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I racconti di Pittsburgh di Willa Cather

I racconti di Pittsburg di Willa Cather - interno storie

Per quanto sono riuscita a capire, egli è convinto che noi siamo una razza che può esistere solo soddisfacendo i propri appetiti; questi appetiti sono malvagi, e la nostra intera esistenza è malvagia. Siamo sempre stati tristi, dice, senza sapere perché, anche ai tempi degli uomini della pietra. Poi, in qualche modo miracoloso, ci è stato comunicato un ideale divino, inversamente proporzionale ai nostri appetiti. Questo ci ha regalato un nuovo desiderio, che potremmo soddisfare solo rinunciando a ogni altro appetito. La nostra felicità sta nello smettere di esistere e procurare esistenza, perché la cosa che ci è stata rivelata è preziosa di qualsiasi esistenza possa essere soddisfatta da nostri appetiti. È ciò che si prova con l’arte.

Dice con chiarezza Kitty ma lo sa bene anche Paul – che Willa Cather rende protagonisti delle sue storie – che l’arte è un mezzo per essere altro da sé, sfuggendo alle etichette, prigionieri di una mentalità da piccolo borghese. Entrambi tentano di esprimere anelati sopiti, di tirarsi fuori dalla convenzionalità.

Il caso di Paul e Una scarpetta d’oro sono le due storie che animano I racconti di Pittsburgh di Willa Cather (Mattioli 1885), premio Pulitzer nel 1923 per Uno di noi. Il primo trae ispirazione da un caso di cronaca, la scrittrice americana lo plasma a proprio piacimento fino a renderlo un caso di studio, come suggerisce il titolo.
Paul, giovane dagli «occhi di una luminosità isterica», viene richiamato dai docenti e preside per comportamenti inopportuni durante le ore scolastiche. Messo alla berlina non può che incassare il colpo, tuttavia non riesce a comprendere quanto gli viene imputato.
Paul ha disgusto per la banalità, una maschera di bruttezza, le vite minuscole. Forte è il conforto del suo lavoro a teatro, «quel tipo di esperienza contribuiva a sottrarre i giorni e le notti di Paul allo spaventoso vuoto del calendario della vita di sempre». Dice bugie, annega nelle sue bugie.
Paul è un’aspirazione.
E allora per dare un senso a quell’esistenza raggiunge New York, un viaggio a lungo pianificato, e lì in pochi giorni sfavilla, libero dai rimorsi con «il desiderio morboso di cose nuove, luci soffuse e fiori freschi».

Marshall McKann, insieme alla moglie e a una amica di lei, assiste al concerto di Kitty Ayrshire presso il Carnegie Music Hall.
Costretto a recarsi su insistenza della consorte, ravvisa una certa antipatia nei confronti della cantante fin dall’entrata in scena, il cui strascico disturba la sua posizione in teatro. Proprio quell’abito è oggetto di aspre critiche da parte delle due donne scandalizzate dalla linea così provocatoriamente europea.
Dopo l’esibizione i due, Kitty e McKann, per puro caso si trovano a condividere la medesima auto che li porterà in stazione e il medesimo treno per New York. E nello scompartimento che i due hanno un accesso confronto.
McKann, ostile a qualsiasi cosa che non riguardi economia e mezzi di trasporto, sorretto da «una morale che è un compromesso di codardia, scuse e sotterfugi» non si spiega la vita attiva di quella donna e di molte donne, soprattutto nel campo artistico. McKann pare non afferrare il contributo di un artista per il dissolversi in qualcosa di più completo e più grande.
Willa Cather non è una femminista, però qui la vicenda procede lungo quel binario.
Kitty ha un temperamento fiero, motivata da una fede incrollabile verso il suo lavoro e la propria persona, il suo fine è smascherare la mediocrità del suo compagno di viaggio così da vendicarsi, a sconvolgere quel tragitto e il ricordo di quella conversazione con l’insinuarsi del dubbio attraverso la scarpetta d’oro indossata da Kitty.

Ci sono due città opposte, la provinciale Pittsburgh, punto d’origine dell’analisi della Cather, in cui si fatica a far emergere la propria individualità, ogni stravaganza è osservata con sospetto; New York, svincolata dai pregiudizi e dai ruoli. Nel mezzo una ricchezza di vita che trova ostacoli di ogni genere. Paul e l’affermazione dell’identità personale, Kitty e McKann si scontrano in quel territorio neutro, il treno, che li porterà verso la Grande Mela nell’eterna diatriba del disequilibrio tra uomo e donna.

Titolo: I racconti di Pittsburgh
Autore: Willa Cather
Editore: Mattioli 1885
Traduttore: Nicola Manuppelli
Pagine: 76
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo di copertina: 9,90

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