Follow:
Recensioni

Gli orti degli arti di Biagio Bagini e Gian Luigi Carlone

Gli orti degli altri di Biagio Bagini - interno storie

Mentre scrivo di questo libro, Gli orti degli altri di Biagio Bagini e Gian Luigi Carlone (Edizioni Corsare), il mio vicino di casa è intento a lavorare il suo pezzettino di terra, o meglio a curarlo. È da circa un mese che traffica incessantemente tra sementi e piantine. Il pianerottolo per un certo periodo è diventato una serra. La sera, poi, è dell’acqua.
A me sono toccate due piantine di Basilico. Lo stretto indispensabile per i mesi avvenire. Dovrei presto affiancare Menta e Peperoncino. Fanno parte della famiglia, meritano una lettera maiuscola per dargli una certa rilevanza se spero che producano foglie e profumi senza appellarmi a santoni e fortunate congiunzioni astrali. Bisogna volergli bene.

Ho comprato venti sacchi di torba e trenta vasi di plastica perché possedendo come area soli una cucina, un’entrata più armadio, una camera da letto e un salottino-stanza per leggere e suonare ho pensato che si sarebbe fatto un orto in balcone. Ottimo.

Nel mio caso anche meno. Due vasi. Causa spazio. E che le abitazioni di oggi o sono troppo piccole all’interno e un balcone come piazza dell’Unità d’Italia di Trieste o troppo grandi e una minuscola sporgenza verso l’esterno.

Nei tempi in cui il km 0, da sempre esistito solo che fino all’altro ieri aveva un altro nome, per assecondare le mode del momento che ci vogliono eco sostenibili, intraprendenti contadini urbani, Biagio Bagini, conduttore radiofonico, e Gian Luigi Carlone, musicista, certamente non si perdono in lodi, ma con fare ironico mettono in tavola tutte le questioni che riguardano la cura del proprio angolo verde allertando su tutti gli incidenti di percorso – troppo luce e calore, pioggia, uccelli e persino l’impazienza.
Ma l’orto non è una moda, è uno stato mentale ma anche linguistico. Pomodori, mele entrano a pieno diritto nella lingua italiana a infarcire pregnanti espressioni e qui persino danno vita a un conciorto, un divertente repertorio musicale dedicato agli ortaggi, da leggere e ascoltare.

preparo ancora questo conciorto
e giro ancora e po’ lo rivango
e ti ti ti ti tiro più in lungo
e ti ti ti ti tiro sul tempo

Entra in campo, in senso letterale e metaforico, l’ortista che si divincola con agilità tra l’ortolano e il musicista. E dalla sua amorevole applicazione nasce una partitura di alti e bassi, che segue il ritmo dei suoi stati d’animo tra picchi d’entusiasmo e delusioni, intrepidi prima di convertirsi a un terribile sugo pronto o a constatare che che «l’erba del vicino è sempre più verde perché sono bietole».

se io fossi un giardiniere quante piante potrei avere
di ogni tipo e qualità
di sementi e di talee, di germogli piante e spore
noi potremmo disquisir
ma son solo un fattorino che davanti al tuo giardino
ogni dì, ogni dì passa e sogna di cantar

Gli autori si muovono tra le pieghe dell’attività contadina e gli orti immaginari, reali o presunti di molte personalità conosciute: quello sognante di Paul McCartney, generatore di idee di Cesare Zavattini, riparato da sguardi indiscreti di e così marino di Enzo Maiorca. E non è finita. Popeye, stufo degli spinaci, si è dedicato ai sedani «dai gambi spessi e leggeri come carta»; quello fecondo di Tom Yorke d’estate produce venti chili di fagiolini e trenta di zucchine, radicchio e rape; la famiglia Calvino in qualche modo è occupata con i fiori, Italo pensa ad altro. E poi uno come Frank Zappa non ha nel sangue un destino da coltivatore?
Tra rastrelli e semenzai, il percorso della coltivazione è simbolico, specchio della scrittura e del pensiero umano. Non solo il contatto con la terra permette il distacco da quanto ci circonda ma la terra stessa diventa un foglio bianco su cui scrivere e le piantine parole. Questa dedizione non è che il processo creativo:

L’orto è un giardino di metafore infinite ed eccellenti, ideale per scrivere e ragionare. Così ci torno anche quando sono stanco, e quando esco porto a casa sempre un sacco di buone domande da mangiare.

E così ciascuno coltiva il proprio spazio verde in qualche modo, a volte basta farci crescere le verdure anche se trovano dimora erbacce e insetti infestanti. Basta saperci convivere.

 
Gli orti degli altri di Biagio Bagini e Gian Luigi Carlone, Edizioni Corsare, 2015

Commenti da Facebook

Share:
Previous Post

Potrebbe interessarti anche...

Nessun Commento

Lascia un commento