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#Fingerbook – Il libro dell’estate di Tove Jansson

Senza neanche accordarci, il libro e la ricetta della rubrica, Fingerbook, hanno un accostamento cromatico simile: giallo come il colore dell’estate! Michela ci sorprende con una ricetta semplice e gustosa, crocchette di riso allo zafferano e ai semi di sesamo (la trovate qui).

Vi propongo un libro dell’Iperborea. È la prima volta che leggo un libro di questa casa editrice perché fino ad ora non mi sono interessata alla letteratura nordica ma cercherò di recuperare. Devo dire che mi piace maneggiare questo formato lungo e stretto che trovo molto pratico. Per non parlare della copertina del libro che trovo splendida, bucolica.
Il titolo di oggi è molto evocativo, Il libro dell’estate di Tove Jansson, che ci fa viaggiare verso la Finlandia e più precisamente verso l’arcipelago finlandese. È una lettura semplice, leggera, sospesa tra fiaba e realtà.
Sofia e la nonna sono le uniche due protagoniste in questa lunga estate nordica, lunga perché abbraccia più anni anche se il trascorrere del tempo è impercettibile. C’è anche il padre di Sofia, ma è una figura marginale, che sembra essere più un angelo custode che un personaggio del libro, sempre assorto nei suoi studi o con le faccende domestiche.
Il libro dell’estate contiene ventidue racconti brevi, dei piccoli quadri, che vedono i due personaggi alle prese con la quotidianità e la libertà dell’isola, spesso hanno un esplicito intento didascalico, un percorso di crescita che si rivela alla fine di ogni episodio.
Ci sono la saggezza della nonna e la spensieratezza di Sofia. Ci sono due occhi che osservano i ritmi della natura, che accolgono gli ospiti, che si misurano con le piccole cose, due generazioni una al tramonto l’altra che si affaccia alla vita. Divertente il loro rapportarsi anche quando sfocia in battibecco perché Sofia vuole affermare la propria indipendenza. A volte i ruoli si capovolgono: la nonna intaglia il legno per costruire dei pupazzetti e dichiara alla nipote che intende poi giocarci!
Questa vacanza è idilliaca per la bambina in un luogo ameno e si fa un unico riferimento a un evento tragico della sua vita: «Sofia si svegliò e ricordò che erano ritornati sull’isola e che lei aveva un letto tutto per sé perché la mamma era morta. Ma è solo un’ombra spazzata via dai giorni capricciosi, ma felici».
Tuttavia, la protagonista assoluta è l’isola, teatro delle vacanze estive: «c’era sempre su quell’isola, da una direzione o dall’altra. Un rifugio per chi lavora, un giardino selvatico per chi cresce e per il resto solo giorni che si susseguono a catena mentre il tempo scorre».
L’isola luccica come il mare freddo, non è possibile bagnarsi neanche durante la stagione più calda quando l’aria è leggera. Spesso è avvolta dalla nebbia o tormentata dalla tempesta. E proprio durante questi giorni che Sofia non si annoia mai: cerca il tepore della casa e l’isola cambia continuamente volto.
L’estate è breve, mutevole. Ad Agosto, il mese culmine dell’estate bisogna rigovernare la casa e l’orto prima di lasciare l’isola anche se «l’autunno non è ancora pronto a venire», il cielo si fa all’improvviso sempre più nero. Ma la nonna quest’isola non vuole abbandonarla: il suo battito del cuore si confonde con il rumore del motore di una barca che naviga nelle acque calme delle isole finlandesi.
Titolo: Il libro dell’estate
Autore: Tove Jansson
Editore: Iperborea
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 1989
EAN: 9788870910070
Prezzo di copertina: € 9,00
Disponibile in ebook: € 6,99

10 risposte su “#Fingerbook – Il libro dell’estate di Tove Jansson”

Dell'Iperborea per ora ho letto (uso il passato anche se ancora non l'ho archiviato del tutto) solo "Paradiso e inferno" di Jón Kalman Stefánsson. Le copertine sono tutte stupende, con delle rilegature che parlano di una cura minuziosa.
Mi piacerebbe leggere anche questo 🙂

Io non sono una fan della letteratura nordica, thriller a parte che comunque leggo poco, ma questo libricino l'hai raccontato così bene che vorrei averlo ora con me per leggerlo…
le copertine di Iperborea, poi, sono sempre così curate ed evocative…
quelle crocchette devono essere buonissime, brava Michela!

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