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New York Stories a cura di Paolo Cognetti

New York Stories a cura di Paolo Cognetti - interno storie

È una storia d’amore quella descritta in New York Stories, non saprei come definire il libro che Paolo Cognetti ha curato per Einaudi. I sintomi sono quelli infatuazione, della delusione più cocente e dei ricordi più intensi.
È una raccolta composita, difficile definirla nella sua interezza, sta di fatto che è piacevole perdersi nelle sfumature di una città mai idealizzata, osannata e conquistata come questa. È una piccola America all’interno dell’America.
Esperienze, sogni, tormenti si concentrano in circa 400 pagine. Le ventidue penne, la cui scelta è volutamente caduta sui racconti, sono tutt’altro che newyorkesi. «New York non è la città di chi ci è nato, ma quella di chi l’ha molto desiderata e ha dovuto combattere per farne parte», così scrive Paolo Cognetti nella prefazione. Ognuno ha la sua versione dei fatti, la sua idea di New York.
Per lo più le testimonianze di questa antologia narrano questi arrivi, qualcuno ha un biglietto di sola andata. Lo sguardo, a distanza di secoli, è rimasto intatto, così simili a dei novelli Cristoforo Colombo sulla spiaggia di San Salvador. Lo sa bene Fitzegrald, che apre la raccolta: il miraggio si concretizza sul ponte della nave ma quando posi il piede sulla terraferma, quel sogno ti sfiora, presto si dimentica di te per darsi ad altri. Sbarcando a Coney Island si crede nell’Eldorado, la misera è nascosta e ti agguanta. Si rincorrere la felicità, l’amarezza si confonde con l’alcol e affetto non ricambiato A volte il prezzo da pagare è troppo alto. Qualcuno riesce a salvarsi in tempo. New York nutre illusioni, ti modella a sua immagine e somiglianza per poi respingerti. Ma la scintilla scatta ad ogni sguardo.
E così, pagina dopo pagina si sciorinano i volti della Grande Mela, tanti quanto le mille percezioni che ciascuno scrittore ha: un tuffo nelle periferie, nei drink e nei quartieri multietnici, persino nelle scene d’interni che tanto ho amato; un puzzle di ombre e luminescenze si costruisce immergendosi nella lettura e ancor di più una mappa sincera di tanti ritratti reali o fantasiosi, bizzarri e drammatici ma pur sempre concreti di vita.
New York ha una trama fitta di cronache che si perde nei crocevia linguistici. Il suo skyline si erge monolitico mentre tutt’intorno è frammentario, si evolve continuamente e cerca di rispondere all’immigrazione, alle tensioni sociali e politiche, al fermento culturale. O forse rimane imperturbabile.
Chi arriva a New York spesso ha gli occhi pieni di speranza e incredulità. Joan Didion vi approda a vent’anni, seriamente innamorata della città. Qui trascorre circa otto anni nella perenne attesa che accada qualcosa di straordinario, vivendo di compromessi – un lavoro poco retribuito, pasti incompleti, notti insonni, feste desolanti. Poi l’incantesimo si rompe, si evitano i soliti posti per non incontrare le solite facce, lo spazio si rimpicciolisce e le lacrime non sono più un sollievo. Bei tempi addio, appunto.
La meraviglia degli inizi è un tratto che accomuna tutti:

L’America è proprio una donna fatale, seduce chiunque. Non ho ancora conosciuto un comunista che sbarcando quaggiù non abbia perso la testa. Arrivano colmi di ostilità, preconcetti, magari disprezzo, e subito cadon colpiti dalla Rivelazione, la Grazia. Tutto gli va bene, gli piace: ripartono innamorati, con le lacrime agli occhi. Sì o no, Pasolini?

È una città magica, travolgente, bellissima. Una di quelle città fortunate che hanno la grazia. Come certi poeti che ogniqualvolta scrivono un verso fanno una bella poesia. Mi dispiace non esser venuto qui molto prima, venti o trent’anni fa, per restarci. Non mi era mai successo conoscendo un Paese. Fuorché in Africa, forse. […] New York non è un’evasione: è un impegno, una guerra. Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a vent’anni.

E poi? New York è una storia novecentesca, dura un secolo e si eclissa l’undici-nove-zerouno. Da allora, forse, ne è iniziata un’altra.
Bisogna trovare una poltrona comoda in una buona posizione, attendere che le luci si spengano e il film venga proiettato.

{to be continued…}

 

Titolo: New York Stories
Autore: Paolo Cognetti (a cura)
Editore: Einaudi
Pagine: 400
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788806228019
Prezzo di copertina: € 21,00

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4 Commenti

  • Reply Il mondo urla dietro la porta

    Bella analisi! Anche io ho notato la difficoltà di riassumere New York stories proprio perché è riuscita a ritrarre la città in tante sfumature diverse.

    3 marzo 2016 at 11:34
    • Reply Marina Grillo

      Gli scrittori presenti nell’antologia hanno stili diversi, nonché una percezione dissimile di New York.

      3 marzo 2016 at 11:45
    • Reply Marina Grillo

      Troppo eterogenea per darne un parere univoco. Certamente la selezione è ben costruita dal punto di vista cronologico e tematico.

      9 marzo 2016 at 11:17
  • Reply Michela

    Mi sto iniziando alla letteratura americana e non posso perdere questa stupenda raccolta.

    3 marzo 2016 at 20:43
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