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Il re dell’uvetta di Fredrik Sjöberg

Il re dell'uvetta di Fredrik Sjöberg - interno storie

Con Il re dell’uvetta sapevo già cosa aspettarmi: Fredrik Sjöberg mantiene la cifra stilistica che lo contraddistingue. Sulla pagina si accumulano, si stratificano linguaggi e forme narrative, in un amalgama sempre ben riuscito in grado allo stesso tempo di non discostarsi dalla realtà. Anche il ricordo di una notte d’estate assume la funzione di osservazione, non necessariamente rivelatrice di una trama, ma per recuperare concentrazione e lentezza, tipiche del racconto. Lo spirito ironico, l’indagine su più piani, una buona dose di enciclopedismo fanno di questa meraviglia una lettura da intrappolare in un retino.

Fredrik Sjöberg scandaglia con meticolosità – motivo di ammonimento negli anni scolastici – la vita dello svedese Gustav Eisen, scienziato dimenticato, che eppure ha lasciato una traccia importante negli studi scientifici, tanto da riceve da Darwin apprezzamenti per il metodo di classificazione dei lombrichi e omaggiato nella scoperta di animali e vegetali.
Che a Sjöberg piacciano le storie improbabili si intuisce ampiamente nel libro, segue Eisen fino negli Stati Uniti, terra adottiva, per approfondire le sue ricerche e tutte le relazioni che gli ruotano intorno.
Eisen vive a cavallo tra Ottocento e Novecento, giunge all’età di novantatré anni con l’intenzione di continuare a esplorare nuovi campi. Ha avuto un’esistenza lunga, piena e molto probabilmente solitaria; non ritorna in Svezia, si spegne a New York.
Nella sua vita entrano la scienza, l’uvetta, la pittura, le sequoie, l’occultismo, l’arte, la scrittura, il (presunto) Santo Graal: un uomo poliedrico, come solo certe epoche hanno generosamente concesso.

Tutt’a un tratto, solo per un istante, mi parve di intravedere un legame. Come se la storia di Eisen mi ricordasse qualcosa. Era da più di un anno che gli davo la caccia in archivi e libri e mi ero avvicinato tanto da avere a volte l’impressione che fosse il contrario, che fosse lui a dare la caccia a me.

Effettivamente è uno degli aspetti ricorrenti: parlare di se attraverso gli occhi di altro. E così Sjöberg a un certo punto del suo viaggio intuisce un legame, dei punti di contatto con il suo connazionale emigrato in America: attraverso la letteratura, le scienze, la biografia personale e altrui balzano corrispondenze e contrasti. Ogni indagine è un modo per trovare se stessi; colleziona storie di uomini, compresa la sua.
Qualcuno potrebbe additarlo come egocentrismo, ma è la medesima procedura seguita da lettori e scrittori quando si approcciano a un racconto reale o fantasioso che sia.

L’arte di nascondersi tra la vegetazione doveva comportare un grande vantaggio nei tempi primordiali, da un punto di vista evolutivo intendo, probabilmente era una capacità più importante sia della velocità che della forza muscolare. È per questo che i bambini giocano a nascondino e sono attratti dagli angoli bui, dove poi se ne stanno seduti ad accendere e spegnere le loro flebili lucine tascabili. È un comportamento profondamente radicato nella biologia umana. Come il collezionare.

Sjöberg tra una scoperta e un’altra si svela nella sua vera natura, non si nasconde dietro il cliché dell’entomologo chiuso nella sua stanza  intento nello studio. Anche lui gioca a nascondino: Eisen è il pretesto per conoscere meglio la sua figura. «Quello che cerco è il narratore», scrive sibillino.
La storia inizia con un ragazzo nell’aula di una scuola e prosegue con la biografia di un uomo, per concludersi con quel ragazzo diventato uomo e signore degli insetti.

Eisen ha ricercato un motivo sempre per poter andare avanti, le delusioni sono state cocenti e ogni avventura è sempre stata salutata con molto entusiasmo. I suoi interessi, per altro molteplici, fin in tarda età possono definirsi isole, lui che ha conosciuto la solitudine in tutti i suoi toni grigi.

Ci sono, dunque, tre isole reali, di terra e cielo. Eisen si stabilisce per un periodo a Visby nel Gotland, di salute cagionevole, trova riparo nel clima più mite. Anni formativi importanti, qui molti sui insegnanti lo indirizzeranno per metodo e disciplina segnano la strada del suo futuro. Poi c’è Gotska Sandön, isola di misteri, e con Strindberg – un’amicizia solida, a volte ambigua -, è teatro di scoperte entusiasmanti. Infine Santa Catalina, davanti alle coste californiane, disabitata per studiare la fauna marina durante il suo primo soggiorno americano.

Anche Sjöberg abita a Runmarö, nell’arcipelago svedese. Scrive nell’Arte di collezionare le mosche:

Niente, infatti, è delimitato e concreto come un’isola. Una notte, ai tempi dei marinai, il paesaggio era libero e aperto in tutte le direzioni. Ora la libertà è di un altro tipo per chi viene a vivere qui. Per noi. Per me.

Ma adesso le sue mosche hanno lasciato l’isola.

 

Titolo: Il re dell’uvetta
Autore: Fredrik Sjöberg
Editore: Iperborea
Traduttore: Fulvio Ferrari
Pagine: 217
Anno di pubblicazione: 2016
EAN: 9788870914689
Prezzo di copertina/ebook: 16,00 – 9,99

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