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Le ombre della primavera di David H. Lawrence

Le ombre della primavera di David H. Lawrence - interno storie

È scritto nell’esergo, «L’amore è il fiore della vita: sboccia inaspettato e senza regole, e deve essere colto subito, ovunque lo si trovi, e goduto per quel breve attimo prima che appassisca». Un monito, una citazione dello stesso David H. Lawrence che svela la chiave di lettura di questa breve quanto densa raccolta di tre storie legate minutamente, Le ombre della primavera (Nuova Editrice Berti).

Nelle Ombre della primavera, che dà il titolo alla raccolta, un uomo corteggia una donna, premessa sposa ad un guardacaccia. La violazione si consuma fin dalle prime battute quando l’uomo si reca all’abitazione di lei passando da una proprietà privata e successivamente si scopre sposato. Quando la donna rivela le intenzioni future e appena trascorse, lui sente uno smarrimento, improvvisamente in quel suo sarcasmo crudele e nel tono sgarbato della voce non riconosce il pensiero del suo amore, si sente come il cavaliere ferito nel componimento di William Morris. Nella parlare confuso tra la donna e il guardiacaccia, l’uomo è oggetto della derisione di lei.
L’ombra nel giardino delle rose, il secondo racconto, ci porta in un luogo di vacanza. Una donna ritorna insieme al marito nel luogo in cui aveva trovato rifugio durante la guerra per trascorrervi qualche giorno di vacanza. Con poche scuse, riesce a prendersi la mattinata libera: ha in progetto di visitare il giardino adiacente alla chiesa, laddove ha lasciato molti ricordi. Per caso rivede l’uomo che un tempo le aveva fatto battere il cuore e che ha creduto disperso in guerra. L’incontro non sortisce l’effetto sperato, anzi per l’uomo è una perfetta sconosciuta. La profonda delusione e l’amarezza si rifletteranno sul proseguimento del soggiorno.
E infine nel terzo racconto, Odore di crisantemi, una donna attende il ritorno del marito dalla miniera. La sera cala velocemente, e dopo aver preso il tè con i bambini si mette alla ricerca dell’uomo fino a notte fonda. Le notizie che le giungono non sono per nulla buone, tanto che qualche presagio negativo si ritrova nei crisantemi sfioriti lungo il sentiero, conservati nel grembiule e finiti sul pavimento insieme al vaso in frantumi. Si troverà in salotto a piangere un marito al quale a fatica ha concesso anima e corpo, che ha considerato un estraneo.
Nei tre racconti si piangono le occasioni perdute, i fiori ne rappresentano il massimo splendore, ricordando la caducità della vita: non cogliere quel fiore, non aspirare il profumo significa rifiutare la felicità attraverso scelte prive di libertà.

Ora toccava certe grosse rose rosse, tutte vellutate; le toccava pensierosa, quasi senza accorgersene, come una madre accarezza la mano del suo bambino. Ora si piegava leggermente in avanti per sentirne il profumo. Poi riprendeva assorta il suo vagabondaggio. […] Sembravano colmarla del tutto, come un’allegra folla nel sole. Si sentiva intimidita da una tale quantità e dal colore, così accesso. Sembravano conversare tra loro, e ridere. Le sembrava di ritrovarsi in mezzo a una folla di sconosciuti. Si sentiva inebriata e stordita; il volto rosso d’eccitazione, l’aria densa di profumo.

La natura risponde e risplende nel suo rigoglio ed è così bello perdersi in quelle pennellate che solo la letteratura inglese è in grado di riportare sulla pagina. La si attraversa  – un bosco, un giardino, le rotaie: il profumo inebriante dei fiori domina sugli altri sensi ancor più che sulla vista e non si è più gli stessi, quelli di prima. Accade sempre qualcosa a sancire la definitiva rottura – la puntura di un’ape, un’ombra nel giardino, un treno puntuale – che sveglia dallo stato di torpore.
I fiori sono la traccia comune, inebriano lo spirito, sono un rifugio contro le insoddisfazioni. Perché di questo si tratta: la paura di sovvertire l’ordine della vita per confondersi nella libertà di decisione. Nei rapporti di coppia, gli individui sono messi a nudo, non si riconoscono più né nel sentimento che hanno provato né nella propria persona. E allora si preferisce accettare la trasformazione nell’eco silenzioso di un nuovo inizio.

Amava quel posto, le montagne circostanti, con i boschi come pelli d’orso sulle loro spalle gigantesche, le piccole fattorie rosse come fermargli a chiudere le loro vesti, la striscia azzurra d’acqua nella valle, i pascoli nudi, il canto di miriadi d’uccelli, a cui per lo più non si faceva caso. Fino all’ultimo giorno della sua vita avrebbe sognato quei luoghi, ogni volta che avesse sentito il sole sul viso, o visto i residui di neve fra i rami disseccati, o sentito nell’aria il profumo della primavera vicina.

 

 

Titolo: Le ombre della primavera
Autore: David H. Lawrence
Editore: Nuova Editrice Berti
Traduttore: Cecilia Mutti
Pagine: 94
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788873646310
Prezzo di copertina: € 11,00

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2 Commenti

  • Reply Michela

    Mi ha entusiasmato questa bella recensione, complimenti. Potrebbe essere un’altra lettura, non solita, di Lawrence, da sempre profondo scrutatore dei rapporti coniugali e della natura, contro la società moderna.

    23 marzo 2016 at 18:18
    • Reply Marina Grillo

      Proprio così, uno scrutatore dei rapporti coniugali e della natura. Alcuni dicono che i racconti sono migliori rispetto ai romanzi, nella misura di poche pagine si condensa il suo universo, aspetto che si perde nei testi più lunghi. In ogni caso, buona lettura.

      24 marzo 2016 at 10:17

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