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I giovani di Jerome David Salinger

I giovani di Jerome David Salinger - interno storie

Salinger prima di Holden Caulfield. Salinger sconosciuto. Dopo la sua morte, nel 2010, è stato riportato in luce tutto il suo patrimonio letterario, probabilmente un tesoro, rimasto inedito. Lui che si era ritirato a vita privata nel 1965 e da allora non ha mai smesso di scrivere, etichettare, archiviare.

È passato quasi un anno dall’uscita dei Giovani per Il Saggiatore ed io provo a raccontarveli. Ho riletto questa breve raccolta per evitare che mi fosse sfuggito qualche passaggio o significato nascosto. Priva di strumenti non posso accingermi a dare un’opinione più dettagliata, né vorrei addentrarmi nei meandri della sua formulario stilistico non avendo metri di paragone.
Avrò iniziato tante volte la sua opera più nota per arenarmi sempre sullo stesso punto. E anche con questo libro ci sono andata con passi moderati, ho temuto che Holden avrebbe potuto prendere il sopravvento. In questo caso, le mie difese contro contro Salinger si sono abbassate, i pregiudizi erosi.
Ho letto questo racconti non pensando alla figura imponente di Salinger, ho creduto per tutto il tempo che mi avesse dato una possibilità.
I tre racconti inediti sono stati scritti tra nei primi quattro anni degli anni Quaranta. I giovani, il primo, che darà il nome a questa antologia, è stato pubblicato su «Story» e con il progetto ambizioso di approdare al New Yorker.
Ad una festa di giovanissimi della middle-class newyorkese, l’annoiata Edna cerca di civettare con William il quale è interessato ad altro, ha fretta di troncare il discorso. Sbadigli, chiacchiere vaghe, bisogno di attenzione, nulla di consistente. Un racconto che dà l’idea di una certa circolarità, in cui tutto ritorna al punto di partenza. Come se non fosse accaduto nulla.
Bobby irrompe nella stanza di sua sorella Helen mentre è assorta a spazzolarsi i capelli, con l’intento di convincerla a lavorare con un tipo poco raccomandabile. L’insistenza è sempre più palpabile man mano che Bobby cerca di fare valere le sue ragioni: «Va’ da Eddie». Lo spazio di conversazione, nonostante sia ridotto, sembra inasprire l’abisso tra i due: ognuno rimane inchiodato nella propria posizione, senza guardarsi negli occhi.
In Una volta alla settimana, Dickie si congeda dalla sua famiglia prima di partire per la guerra. È il 1944. Appare aberrante Virginia, la moglie, la quale si focalizza su osservazioni superficiali e su una totale mancanza di percezione della realtà : «La cavalleria è deliziosa», disse. «Vado pazza per quegli spadini che portano ai colletti. E tu adori cavalcare e così via». Anche Rena, l’anziana zia, non più lucida, non comprende il dramma e rimane inabissata in un passato illusorio. Il racconto dice anche altro ma questo aspetto mi ha lasciata basita.
I dialoghi sono la cifra stilistica di queste tre cronache, arredano un palcoscenico, sono indispensabili. Sequenze cinematografiche o teatrali, scene d’interni racchiuse dentro bolle d’aria: lo scoppio significherebbe eludere il confronto.
Ciascuno personaggio si fa portavoce di una nota amara che diventa amarissima con Dickie. Sullo sfondo la guerra, esperienza traumatica che ha influito sulla vita dello scrittore. È come se le parole non riuscissero ad afferrare l’indicibile, la solitudine. Le conversazioni sembrano tramutarsi in soliloqui in cui si perdono sostanza e dignità mentre si acuisce il distacco. Perché non esiste comprensione e i discorsi colmano minuti inutili.

Non so se a riprenderò in mano Il giovane Holden, ma alla luce di quanto ho letto forse, io e Salinger, per la prima volta, ci siamo capiti.

 

Titolo: I giovani. Tre racconti
Autore: Jerome David Salinger
Editore: Il Saggiatore
Traduttore: Delfina Vezzoli
Pagine: 68
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788842820758
Prezzo di copertina/ebook: € 12,00 – € 6,99

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