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L’ambasciata di Cambogia di Zadie Smith

Rileggo Zadie Smith dopo molto tempo e questa volta un suo racconto breve, L’ambasciata di Cambogia (Mondadori), pubblicato sul «New Yorker». Mi prometto ogni volta di iniziare Denti bianchi ma l’accantono sempre per il timore di ritrovarmi davanti a un nuovo NW – romanzo uscito in Italia nel 2013 –, che seppur interessantissimo, ha un’architettura e una scrittura complessa che mi hanno messa in difficoltà. Ecco perché ho ripreso la scrittrice giamaicana partendo da questo snello libro dopo averla apprezzata come saggista. E forse la mia più che una recensione è una segnalazione.

Questa recente novella, non succede nulla, ha una trama sottile. La prosa si fa minimalista e segue il flusso dei pensieri di Fatou, giovane immigrata ivoriana che lavora come domestica presso gli altezzosi Derawal. Siamo ancora una volta a Londra, nel quartiere multietnico di Willesden in cui sorge l’ambasciata di Cambogia. Nell’edificio impenetrabile, adiacente alla fermata dell’autobus, si gioca a badminton. Arrivano all’orecchio di Fatou solo il rumore martellante delle battute. Tanto che la divisione dei capitoli segue proprio il punteggio questa partita.
La ragazza non percepisce stipendio, il suo lavoro di schiava, come si definisce, serve a retribuire vitto e alloggio. Schiava ma che è le concesso di uscire, a differenza di tanti che non possono mettere il naso fuori di casa. Si concede il lunedì una nuotata in piscina, sottraendo i biglietti omaggi che i Derawal hanno come soci e, la domenica le lunghe chiacchierate con il nigeriano Andrew, davanti a una fetta di torta e caffè in cui le tante domande sulla libertà affollano la sua mente non trovano mai una risposta ferma. Ritornano anche nell’Ambasciata di Cambogia, i temi cari alla scrittrice quali l’integrazione, l’ingiustizia e il dolore. E soprattutto il rapporto tra la borghesia, anche immigrata, con chi è di estrazione sociale inferiore: qui è maggiormente evidente il fallimento e le contraddizioni del melting pot.
Una vita silenziosa e complicata, Fatou non cede mai alla autocommiserazione, ma spera. I suoi sogni cozzano con le opportunità. Nei suoi occhi pare profilarsi quello di tante altre esistenze, che hanno lasciato radici e terra alla ricerca di un riscatto personale e sociale.

Fatou si era resa conto di aver sentito quella storia, così o un’altra versione. Ma ha provato lo stesso vago fastidio che le suscitavano tutti i racconti di sofferenze del lontano passato. Perché cosa si poteva fare per le sofferenze del lontano passato?

Forse bastano due colpi di racchetta per nascondere le migliaia di morti dei Khmer rossi? Poc, smash. Poc, smash. Un muro molto alto, di mattoncini rossi, divide la vita di fuori da quella dell’ambasciata.

 

Titolo: L’ambasciata di Cambogia 
Autore: Zadie Smith
Editore: Mondadori
Traduttore: Silvia Pareschi
Pagine: 72
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788804644613
Prezzo di copertina/ebook: € 10,00 – € 4,99

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