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Il barile magico di Bernard Malamud

Il barile magico di Bernard Malamud - interno storie(2)

Il barile magico. Tredici racconti. Bernard Malamud.
Occorrerebbe leggerli almeno un paio di volte per isolare i dettagli, per catturare il “tra le righe”.
Avevo avuto qualche tempo fa un assaggio folgorante, ho atteso troppo prima di dedicarmi a questa raccolta per i tipi Minimum fax. Ha ragione Jhumpa Lahiri quando nella prefazione parla di Malamud come un autore che bisognerebbe affrontare, ad accogliere una scrittura profonda.

Fin dalle primissime battute conosciamo il protagonista – nome, cognome, professione – che ci introduce nella vicenda: il meccanismo è lo stesso per tutte le storie, in una architettura non complessa però densa di significati.
Sono immigrati di origine ebraica che vivono negli Stati Uniti e in Europa, a Roma più precisamente. Lo stesso Malamud ha trascorso un periodo in Italia per aver vinto una borsa di studio. Ma non è l’immigrazione il filo conduttore della collezione.
Tredici personaggi analizzati nella loro quotidianità di miserie, fatica, umiliazione. Il fallimento è dietro l’angolo. Lottano per migliorare le proprie condizioni fosse solo per una casa senza spifferi o ritrovare il manoscritto dello studio Giotto. L’intento è perseguire la speranza come sollievo che possa avvicinarsi a un’idea di felicità. Devono, comunque, confrontarsi con la cultura ebraica alla quale appartengono.
L’angelo Levine, insieme al Barile magico che chiude e dà il titolo alla raccolta, ne rivelano i motivi indagatori di Malamud. In entrambi i racconti sia il sarto Manischewitz che il giovane Leo Flinke si affidano come ultima speranza per le loro sfortune rispettivamente a un ebreo nero che lo è stato «per tutta la vita, di buon grado» e al sensale Salzman per trovare la donna da sposare.
Le figure che si presentano come custodi o aiutanti sono sparsi un po’ ovunque: c’è sempre qualcuno che si prende la briga di risolvere il problema o è chiamato in causa per salvare le sorti. L’ambiguità è il loro marchio di fabbrica, il timore è di essere raggirati. Ci si mette nelle loro mani come atto estremo di fiducia,  pur trattandosi di sconosciuti. Ecco la chiave è ambientato a Roma: Carl sbarca insieme alla famiglia nella capitale italiana per un dottorato, la ricerca della casa si fa urgente e confida in un certo Bevilacqua, esperto del settore ma privo di professionalità. Ne nasceranno una serie di equivoci, ritrattazioni e colpi di scena.
Comico e tragico coesistono in un sottile gioco in grado di alleggerire l’atmosfera ma la gravità della loro condizione pesa fino all’ultima parola.
L’inganno che si profila non solo ha a che fare con l’attaccamento alle cose o la condizione sociale, equivale anche al timore dello svelamento di se stessi. Nel racconto La dama del lago, Henry Freeman ammira la splendida galleria di Tiziano, Tintoretto, Bellini nella villa di Isabella Del Dongo, ne è estasiato, rapito davanti a tanta arte. Salvo cedere allo sconforto quando la ragazza sibila: «Ci vorrebbe un esperto per dire che non sono originali». Una confessione che è una lama, pare aver scoperto il suo animo.
Ma quante cose Freeman ha celato sulla sua identità. A complicare tutto è il senso di colpa per la mancanza di franchezza: «È forse ebreo?», gli chiede sempre Isabella, Henry con prontezza dà una risposta negativa per non compromettere la relazione.
È costante la sensazione di inadeguatezza. Anche Leo Flinke e Salzman si studiano reciprocamente ma tale è la disperazione del giovane da abbandonarsi a lui: scegliere la ragazza da frequentare in quel catalogo di presenze custodito da Salzam non fanno che acuire la scarsa conoscenza di se stessi.
Ci aggrappa a una realtà menzognera pur di non soccombere pur avendo il presentimento di sbagliare. Il presunto angelo guaritore, la bambina che ruba i dolciumi, la scrittrice che intrattiene rapporti epistolari con uno «sterile scrittore» sono tutti simboli di speranza contro l’ingiustizia. Perché Dio potrebbe celarsi in tante forme o proprio in quel volto.

 

Titolo: Il barile magico
Autore: Bernard Malamud
Editore: Minimum fax
Traduttore: Vincenzo Mantovani
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2011
EAN: 9788875213770
Prezzo di copertina/ebook: € 13,00 – € 6,99

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