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La tela di Virginia Woolf, racconti e saggi incompiuti

Nella tela di Virginia Woolf - interno storie

Il 28 marzo, dopo aver scritto alcune lettere indirizzate ai suoi cari, Virginia Woolf con le tasche piene di sassi si abbandona alle acque dell’Ouse. È il 1941. E anche la mano di Leonard, suo marito, afferra quei terribili ricordi.
La scrittrice non regge all’ennesima crisi mentale, un presagio rintracciabile – a mio avviso – nel Lascito, un’eredità rintracciabile nei taccuini in pelle verde che costituiscono corpo per una delle storie brevi di Oggetti solidi, racconti e prose (Racconti edizioni), datati 1906-1941, le fondamenta di molti suoi scritti maggiori e più noti.
L’edizione curata da Liliana Rampello riappare sugli scaffali delle librerie in questa veste elegante, seguendo l’ordine cronologico si dipana in quattro sezioni aperte da citazioni che colgono l’infaticabile obiettivo della Woolf di scalare la montagna della scrittura – come continua sperimentazione, ritmo, senso della realtà e la ben più appagante vita immaginaria.

«Lasciatemi contare alcuni degli oggetti perduti nel corso di un’esistenza»: sono pezzi di vetro questi racconti, come pietre preziose diventano «oggetti ancor più mirabili». Virginia non narra solo di vite ma anche di grovigli di boschi e sentieri, credenze e mappe, vie di Londra e teatri in un perpetuo sconvolgimento di materia.
La narrazione non è solo fantasia o esercizio di stile, Virginia non perde il contatto con la realtà, su tutto il dibattito sulla questione femminile, di cui La società resta il mio preferito, si permea di centralità e ironia anche in molte altre cronache.
Si scoprono, poi, curiosità ulteriori, per esempio: l’azzurro a quanto pare è un colore ricorrente nella prosa woolfiana, con il sopraggiungere del tramonto e l’incresparsi delle onde prende il sopravvento sul verde negli anonimi frammenti, fino a eclissarsi sulla superficie gelida di madonne, negli indumenti delle sue protagoniste, nell’aria trascolorata della sera, nella vastità della pianura, lungo il bordo di una tazza, in un’isola sola nel cielo; abbondano i riferimenti ai suoi viaggi – in Italia soprattutto, nel Mediterraneo; così come sappiamo di Leonard Woolf, menzionato nella Vedova e il pappagallo.

Una scrittura evocativa, che spesso cede il passo alle immagini di cui spesso non è importante afferrare il significato, altrimenti si perderebbe la chiave iconica: perché «non c’è una sola immagine, ma un numero quasi infinito». E se si perde l’immaginazione si rompe la magia come in Lappin e Lapinova.
Non resta che lasciarci guidare dal suo sguardo, a seguire le diverse angolature come voci senza parole:

Quando accostava l’occhio al cannocchiale il cannocchiale diventava immediatamente un’estensione dei suoi occhi, come un involucro corneo che si fosse sviluppato per racchiudere la forza di penetrazione della sua vista. Quando il capitano muoveva su e giù il cannocchiale si aveva l’impressione che a muoversi fosse nel rivestimento corneo il suo proprio occhio lungo.

 

 

Di tutt’altra natura è Leggere a caso, saggio e frammenti incompiuti che chiude il progetto della Nuova Editrice Berti sugli ultimi manoscritti dell’autrice, di cui Anon è l’origine, affresco sulla storia della letteratura inglese, omaggiato da Demetrio Costa nelle raffigurazioni tipografiche inglesi d’ispirazione settecentesca, romantica e vittoriana.
Scrive Massimo Scotti, che ha curato l’edizione, Virginia Woolf è costantemente asserragliata dalla pazzia, ogni lavoro è uno sforzo immenso; a ciò si aggiunge la minaccia d’invasione tedesca nei territori d’Oltremanica, elemento che ricorre anche in Oggetti solidi. Minaccia che crea forte ansia e avvia un processo di estenuate di forte critica: causa estrema del suo suicidio pare sia all’ennesimo atto di accusa, lanciato da Lord Godfrey Elton nel libello Notebook in wartime, sullo scarso impegno degli intellettuali inglesi.

Tornando al libro, il cui titolo avrebbe dovuto essere Reading at Random o Turning the Page, Virginia ha affrontato la questione della lettura in un precedente lavoro, Come leggere un libro, qui si pone una domanda: chi è il lettore?.
Il lettore nasce con il tramonto del dramma shakespeariano e con la chiusura dei teatri, l’opera in scena assume una grandezza tale da non poter essere più contenuta sul palcoscenico ma è pronta a farsi spazio sui libri. Si potrebbe pensare al teatro come distrazione, al pare della televisione o della radio, ma è l’autore a veicolare il testo allestendolo, uscendo di scena si delega la capacità interpretativa allo spettatore che diventa dunque lettore.
Se fino a quel momento «gli spettatori a teatro dovevano costruirsi il dramma con gli occhi e con le orecchie», lasciando sopite altre facoltà, ora trova quel gusto nelle letture e nel silenzio di casa.
Si tratta di letture senza scopo, ben lontane dalla metodica intellettuale, dal mestiere di leggere. Egli, comunque, assume un ruolo attivo, di responsabilità di giudizio nonché esercita la possibilità della scelta e della curiosità Ed è questo il suo privilegio più grande.

Ora il lettore ha un’esistenza compiuta. Può fermarsi, riflettere; confrontare; può levare gli occhi dalla pagina e vedere al di là di essa: un uomo seduto da solo in mezzo a un labirinto di parole, nella camera di un college, che riflette sul suicidio. Può provare diversi stati d’animo. Può leggere semplicemente quello che trova nella pagina scritta, oppure astrarsi da essa e intuire ciò che non è stato espresso a parole. C’è una lunga, intensa continuità nel libro, che il dramma non possiede. Alla mente offre un ritmo diverso. Nel mondo in cui siamo niente è mai concluso.

Virginia Woolf trova un esempio folgorante in Lady Anne Clifford, istruita nobildonna del 1600, che ha difeso strenuamente il diritto alle sue eredità:

Se non avessi il magnifico libro di Chaucer a confortarmi, sarei in una condizione davvero penosa, con tutti i problemi che ho qui; ma quando leggo, riesco a prendere alla leggera i miei guai e scherzarci un po’ su, perché una piccola parte di quel suo incantevole spirito mi pervade.

Lo spirito di Chaucer è un balsamo e un rifugio per la donna: leggere come scoperta di verità più di quanto riveli il mondo tangibile.

Opere compiute o meno, la maestria di Virginia «era qualcosa che durava, che aveva un significato per sempre».

Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose, Virginia Wool, Racconti edizioni, 2016
Leggere a caso, Virginia Woolf, Nuova Editrice Berti, 2016

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