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Pietre, piume e insetti a cura di Matteo Sturani

Pietre, piume e insetti a cura di Matteo Sturani - interno storie

Ma è davvero possibile applicare al mondo circostante uno sguardo del tutto privo dell’emotività, della sensibilità, del gusto estetico propri dell’osservatore, dipendenti da mille fattori culturali e soprattutto dalla sua storia individuale? […]
Così come la luce, che ci permette di vedere, possiede al tempo stesso le due anime di onda e particella, anche l’osservazione della natura pare vincolata a una dualità intrinseca: lo sguardo rigoroso e analitico dello scienziato e quello emotivo e sintetico del poeta, del pittore. All’apparenza inconciliabili, questi atteggiamenti percettivi divengono i componenti di una stessa visione.

Pietre, piume e insetti: sezione Scienze naturali. Ma anche Letteratura, Arte, Geografia.
Si è possibile un sodalizio tra analisi, autobiografia e narrazione e questo libro ne è la testimonianza: narratori, naturalisti, saggisti, poeti, tanti sguardi appassionati e diversissimi. Si tratta di un volume non a scompartimenti stagni in cui la scrittura, quella felice, e l’arte di osservare la natura tessono una trama bellissima, ricca di interpretazioni, che rifugge il tono enciclopedico. Bisogna armarsi di un taccuino, una penna e una lente di ingrandimento per immergersi in questa inaspettata lettura.
Qualche tempo fa lo avevo annunciato che mi apprestavo a leggere una raccolta firmata Einaudi incentrata sulla natura, a cura di Matteo Sturani, naturalista di terza generazione e nipote di Mario Sturani, qui in veste di pittore. L’ho tenuta in serbo per la bella stagione, quando ci si scrolla di dosso il gelido inverno e si ha voglia di stare all’aria aperta, magari a leggere all’ombra di un albero.
Chi avrebbe mai pensato a Nabokov con un retino intento ad catturare farfalle? Un esperto a quanto pare, tanto un esserino dalle ali coloratissime è stato ribattezzata una con il suo nome Nabokov’s Pug. E così Nabokov, che apre l’antologia, è il primo collezionista. Seguiranno il signor Carlo dell’Adalgisa di Gadda interessato ai coleotteri e ai minerali, Rober Macfarlane ai sassi e alle cortecce. Collezionare è il primo approccio alla natura, quello più sistematico e più ludico, l’erbario racchiude l’essenza in cui ogni elemento è un tesoro di ricordi. Come un vecchio giornale di bordo, composto da fogli tarlati per ospitare famiglie vegetali diventa un’attività rigorosa e divertente, scandisce la fine dell’estate.
Nell’amoroso inventario d’una minima parte del mondo, quella a me congeniale, appagavo senza saperlo il “supino amore delle cose”, scrive Camillo Sbarbaro, il più schivo dei poeti liguri, incuriosito dal più schivo degli organismi, il lichene.

L’erbario è un campionario del mondo. Risorsa nelle ore di tedio, a caso apro un pacco. In ogni pacco c’è il mondo.
Quando un luogo mi piace troppo perché vagheggiarlo con gli occhi mi appaghi, a illudere l’impossibile voglia d’una maggiore comunione con esso, mi scorre una fantasia quasi scientifica: un aerostato in cambio di ali, che compensi il peso del corpo; farmi lieve per esso, come si dice saremmo nell’atmosfera della luna. Dietro la voglia e il capriccio, sorvolare quel luogo; della mano sfiorare l’oliveto quasi dorso di gregge; tuffarmi in un verde, calarmi dove un’acqua canta; allagare d’un balzo a quel greppo, incuriosirmi del bianco che trema su quel precipizio; andare e tornare, esser qui ed esser là: piluccare quel luogo come un grappolo d’uva, a gara con la farfalla che deliba il suo prato di fiori.
Con l’erbario il sogno s’avvera; e non per un luogo; pel mondo!

Del medesimo parere è anche Pietro Calamandrei compilatore di un catalogo della fanciullezza fatto del «caos luminoso di foglie e d’ali turbinanti in libertà», delle trasformazioni della campagna, dello studio dei lepidotteri o delle rosacee: è come tornare sui colli fiesolani.
Le memorie dell’infanzia si confondono il gioco, il confine è così labile che è difficile percepire dopo finisce lo svago e inizia la personale attitudine; si popolano di pomeriggi trascorsi nei prati o in riva al mare.«Così ogni ora, ogni stagione aveva le sue delizie, soprattutto la primavera», l’arrivo è atteso puntualmente con impazienza, per inventare passatempi più coinvolgenti dell’anno precedente. Primo Levi assaporare la lentezza delle vacanze a Bardonecchia o Torre Pellice, a vivacizzarle in giardino tra fiori e rettili o sperimentare la nascita di girini. Su tutto quello di Gerald Durrell è un viaggio magico di luci, ombre, spensieratezza: le sue avventure mediterranee sono un laboratorio a cielo aperto.
Ci sono i grandi racconti delle spedizioni nella steppa russa, nella foresta Amazzonica, sul Monte Ventoux in Provenza, nella giungla e spesso sono legate ai momenti di sopravvivenza e caccia; le avventure marine fatte di immersioni, di pesca sotto un cielo bombardato nella Napoli di Raffaele La Capria, della ricerca di creature sconosciute sul fondo delle reti dei pescatori.
Per fortuna le questioni di sopravvivenza, in alcuni casi, lasciano spazio a ilari quanto curiosi incidenti di percorso, malintesi o divieti. Tra questi campeggi Jonthan Franzen e lo scopro addirittura come bird watcher.
Non manca lo scrittore simbolo della vita nei boschi, Henry Thoreau. Qui assorto ad osservare dalla sua abitazione, sulle pendici di una collina, la fitta e artificiale attività umana che maschera i suoni bucolici, ma al calare della sera «con sì pesante e goffa gentilezza la campagna offre una sedia alla città». Inutile dirvi che la sua prosa ha «un odore pungente e aromatico».
Anche la scrittura di Calvino non manca di elementi naturali: i signori Palomar nelle sere estive spesso spengo il televisore per osservare i movimenti lenti di un geco; il giardiniere Libereso omaggia Maria con una ranocchia, un ramarro, un pesce rosso. Ed è questo lo sguardo più prezioso,le relazioni nascono da codici inconsueti.
In Ernest Jünger ho scoperto il gusto del racconto: i suoi soggiorni di studio in Sardegna e in Dalmazia sono spesso corredati di digressioni antropologiche nonché da una cronaca minuta, che gli fanno dimenticare lo scopo delle sue ricerche per fondersi con gli abitanti del luogo.
Vagabondare, esplorare, perdersi nella radura selvaggia e solitaria, seguire le tracce degli animali, ascoltare l’ipnotizzante ronzio degli insetti: Matteo Sturani allestisce una multiforme galleria sensoriale, un invito ad osservare il microscopico come misura del mondo,, tracce poetiche, a meravigliarsi. O forse no, come dice Jünger «il meraviglioso non suscita in noi nessuna sorpresa, perché il meraviglioso è ciò con cui abbiamo la più profonda confidenza», una seconda memoria più fine e ben celata.
Chiuso questo diario di bordo insieme a Nick di Hemingway possiamo proseguire la nostra passeggiata nella natura che «parla ovunque la stessa lingua».

 

 

Titolo: Pietre, piume e insetti. L’arte di osservare la natura
Autore: a cura di Matteo Sturani
Editore: Einaudi
Pagine: 400
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788806214005
Prezzo di copertina: € 21,00

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