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Recensioni

Quattro etti d’amore, grazie di Chiara Gamberale – Le vite degli altri al supermercato

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Secondo me, dopo aver letto questa recensione vi comporterete come le due protagoniste di Quattro etti d’amore, grazie di Chiara Gamberale. Non ho mai fatto caso al contenuto del carrello della spesa degli altri, piuttosto osservo la quantità di prodotti. Li confronto con il mio, carico come se dovessi rifugiarmi in un bunker da un momento all’altro. C’è chi, invece, buttandoci un occhio a detersivi, pane e latte, tesse storie e immagina vite straordinarie che vorrebbe vivere.

Erica e Tea si studiano ogni giorno e immaginano di perdersi l’una nella vita dell’altra: la lista della spesa e il carrello pieno o semi-vuoto è motivo di osservazione.
Erica, bancaria, madre, brava cuoca, ha una famiglia e un’esistenza perfetta. Almeno così crede, fino a quando non è vittima di una rapina. Da qualche momento in poi qualcosa di quell’equilibrio si spezza: la rapina in banca lascia in lei sensazioni traumatiche, che identifica con una sensazione di “sottovuoto”. E quel rifugio sicuro che sono i figli e il marito viene ridiscusso.
Ammira Tea per quella leggerezza di movimenti e di stile di vita (che forse solo sua madre è in grado di vivere) che la rende interessante anche quando si presenta al supermercato in pigiama.
Tea è l’attrice di una serie televisiva Testa o Cuore (Erica non ha perso una puntata), ha alle spalle un passato complesso e come presente un marito affascinante quanto manipolatore ed egocentrico.
Per Tea, Erica è un mito, una donna in cui identificarsi ribattezzandola “Signora Cunningham” come in Happy Days.

Signora Cunnigham,
che giri per il supermercato,
dammi oggi il tuo amore quotidiano.
Amen.

Erica desidera tanto quella leggerezza che Tea possiede: la vede fluttuare tra un litro di latte e due pizze surgelate, eterea e irraggiungibile come il ruolo che incarna nella soap.
È una storia prettamente femminile, ma che trascina dietro un gruppo di uomini con personalità così poco incisive, che le metteranno a dura prova. Michele, marito della “Signora Cunningham”, coltiva il sogno di famiglia perfetta e reagisce male alla prima incertezza della moglie. Davide, ex compagno di classe di Erica, cinefilo e romantico, condivide con Erica la passione per Testa o Cuore e le lunghe conversioni in chat. Eros fratellastro di Erica in cura in clinica privata, senza mezze misure tenta di spronare la sorella nell’agire secondo il desiderio, non secondo la ragione.
Invece Riccardo, lunatico, egocentrico marito di Tea, l’intrappolata e si lascia intrappolare nel ruolo di Wendy, impedendole di vivere una relazione sana. Alex il buffo personal trainer ha una devozione infinita verso Tea e non l’abbandona mai, nonostante abbiano desideri dissimili. Fabrizio, attore della serie, suo consigliere e confidente, ma che malvolentieri ascolta.

Il fil rouge della storia è l’insoddisfazione che ha come mezzo la fuga e la ricerca del nuovo, che non si concretizzano in nulla decisivo. L’inquietudine che nasce da ciò sembra essere una giustificazione per Tea che ha come eredità una famiglia alto-borghese in cui i ruoli sono ben definiti; ma non per Erica che trovato la sua compiutezza e solidità in Michele e nei figli e non la strampalata madre e nel fratello.
La soluzione per le protagoniste si ritrova altrove: in una nuova serie televisiva, in una serata al cinema all’insaputa di Michele, su facebook, in una lontana isola esotica, in una cena tanto desiderata. “In un barattolo di stranezza” o in “quattro etti d’amore”.
Due vissuti diversi, ma con gli stessi scricchiolii e delusioni.

La vita che faccio, non mi sembra la mia.

Anzi no: mi sembra la mia. Dio mio, certo che è la mia. Ma senza di me.

Quando ho sfogliato il libro per la prima volta (senza leggere la sovraccoperta), l’avevo giudicato con sufficienza, credendo con ignoranza e pregiudizio, di trovarmi davanti all’ennesima opera sulla cucina, giusto perché avevo letto un paio di ingredienti in una delle pagine.
La storia corre rapida tra liste della spesa (vera nota originale del testo) e proiezioni e desideri delle due protagoniste. Chiara Gamberale porta a galla incertezze e dettagli di un periodo di vita. La scrittura leggera regge un romanzo ricco, in un continuo dialogo tra i personaggi e i sistemi di comunicazione vari, dalle liste della spesa, alle serie televisive, al teatro, alle chat su facebook.
Avrei preferito che la figura di Eros avesse avuto più spazio: infondo, Eros non è altro che la coscienza di Erica, quell’istinto che mette a tacere per non andare incontro alla realtà dei fatti e non distruggere quell’equilibrio, che di certo non è il suo ma della sua famiglia.
E avrei preferito un finale diverso. Di solito ci aspetta da un libro, da un film un’evoluzione di personaggi. In questo caso, manca la resistenza alla progressione e al miglioramento: ci può essere una possibilità di cambiamento pur non variando il contesto in cui ci si ritrova.
Nonostante quest’ultimo appunto, lo consiglierei a tutti, anche agli uomini. La scrittura della Gamberale rende semplice una storia sfaccettata e ricca.
Un libro da leggere sotto l’ombrellone o sul divano con una tazza di tè caldo. Ma in questo periodo non mi sembra il caso.

È lunedì, il frigo è vuoto ed urge andare a fare la spesa: da oggi saremo come Erica e Tea?

 

Titolo: Quattro etti d’amore, grazie
Autore: Chiara Gamberale
Pagine: 252
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Mondadori
ISBN: 9788804616283
Prezzo di copertina: 17,00  
Disponibile in ebook9,99

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1 Commento

  • Reply lalibreriadelleli

    Bella la tua recensione! Non l'ho letto ma mi hai incuriosita!

    10 aprile 2014 at 14:25
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