti nelle foreste magiche. Anche se in quest’isola non è famosa per la sua vegetazione rigogliosa, il bosco entra di diritto nella patrimonio nordico come elemento non secondario in cui per lo più la vicenda trova corpo e motivo di esserci. Distante dai regni e dai villaggi, solo così può assumere quel ruolo magico.
E infine le scarpe. Spesso chi intraprende un viaggio possiede un cambio di scorta che finiscono nella sacca insieme alle provviste. I giovani chiamati all’avventura ne portano sempre con sé.

«Mamma, ti chiedo di prepararmi qualcosa da mangiare e un paio di scarpe nuove, domani mattina voglio mettermi in marcia per andare a trovare il vento ed esigere un risarcimento, visto che ha fatto volare via tutto il fieno dal campo di mio padre».

Si cammina a lungo prima di trovarsi davanti il vento o un orco, sembra di raggiungere un altro mondo che altro non è che una terra di ghiacci, una terra di racconti.

 

 

Titolo:  Fiabe islandesi
Editore: Iperborea
Traduttore: Silvia Cosimini
Pagine: 210
Anno di pubblicazione: 2016
EAN: 9788870914696
Prezzo di copertina/ebook: € 16,00 – € 9,99

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