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Il 2020 in libri, i miei preferiti

Mancano 20 giorni buoni alla conclusione del 2020, tante cose possono accadere, essere ribaltate. Forse è presto per fare una classifica dei titoli più belli dell’anno, anche se i magazine più noti a novembre hanno già deliberato. Ma ho le idee chiare e le due prossime settimane allenterò la presa sulle letture, ne ho bisogno.

Mentre faccio una veloce analisi dell’anno, ricordo poco libri che mi hanno colpita. Poi fisso la libreria, sfoglio il mio quaderno dove solitamente appunto le mie letture, riguardo gli articoli del blog e con sorpresa mi ritrovo con una selezione di più di 10 titoli.

La prima parte dell’anno ho risentito del clima pandemico, mi trascinavo sulle pagine in un tempo dilatato da non vedere mai la fine. Ottobre e novembre sono stati una liberazione, una continua ricerca.

Gennaio è iniziato con un libro che continuo a consigliare, Heimat di Nora Krug (Einaudi), un fumetto/collage/biografia che scava nella storia personale della famiglia, un’indagine che riguarda come la compromissione con il regime nazista. Originale soprattutto per la grafica.

Blu, un’altra storia di Barbablù di Beatrice Masini (Pelledoca) con tavole di Virginia Mori che ben si sposano la scrittura della nota fiaba di Perrault. Ci sono guizzi notevolissimi, che non disperdono il fulcro centrale, di come le fiabe possono incastrarsi con il mondo odierno. L’argomento è attualissimo, il finale è pieno di speranza e libertà.

Parigi (The Passenger) è l’ultimo numero del magazine che racconta i dolori di una città articolata e stratificata come la capitale francese, tutta inquadrata sulla complicata attualità. Anche Svezia, sempre sulla medesima linea, non è da meno persino con i suoi intrighi che sembrano gialli nordici: effettivamente un paese ideale non esiste. Gli occhi di un turista colgono un’iconografia edulcorata, esasperata che non ammette le ombre.

Direzione Islanda con Jón di Ófeigur Sigurðsson (Safarà). Il protagonista è il leggendario Pastore del fuoco, fuggito al sud perché accusato di un omicidio. Il cuore è una lunga corrispondenza con la donna amata, rimasta al nord.

Quel che si vede da qui di Mariana Leky (Keller) è un libro poetico, drammatico e comico. Ci sono i terribili presagi di morte di Selma e i suoi okapi, una famiglia ingombrante, un paesino tedesco.

Dentro a Inventario di alcune cose perdute di Judith Schalansky (Nottetempo) c’è disegno simbolico e numerico che investe struttura e argomento. È un archivio di «cose che non è più possibile vedere se non attraverso la memoria».

Due titoli della Nuova frontiera: La figlia unica di Guadalupe Nettel e Passeggiata d’inverno di Henry Thoreau. Il primo è il racconto umano di tante maternità possibili. Adoro la scrittura dell’autrice sudamericana, per il focus sul mondo femminile, per le corrispondenze naturali. Il secondo per l’edizione preziosa illustrata da Rocco Lombardi, per il respiro della natura.  Insomma Thoreau è Thoreau.

Per restare nella selvatichezza inserisco in lista Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson (Sellerio), il diario di un lungo soggiorno vicino al lago Bajakal, fuori dal mondo, in stretto contatto con i rigidi dettami del nord. È una notevole riflessione sulla nostra civiltà.

Il tempo e l’acqua di Andri Snær Magnason (Iperborea) è un esperimento curioso di generi per raccontare la grandissima quanto irrisolta questione ambientale. E lo fa non attraverso il linguaggio scientifico – il nocciolo dell’incomprensione umana – ma attraverso lo scorrere della propria vita. Le nostre scelte dipendono da noi.

Cinque romanzi brevi di Natalia Ginzburg (Einaudi) l’ho letto durante la prima settimana di agosto, poco prima di tornare a casa. È il mio libro preferito del 2020 e non aggiungo altro.

Passiamo agli illustrati.

Faccio un’eccezione per Il canto della balena di Kim Crabeels (Sinnos) che è narrativa nonostante le molte illustrazioni di Sebastiaan Van Doninck. Racconta il nord che mi piace tanto, tra aurore boreali e una bambina che attende il suo papà.

Domenica di Fleur Oury (Giralangolo) ci dice la noia è solo un limite, che la scoperta offre nuove prospettive, come trovare un rifugio tutto per sé, per esercitare l’immaginazione.

Sulla stessa linea è Un grande giorno di niente di Beatrice Alemagna (Topittori). A differenza del precedente, il protagonista è un bambino, il bosco diventa un parco giochi. E alla fine scopre qualcosa più di sé stesso. Aggiungo che il mio preferito di questa illustratrice, sarà per la dimensione boschiva, per i colori.

Che cos’è un fiume? di Monika Vaicenavičienė (Topipittori) è una metafora tra storia, divulgazione, natura e soprattutto poesia. Attraverso e intorno all’acqua si è scandita la nostra civiltà. La voce che scorre come un fiume è il passaggio di conoscenza tra una nonna e una ragazza.

Quanto possono ingannare le apparenze? La Mabel di Madame Badobedà di Sophie Dahl e Lauren O’Hara (Gallucci) lo sa bene. All’Hotel delle Sirene, gestito dai suoi genitori, giunge un’eccentrica e burbera signora, soprannominata Madame Badobedà «che fa rima con ollallà». La sua identità è misteriosa quanto l’armadio che nasconde il segreto delle sue avventure.

Io che temo gli uccelli mai avrei pensato di interessarmi all’argomento. Il gallinario di Barbara Sandri, Francesco Giubbilini e Camilla Pintonato (Quinto Quarto edizioni) si inserisce nella sezione divulgazione, è un focus pieno di curiosità su questi animali da cortile. Mentre Le galline di Sonya di Phoebe Wahl (Natura e cultura editrice) dalla copertina ci introduce alla vita campestre e alla cura che la piccola dimostra nei confronti dei tre pulcini, ma anche alla comprensione degli equilibri naturali.

La marea di Clare Helen Welsh e Ashling Lindsay (Pulce edizioni) è un delicatissimo racconto sulla malattia e l’importanza dei ricordi, che appaiono e scompaiono proprio come la marea. Una bambina trascorre una giornata al mare con la mamma e il nonno.

Prima di dormire di Giorgio Volpe (Kite edizioni) stupisce per l’inedita amicizia tra una volpe, Rosso, e uno ghiro, Quik. Il senso della solitudine che si percepisce con l’arrivo della stagione più rigida è palese nello sguardo di Rosso, ma i due amici non possono sfuggire ai ritmi naturali. Paolo Proietti innalza la narrazione a un’aura leggiadra.