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Tram 83 di Fiston Mwanza Mujila

Tram 83 di Fiston Mwanza Mujila - interno storie

È un libro lontano dai mie gusti letterari. Lontanissimo. Se non fosse che mi sono imposta di esplorare nuovi modi e sopratutto temi del narrare, per misurare la mia soglia di sopportazione dell’amaro.
A differenza della copertina festante, Tram 83 (Edizioni nottetempo) rientra in quanto detto sopra. E non ho preso un abbaglio. Fiston Mwanza Mujila, scrittore congolese, ci parla di un’Africa cupa, onirica, notturna, almeno questa è la sensazione.

Tram 83, – il titolo richiama allusioni storiche come spiega l’autore in un’intervista a Repubblica – , risuona ogni sera di musica, si popola di prostitute, minatori, turisti a scopo di lucro, canaglie. L’alcol e il sesso fanno da padroni. È un tribunale, una piazza pubblica, postribolo, un luogo del malaffare nonostante l’insegna riporti bar.
Questa breve premessa apre le porte della Città Paese, una terra di ripiego per l’estenuante guerra civile, «la più piccola capitale del mondo, costituita soltanto da un bar, il famoso Tram, e dalla stazione la cui struttura metallica monca riporta alla memoria la figura di Henry Morton Stanley»; è una città mineraria corrotta governata da un presidente che ha accentrato i poteri, i cui ideali rivoluzionari sono stati venduti al migliore offerente in cambio di denaro e povertà.
Il racconto ruota intorno al rapporto ambiguo tra i protagonisti, Lucien e Requiem, amici di infanzia, ma soprattutto a due punti di vista differenti così che lettore possa percepire in toto la narrazione. Le esperienze di vita li hanno trasformati, il loro legame è fragile. Molto fragile.
Lucien è un aspirante scrittore, tornato in patria dopo un periodo parigino durante il quale ha compreso che la sua scrittura può protendere al cambiamento politico e sociale della Città Paese. È animato da un forte senso della letteratura come mezzo di educazione e ruolo salvifico.
Requiem, dopo un periodo passato nell’esercito, si è adeguato ai ritmi cittadini con una certa facilità. È ammirato e odiato a secondo delle circostanze viene celebrato e etichettato negativamente come «Figlio del paese alias L’Uomo e il suo destino alias Al Pacino alias Il mito di Sisifo alias Il fondatore alias Il procuratore alias Il re Nzinga Kubu alias Sua Altezza serenissima alias Ancien Régime alias Il Signore degli anelli alias Maresciallo alias Guida suprema alias Patriarca […]». Potrei andare avanti per altre 25 righe. Mujila descrive la sua natura composita sottolineando la figura controversa attraverso un elenco di epiteti.
L’autore ama gli elenchi e la sua prosa al tempo stesso è diretta, non edulcorata, a volte caotica che mira certamente a enfatizzare l’instabilità della Città. Sembra di risalire un fiume la cui acqua non è chiara o forse si ricerca l’origine della corruzione.
Due sono le questioni fondamentali che balzano pagina dopo pagina: come la letteratura possa contrastare il potere. Lucien ne è fermamente convinto, ma incontra durante il suo ritorno in patria tanti ostacoli, pare sempre di trovarsi sull’orlo del precipizio, inghiottito da dinamiche che riesce a comprendere fino ad un certo punto. Per quanto, poco, denaro l’uomo si fa corrompere. Una situazione simile è paragonabile ad altri contesti più “civili” (perdonatemi questo termine). Magari basta indossare giacca e cravatta, frequentare rispettabile luoghi di ritrovo e tramare. Ma nell’Africa di Mujila è così evidente, indecifrabile che pensare subito al suo Congo. Lontano.
Riecheggia continuamente come una nenia «Sa l’ora?», un’esplicita offerta di sesso ma qui, alla Città Paese, il tempo sembra aver smarrito la strada.

 

 

Titolo: Tram 83
Autore: Fiston Mwanza Mujila
Editore: Nottetempo
Traduttore: Camilla Diez
Pagine: 243
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788874525706
Prezzo di copertina: € 16,50

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