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Recensioni

#Fingerbook – Kitchen di Banana Yoshimoto

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Il sushi di Michela è un volo per il Giappone insieme alle tante tazze di tè (con mia grande gioia) sorseggiate nel libro di oggi. La scelta di Kitchen è più un regalo a Michela, ideatrice di questa rubrica: lei lo adora e io ho voluto portarla nel suo habitat naturale, la cucina.

Kitchen è il primo libro di Banana Yoshimoto che leggo, anzi che finisco. Qualche anno fa ho provato con L’abito di piume, ma l’ho chiuso dopo dieci pagine. Invece, con Kitchen è stato diverso: mi sono avvicinata senza pregiudizi e con poche aspettative. Non è il libro della mia vita, ma non posso dire che sia orribile. Sicuramente, lontano dagli stili di scrittura a cui sono abituata ma comunque piacevole e in grado di parlare di una cultura, come quella giapponese, così poco esplorata.
La postfazione di Giorgio Amitrano illustra bene i legami tra la prosa della Yoshimoto con la tradizione e con i manga: un sottile filo rosso la pone a metà strada tra i capisaldi (ingombranti) della letteratura giapponese e il genere del fumetto. La scrittrice cerca cogliere la continua evoluzione della società orientale in relazione al prima e al dopo.
Kitchen è una raccolta di racconti, i primi due si possono leggere come un unicum, l’ultimo ha una storia a sé. Proprio Moonlight shadow è quello che ho preferito di meno per suggestioni così vicine al mondo manga e alle credenze nipponiche. E infatti, inizierò a parlarvene subito.
In Moonlight shadow Satsuki incontra durante le sue corse mattutine Urara, una ragazza misteriosa che sa più cose di quanto lei creda pensi.
Satsuki ancora non ha elaborato la perdita dell’amatissimo Hitoshi, vittima di un incidente stradale insieme a Yumiko, la ragazza di Hiiragi, fratello del primo. Satsuki è da allora rammaricata per non aver salutato il ragazzo prima della tragedia. I due ragazzi, soprattutto Satsuki, vivono in apnea, con mille dubbi: Sutsuki fa jogging tutte le mattine, Hiiragi veste la divisa alla marinara in memoria di Yumiko, «espedienti per ridare un po’ di vita a spiriti che languivano». E quindi, consapevoli che perdere pezzi di vita.
Sarà Urara ad aiutare Satsuki invitandola ad assistere all’alba a uno strano fenomeno che si verifica ogni cento anni. Anche a Hiiragi accadrà qualcosa di strano, che lo aiuterà scrollarsi di dosso il passato.
Di tutt’altra atmosfera sono i due primi racconti, Kitchen e Plenilunio (Kitchen 2), anche se il tema di fondo è il medesimo.
Rimasta sola dopo la morte della nonna, Mikage è ospite di Yūichi, un ragazzo solitario, e di sua madre Eriko fino a quando la ragazza non deciderà di vivere per conto proprio e lasciare gli studi universitari per iniziare un corso di cucina.
Il folgorante incipit ci catapulta in un ambiente più accogliente, la cucina. Cucinare per Mikage significa riappropriarsi del calore familiare venuto meno, ma è anche il sogno di una vita. Cucinare è la cura maniacale dei dettagli e della perfetta riuscita dei piatti: «quando finalmente riuscii a correggere tutti quei difetti, mi sembrò di aver messo a posto il mio carattere». Ecco, quindi, la cucina è il riflesso di se stessa.
Il cibo è il punto d’incontro tra i due ragazzi, i quali si riconoscono in un destino comune fatto di sofferenza, solitudine: per Mikage è stabilità e ricordo, per Yūichi è novità per un affetto familiare avuto a metà. «Perché quando mangio qualcosa con te è sempre così buono?» […] «Forse perché siamo in famiglia».
Luce e ombra si alternano, costellano di piccoli eventi miracolosi le vite di Mikage e Yūichi, Sutsuki e Hiiragi, allontanando il senso della perdita fanno trasparire un’atmosfera magica.
I tre racconti presentano due coppie contrapposte che vivono lo stesso dilemma, segnando definitivamente il passaggio all’età adulta, l’abbandono del nucleo ovattato nel quale si è vissuto, anche in condizioni infelici, e intraprendere un discorso nuovo consono alle esperienze avute. La paura di dimenticare, di afferrare la felicità è visto come un abbaglio. La solitudine, il vuoto, la morte sono per i protagonisti un’ancora di salvezza, la certezza nonostante le negatività. Faticosamente, si intravede un barlume di speranza: «conquistare e crescere» è la storia spirituale, e aggiungerei vitale, di ciascun individuo, suggerisce Mikage.
Titolo: Kitchen
Autore: Banana Yoshimoto
Editore: Feltrinelli
Pagine: 148
Anno di pubblicazione: 1993
EAN: 9788807812439
Prezzo di copertina/ebook: € 7,00 – € 4,99

 

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6 Commenti

  • Reply Francesca P.

    Accoppiata che mi piace moltissimo… mi avete fatto venire voglia di risfogliare quel libro e di mangiare sushi, anche se stasera ho in mente di fare una zuppa calda! 😀

    29 ottobre 2014 at 18:14
    • Reply Marina Grillo

      Anche io ho preparato la zuppa!
      Sono contenta che questa lettura e ricetta ti sia piaciuta.

      30 ottobre 2014 at 13:05
  • Reply Marika Muglia

    Anche io ho letto questo libro un po' di anni fa e mi era piaciuto molto, da lì ne ho letti altri della Yoshimoto, ma questo rimane uno dei migliori! :-)

    29 ottobre 2014 at 19:42
    • Reply Marina Grillo

      Credo che sia opinione consideralo uno dei migliori penso perché sia stata la prima a far conoscere l'Oriente contemporaneo all'Occidente, allontanandosi dalla tradizione letteraria nipponica.

      30 ottobre 2014 at 13:08
  • Reply Strawberry

    Bravissima MIchela, ioa doro il sushi e mi avete fatto venire una gran voglia! Peccato L'abito di piume non sia nelle tue corde, per me è il migliore della Yoshimoto, seguito a ruota da Kitchen…

    30 ottobre 2014 at 20:29
  • Reply Michela Sassi

    Grazie per stimolarmi sempre… sei una donna speciale!
    ti abbraccio

    1 novembre 2014 at 16:37
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