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Fuori dai libri Le mie letture

Playlist di aprile, in una parola: libri

Posso riassumere aprile in un’unica parola: libri. Ne ho letti molti, alcuni sono finiti qui, altri qui. Per questioni personali, o meglio di salute, ho dedicato buona parte del tempo alla lettura. Mi sono capitate tra le mani ottimi titoli, qualcosa mi ha delusa, ma nulla di strano. Dunque, mi è valso il recupero di un’autrice dimenticata del primo Novecento, una candidata allo Strega di cui non parlerò, un viaggio a Skiathos, un graphic novel doloroso, un catalogo poetico. In questi giorni sto terminando, poi, Tra un atto e l’altro di Virginia Woolf.

Quindi, visto che siamo in tema, introduco subito la sezione.

I libri

Quante autrici sono poco note o dimenticate? Ogni volta ci troviamo a discutere di come abbiano e subiscono pregiudizi, mancati riconoscimenti. Le due maggiori, Morante e Ginzburg, loro malgrado le hanno risucchiate quasi tutte. L’elenco è ampio, tocca a noi riportale in luce. A tal proposito suggerisco il saggio di Valeria Palumbo.

Anche Alba de Céspedes è una di loro. Esordisce negli anni ’30 del secolo scorso, dedicandosi fin da piccina alla scrittura.

L’anima degli altri (Cliquot) già dalle prime battute dimostra una grande capacità di narrazione. Una scrittura elegante, puntuale, misurata, così come la struttura dei racconti. E anche una carrellata di immagini, cui non posso fare a meno di riportarne qualcuna: «forse si è chiusa un po’ di luce, in quella valigia»; «le foglie sembravano di pergamena bruciata, arrotolata»; «Teresa nella sua apriva quelle lettere freschissime e sincere vivendo un romanzo più vero e tutto suo».

 Nell’Anima degli altri si indagano le vite minute dei molti protagonisti, di estrazione sociale differente, con una predilezione per gli ambienti borghesi, nella quale la stessa autrice è cresciuta. Senza dimenticare di lasciare qua e là chiare opinioni riguardo la questione femminile.

«La vita degli altri avrebbe continuato uguale benché le loro vite sarebbero state diverse».  

Quando prendo in mano certa letteratura italiana – sono particolarmente affezionata al secondo dopo guerra – balza in primo piano la qualità, un’attenzione per la parola.

Livia De Stefani mi ha fatto la medesima buona impressione, pubblicata dalla medesima casa editrice, seppur i termini di paragone viaggiano su binari diversi.

Aiora è una casa editrice ateniese che pubblica letteratura neogreca in edizioni bilingue: Alèxandros Papadiamandis è uno degli autori di punta.

Non sapevo cosa aspettarmi, o forse sì, una narrazione più lenta con poca trama, invece Sogno sull’onda (trad. di Maria Caracausi) si è rivelato tutt’altro.

Innanzitutto, è una raccolta di storie in cui Skiathos si presenta come un mondo bucolico, marino e lontano, che sembra reincarnarsi nell’innocenza dei suoi protagonisti – un pastore, un marinaio, un povero anziano.

«Era respiro, idea immaginabile, sogno che navigava sull’onda; era nereide, ninfa, sirena, galleggiava come naviga una nave magica, la nave dei sogni». 

I tre racconti, l’ultimo mi pare una parabola conclusiva, hanno come elementi in comune la disillusione, il desiderio, la colpa, la rassegnazione. Tuttavia, il senso di rivalsa tende a prevalere sul destino dei tre uomini, che però si tramuta in profonda amarezza.

La mia esplorazione della Grecia letteraria prosegue nella giusta direzione.

Mi tolgo il dente fin da subito, così da non parlarne più: l’unica pecca di questo grafic novel è dimensione minuscola del font, che è la grafia dell’autrice.

Detto ciò, cerco di fare un discorso organico, seppur sia complicato, su Mor di Sara Garagnani (Add editore).

All’origine di tutto c’è la necessità di far luce sul dramma familiare della madre, è

una dolorosa ricostruzione – in più punti di ciò si tratta – autobiografica, che parte dalla Svezia e approda in Italia. Nel primo capitolo, Mor, Annette vive in Svezia e la sua infanzia è costellata di abusi, mancanze, incomprensioni e soprattutto silenzi.  Silenzio fino alla fine.

Nel secondo capitolo, Dotter (figlia), Sara vorrebbe comprendere ma ha sempre davanti il muro della madre, che non le permette di osservare oltre da alcuna fessura. Il registro cambia, si allinea allo sguardo della sua età, crescita e scoperte.

“Mor” in svedese significa madre, qui si risale all’origine, a una genealogia di sofferenze e simboli attraverso il termine “mormor” (madre di madre) nonna, madre, figlia appunto.

Scrivi una poesia senza parole.
Usa come esempio
il dente di leone che attraversa
il giardino come una nuvola di marzo.

È il mio terzo incontro con María José Ferrada, dopo Il segreto delle cose e Un albero, una gatta, un fratello (entrambi nel catalogo Topipittori), quindi non mi è nuova la sua meraviglia, che ho trovato nello Spazio tra i fili d’erba (Raum Italic), Con le illustrazioni pienissime di Andrés López.

Dunque, Consigli per incontrare la poesia: sono esercizi, con relative letture consigliate, di osservazione, immaginazione, creatività da mettere in pratica o semplicemente farli diventare pensieri. Il campo d’azione è il mondo multiforme che ci circonda, lontano da qualsiasi schermo. Suoni, geometrie, colori.

Concludo con questa chicca imperdibile.

Le curiosità

Ascoltare canzoni non note e di altri luoghi

I rimpianti gelati degli anni ’80 e ‘90

Ecologica

Rinnovare la pelle con gli scrub da fare con gli ingredienti in dispensa: la base di partenza è un olio – d’oliva o semi in rapporto 1 a 3, poi zucchero o polvere di caffè, noccioli di albicocca in polvere o farina di crusca. L’alternativa all’olio può essere il gel di aloe vera. L’importante è avere la pelle umida ed evitare il contorno occhi.

So di non aggiungere nulla di nuovo, lo ricordo soltanto.

Il film

Il gabbiano di Michael Mayer (2018)