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Trame d’infanzia di Lucilla Schiaffino

La collana Le Amazzoni della Voland rivela sempre delle sorprese gradite. Già in passato ho avuto modo di apprezzare diversi libri della Nothomb e anche con l’ultima lettura, Trame d’infanzia di Lucilla Schiaffino, non sono stata delusa.
La scrittura scivola sicura e limpida, seziona un racconto doloroso la cui architettura, sempre più articolata, guida l’alternarsi di salti temporali. L’epilogo, inaspettato, mi ricorda un fatto di cronaca americano verificatosi nei primi anni ’90 che mi aveva così suggestionata. Per il gusto del racconto non aggiungerò altro.

Emma e Riccarda si incontrano per caso in un bar di Roma. La prima si trova lì per un’inchiesta sulla prostituzione, la seconda è una escort. Le due sono cugine e non si vedono da ben dodici anni.
Un’esperienza terribile le lega, ma fino a quel momento il silenzio ha regnato incontrastato, modificandone il carattere e gli obiettivi di una vita.
Ciascuna ha scovato il proprio modo di imprigionare la sofferenza: Emma è una fervente femminista; Riccarda si è lasciata intrappolare nel lusso e nella facilità di ottenerlo, non dimentica il suo passato ma lo gestisce attraverso un sistema di misura del tutto originale:

Due notti per Riccarda facevano un bante, un’unità di misura legata alla memoria, alla rimozione e all’archiviazione dell’evento.
“Ieri” delimita uno spazio temporale in cui i ricordi sono ancora nitidi, brucianti. La memoria dell’altro ieri, di due giorni fa e dei giorni precedenti si mischia invece in un’unica unità di tempo chiamata passato.
Riccarda sapeva che un giorno solo non bastava per allontanarsi da un ricordo e archiviarlo. Ma due sì. Se ieri era stata una giornata fantastica, l’oggi ne avrebbe subìto l’influenza. […]
Un bante era l’insieme di ore necessarie a far sì che un ricordo fosse una cosa del passato. E a quel punto il passato diventava un unico, confuso amalgama, dove mesi e anni si confondevano.

L’incontro le costringe a sbriciolare i pregiudizi, a mettere a nudo questioni importanti. Emma è stata vittima durante l’adolescenza di un abuso e ne è a conoscenza anche Riccarda.
«Se più stata ad Allieri?», chiede Emma. «Ci torni con me?».
Allieri è il nucleo dell’infanzia, i fili tenuti stretti dai nonni. Ritornarci è un tuffo nel passato più dolce carico di ricordi, di estati libere e di Natali circondati dall’affetto. Tuttavia un’ombra perenne staziona sulla casa. Ci sono complesse dinamiche domestiche e una famiglia numerosa, una schiera di fratelli e cugini che cercano di rimanere uniti nonostante tutto: «un senso di protezione familiare, che trasmette fiducia e non tradisce». Un sentimento forzato e ipocrita nel tentare di nascondere la verità più atroce per non compromettere la conquistata reputazione che ne scalfirebbe l’ascesa sociale: il mostro è in casa e prosegue la sua vita, non accusa il colpo, prende con la violenza quanto gli viene rifiutato. Tanto che la citazione iniziale di Erica Jong rafforza il crudele personaggio: «Mostratemi una donna che non si sente colpevole e io vi mostrerò un vero uomo». Ignorare le fantasie di una ragazzina è l’unico modo per salvarsi. Perché sono solo fantasie dettate dai capricci, si pensa. Meglio ignorare.
Per Emma il tempo cronologico ed emotivo marcia sullo stesso piano, il triste episodio diventa un’ossessione che non si sopisce e che la porta a dedicarsi anima e corpo a tutte le sue imprese, a sentirsi responsabile di tale atto. A Riccarda il silenzio le è costato molto, senza il sostegno familiare si è costruita una vita priva di amore. Dovranno trascorrere tanti anni prima di scrollarsi di dosso i torbidi equivoci. Quel viaggio ad Allieri rimescolerà le carte.

 

Titolo: Trame d’infanzia
Autore: Lucilla Schiaffino
Editore: Voland
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788862431910
Prezzo di copertina: € 16,00

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