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Recensioni

I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante

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A pochi giorni dall’uscita dell’ultimo libro di Elena Ferrante, Storia della bambina perduta, sposto l’attenzione sui uno dei primissimi lavori, I giorni dell’abbandono, sempre edito da e/o. Ho pensato che fosse inutile rimandarne la lettura anche perché ho visto più volte il film omonimo di Roberto Faenza. Inizialmente il libro non mi aveva entusiasmato (quel giorno avevo qualche problema con il mio cervello!), poi mi sono dovuta ricredere e ho ritrovato la mia scrittrice preferita.Vi dico che potete trovare qualche ulteriore traccia e dettaglio nella Frantumaglia, quella «postfazione un po’ densa» a cui la Ferrante ha affidato le proprie confessioni personali e narrative.
I giorni dell’abbandono è un fulmine a ciel sereno, un furore di rabbia e nervi che si materializza realmente in parole, un’incursione profonda in un’emotività quasi carnale. Attraverso una scrittura analitica e dilagante, la scrittrice riesce a far esplodere sulla pagina quel travolgere di sentimenti che vede in Olga, la protagonista, un io infranto e dolorante. Elena Ferrante è la sacerdotessa dell’animo femminile. Punto.

Olga viene lasciata dal marito senza un’apparente spiegazione, il quale si giustifica di avere «un senso di vuoto». Crede, convivendosene poco, che sia un momento passeggero e quando ha la conferma che Mario ha una relazione con un’altra donna, sua conoscente, vede sgretolarsi quindici anni di vita insieme ai due bambini, trasferimenti, rinunce personali.
Presa coscienza si accorge ben presto che la quotidianità dipende solo da lei: «i bambini, il cane, la spesa, il pranzo e la cena, il danaro. Tutto mi segnalava le conseguenze pratiche dell’abbandono». La sua normalità è affannata, disordinata, piena di sensi di colpa, inquieta, priva dell’equilibrio del legame coniugale. Persino le piccole incombenze come dimenticarsi di pagare le bollette o far fronte a un’invasione di formiche sono motivo di panico. Infatti, chiede aiuto alla piccola Ilaria di pungerla con tagliacarte qualora si distrasse, ma è una sorveglianza di corpo più che di mente: lasciarsi andare fisicamente significa anche precludere l’attenzione mentale. Otto, che a mio avviso è lo specchio di Olga, patisce l’abbandono da Mario e sarà proprio il cane lupo a darle l’ultimo ragguaglio sulla piega che sta prendendo la sua vita.
Le due figure maschili, Mario e il vicino Carrano occupano un ruolo minore nella narrazione. Carrano è un primo tentativo per far pace con il genere maschile, un personaggio singolare ma paziente. Invece, l’immagine di Mario non viene denigrata: la Ferrante constata il divorzio e non ne gliene fa una colpa perché è più concentrata a descrivere gli effetti della separazione sulla donna.
Olga conta i giorni dell’abbandono in un’estenuante analisi per individuare quell’inganno così lontano nel tempo. Olga cerca di consolarsi violentando la sua mente di possibili immagini volgari. Olga sciupa la propria compostezza, ride sguaiata, perde il controllo. Olga è isolata nel suo appartamento, battagliera contro se stessa per non retrocedere allo stato primitivo dal quale era fuggita.
Il tanto temuto passato ritorna attraverso il fantasma della poverella (che in qualche misura si ritrova nella Melina dell’Amica geniale), saltata fuori dai racconti infantili. Un’apparizione straziante che le ricorda le chiacchiere di Napoli, il peso di una cultura maschilista di cui ha sempre tentato di liberarsi. Olga è una donna forte, non vuole commiserarsi troppo ma sottratta all’amore le cade la corazza costruita con gli anni e si scopre fragile e così vicina a quella eredità femminile più di quanto possa credere. Una vita a forgiarsi per essere altro per poi al primo ostacolo mandare in frantumi un percorso risoluto. Ritrova nella metallica Torino ma calda d’estate lo stesso sostrato napoletano, sente dietro di se la folta schiera di «donne senza amore» che hanno i lineamenti mitologici dell’eternità. Passato e futuro sono su una linea retta: «il futuro, da un certo punto in poi, è stato necessità di vivere al passato. Rifare subito i tempi della grammatica».
Olga rimane intrappolata in una bolla dal nucleo solido e opaco dalle vie di fuga apparentemente irraggiungibili, così intenta a dissolversi da non accorgersi che può ritrovare un barlume di quiete solo riconoscendosi in antichi profili.
Titolo: I giorni dell’abbandono
Autore: Elena Ferrante
Editore: e/o
Pagine*: 228
Anno di pubblicazione*: 2009
EAN*: 9788876418563
Prezzo di copertina/ebook*: € 4,90 – € 6,99
*Dati dell’edizione economica

 

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6 Commenti

  • Reply Michela Sassi

    La adoro, come adoro te…. bellissima foto e come al solito recensione perfetta!

    10 novembre 2014 at 12:45
    • Reply Marina Grillo

      Con la Ferrante io e te andiamo a nozze! 😉

      10 novembre 2014 at 14:17
  • Reply Il tè tostato

    Sono immersa in Storia della bambina perduta, e poi andrò avanti fino a leggere tutta l'opera di Elena Ferrante.

    13 novembre 2014 at 10:33
    • Reply Marina Grillo

      Anch'io sto leggendo l'ultimo della quadrilogia. E poi concludo la sua opera per mio rammarico.

      13 novembre 2014 at 13:30
  • Reply Il tè tostato

    Ciao Marina,l'ho finito in questi giorni, sto scrivendo la recensione, quando ho letto della poverella ho pensato "Melina!"

    30 dicembre 2014 at 09:49
    • Reply Marina Grillo

      Hai ragione! Sai che non avevo pensato a questa nuova veste di Melina? L'ho ritrovata in Storia della bambina perduta.
      Attendo la tua recensione.

      1 gennaio 2015 at 16:29

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