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Recensioni, I piccolini

Il potere delle storie

Il potere delle storie - interno storie

Potrei esordire con una citazione a effetto, di quelle confezionate con i fiocchi, ma in molte occasioni non servono.
Ho letto due libri che narrano del potere intenso delle parole senza melassa e senza urli. Ciascuno di noi può aggiungere ricordi e riflessioni.
Oggi è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.

 

Ho attraversato oceani di paro per chiederti: vieni via con me?
C’è chi ha dimenticato il luogo in cui vivo
ma su questa scia di parole io saprò indicarti la strada.

Chi parla è La bambina dei libri, seduta sulla costa di un libro rosso: due treccine, minuta ma sorretta da una fede incrollabile nei confronti delle parole. È la protagonista dell’omonima opera di Oliver Jaffers e Sam Winston (Lapis), vincitrice del Bologna Ragazzi Award, sezione Fiction, nella Bologna Children’s Book Fair del 2017.
Questa bambina viene dal paese delle storie, che in tanti hanno dimenticato ma conosce il potere delle parole.
Vieni via con me è un invito a cui è difficile resistere, significa incontrarsi nelle pagine di un libro e viaggiare.
Ci si immerge nelle suggestioni grafiche di matite, acquerelli, collage digitale, libri antichi che diventano alberi e soprattutto forme che in qualche modo ricorda le poesie di Apollinaire – ponte, onde, etc… – che hanno creato e creano mondi. I titoli e i frammenti di libri, che costruiscono i contesti immaginari di Winston, si affidano a racconti noti, quali Alice, Gulliver, Raperonzolo, Huckleberry, Moby Dick e molti altri, una ricca bibliografia dei classici della letteratura opportunamente riportati nei risguardi del volume.
Un libro che parla di libri. Un metalibro appunto.
È un mondo confuso che si riordina attraverso le parole. Si scalano montagne, si navigano mari, si esplorano foreste.
Nella casa della fantasia sono tutti benvenuti. Dove i libri diventano case e porte da aprire infilando la chiave nella serratura.

 

E di colpo entrare tra mura che ci raccontano di come nasce una storia, aspetti inediti di chi giudica e scrive.
Si potrebbe definire il lavoro editoriale ai tempi di Calvino: I libri degli altri, una raccolta di carteggi che l’autore ligure ha intrattenuto con autori, traduttori e intellettuali durante gli anni alla casa editrice Einaudi. Ben trentasei anni, dal 1947 al 1983.
Editor nelle stanze di via Biancamano a Torino, Calvino sbriga il «lavoro editoriale in un mare di carte», vaglia gli scrittori italiani pubblicati o in progetto di pubblicazione dall’Einaudi, si occupa inoltre dell’ufficio stampa, un lavoro che l’assorbe molto tanto da aver un tempo risicato da dedicare ai propri scritti.
Scrive Carlo Fruttero: «occasionalmente si rivolgeva alla mia risaputa frivolezza per un aiuto a pranzo o a cena: “Vieni anche tu, con questo non assolutamente niente da dire”». Goffo, impacciato, poco loquace, questo era Calvino.
La fitta corrispondenza è un focus sulla letteratura italiana del secondo Novecento, scrittori noti come Anna Maria Ortese, Leonardo Sciascia, Pietro Citati, Mario Rigoni Stern, e poco noti come Ugo De Lagarda, Marcello Venturi; meglio esplicito nel rapporto tra Calvino e Vittorini per la condivisione della collana I Gettoni.

Dei manoscritti troppo lunghi leggo solo quanto mi sembra sufficiente per rintracciare i tre elementi che mi servono a stabilire se un libro c’è o non c’è: 1) se ha un linguaggio; 2) se ha una struttura; 3) se fa vedere qualcosa, possibilmente qualcosa di nuovo.

Lo ripete più volte: scrivere vuol dire partecipare a un dibattito; «si scrive per questo e solo per questo: non per piacere, o stupire, o “aver successo”».

Un mestiere incentrato sull’equilibrio, su un giudizio che sia anche un consiglio sincero e concreto, una sorta di lezione di scrittura: sull’economia degli aggettivi, sul suono della frase; interventi sul ruolo dell’autore in quanto esistente solo nelle sue opere, che non si identifica con un personaggio ideale al di fuori di queste. Un’attenzione alla contemporaneità linguistica, non mancano i casi i cui suggerisce di adeguare la scrittura a uno stile personale e ai tempi, pena rimanere intrappolati in un passato polveroso. Calvino è uno scrittore che guarda all’Europa e al mondo, a certi fermenti culturali che in Italia assumono nuove forme o sono completamenti ignorati.

Ai libri degli altri si affiancano i propri: su tutti Il Barone rampante, le Fiabe italiane che troveranno anche pubblicazione all’estero e alcuni testi che non vedranno mai la luce come Il bianco veliero.
Questo è il suo ritratto più puntuale che rivolge a Luigi Anderlini:

Ma io sono un materialista e so che la materia del mio lavoro di scrittore sono la penna, la carta e le ore al tavolino, le parole, la fatica di far chiarire le mie idee confuse, il confronto della mia scrittura con quella degli altri che hanno scritto prima di me e che ci hanno trasmesso quegli strumenti d’espressione che noi continuiamo a sviluppare. Solo una continua dialettica tra questa materia del nostro specifico lavoro e la storia a cui dobbiamo partecipare, giorno per giorno, può permetterti di continuare a produrre. Le esperienze pratiche concorrono a far scrivere bene e sono in molti casi indispensabili, ma non vedo come possano, da sole, trasformarsi in tecnica così diversa e difficile come lo scrivere, che abbisogna di una sua pratica, di sua intelligenza e fatica. Il passaggio vita-letteratura è fondamentale. Ma va inteso in senso dialettico, il non meccanicistico, o idealistico (che poi è la stessa cosa).

È un confronto tra la sua letteratura e quella degli altri, ma mai competitiva, un prolifico dialogo di illuminazioni e suggerimenti nel quale entra in relazione il lettore che «in un romanzo il primo incontro con il lettore, la comunicativa immediata, conta molto».

In un’intervista del 1979 per «Mondoperaio», Calvino dichiara a Marco D’Eramo: «il massimo del tempo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento […]»

La bambina dei libri di Oliver Jaffers e Sam Winston, Lapis, 2017, età di lettura dai 6 anni

I libri degli altri di Italo Calvino, Einaudi, 1991 (non in commercio)

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