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Vorrei che facessi una cosa per me di Charles Baxter

Vorrei che facessi una cosa per me di Charles Baxter - interno storie

Sullo Stone Arch Brige che attraversa il Mississippi, Charles Baxter, durante una tiepida giornata primaverile, pare scorgere i personaggi dei suoi racconti tra i tanti che popolano il ponte. Ne immagina le tracce, i percorsi, lo dichiara in coda alla raccolta.
Minneapolis è la città di Vorrei che facessi una cosa per me in cui molte vite si intrecciano in un pellegrinaggio verso la felicità. «Non credevo che mi sarei mai ricordato di quel giorno – in realtà non si pensa che ci si ricorderà dei momenti in cui si è felici – e invece l’ho fatto. È strano il potere di permanenza della felicità».
Si parla di Corinne che abbandona marito e figlio sopraffatta dalle responsabilità, Benny incontra la donna della sua vita in procinto (forse) di suicidarsi, Susan e Elia sono alle prese con un figlio disciplinato e una famiglia di ferventi cattolici, Quinn entra in un pericolo giro di droga, Amelia non afferra il significato di alcuni verso di un poeta boto-ungarico, Wes accoglie dopo anni Corinne. Tutti ad un certo punto catalogano la propria esistenza nel tentativo di archiviare il passato:

Stringendo mio figlio, entrai in garage, facendo una specie di inventario. Jeremy tra le braccia. Il pick-up arrugginito. Il rastrello rotto, la sega piegata, la pistola stroboscopica corrosa ancora sul davanzale sotto la finestra posteriore con le tende. Sì, la finestra del garage aveva le tende. Non chiedetemi perché le avessi messe. Altro inventario: la casa stessa. La mia vita. La mia salute. Il mio lavoro. Una cassa di birra. Mia madre Dolores, al piano di sopra nella sua stanza.

Avarizia è il racconto più bello. Dolores, la madre di Wes, accoglie l’ex nuora Corinne, senza un atteggiamento di rimprovero. Ha scoperto di avere un problema di salute, crede – questo è il termine esatto – che Corinne sia un segno inviatele da Dio. Attraverso i ricordi si dispiega tutta la sua esistenza e le tante difficoltà, lo sguardo è libero, o quasi. C’è un rimorso, uno solo, uno tentativo di vendetta scacciato in tempo per il bene del figlio. Il suo tono pacato, di chi si appresta a percorrere il viale del tramonto con coscienza. Corinne è per lei un’ancora di salvezza: l’unico racconto in cui esplicitamente si dichiara il bisogno dell’altro. Negli altri casi è involontario, indiretto, subito per certi versi.
Infatti, il leitmotiv Vorrei che facessi una cosa per me ricorre spesso, è una richiesta, quasi una sorta di preghiera, un favore all’apparenza insignificante ma che viene visto come un miracolo. È chiaro che nessuno si salva da solo.
Amore e carenze si mescolano alla morale, soprattutto al senso di giustezza e una velata educazione religiosa. Tanto che i titoli hanno a che fare con le sette virtù teologali e i sette vizi capitali. I protagonisti compaiono due volte con le loro virtù, prima – coraggio, fedeltà, castità, carità, tolleranza – e i loro vizi, dopo – lussuria, accidia, avarizia, gola, vanità – secondo il personale decalogo dello scrittore americano, possono essere classificati come stati d’animo. Vizi e virtù non sono scontate come sembrano.
Si rincorrono nelle pagine i grandi dubbi sulla vita e sulla morte, senza però risultare cupe. La scrittura di Baxter ha un ritmo cinematografico, scorre senza inceppi, giocando su due piani tra passato e presente, onirico e reale. Le storie si incrociano, sono concatenate, tanto che la rete di relazioni è piuttosto fitta.
Sono personaggi imperfetti che aspirano alla perfezione fallendo, ma ne escono fortificati in qualche modo attraverso una cura collettiva. Indagano su stessi e ogni volta si scoprono diversi, vulnerabili. Sarah è lapidaria quando si rivolge a Benny «Tu non conoscerai mai me. E io non conoscerò mai te». […] «Siamo tutti pianeti, disse, e siamo tutti coperti di nuvole». L’inconoscibilità e l’imperscrutabilità degli esseri umani anche davanti alle certezze disarmano chi sta accanto. C’è sempre un motivo che scompone le vite, una rottura, le frustrazioni. Vengono messe in discussione la famiglia, la carriera, la reputazione, la libertà individuale. La rovina, però, è una scossa. Perché è immediato il bisogno di sollievo.

«Signor Hitchcock», domandò. «La mia paziente morirà? La bambina?».
«Non questa volta», lo informò il regista. «Ci sarà una guarigione miracolosa. Di fatto si è già verificata. Il suo cuore si è in qualche modo risistemato da solo, nessuno sa come, anche se forse la sua diagnosi iniziale di danni alle valvole era sbagliata. In ogni caso, perché farsi tante domande su una simile guarigione, un simile miracolo? Nessuno lo fa mai. Anche in questo caso non lo faranno. Musica e dissolvenza su questi volti sorridenti e felici. La felicità trionfa. Fine e titoli di coda», disse con amarezza.

 

Titolo: Vorrei che facessi una cosa per me
Autore: Charles Baxter
Editore: Mattioli 1885
Traduttore: Nicola Manuppelli
Pagine: 202
Anno di pubblicazione: 2016
EAN: 9788862614917
Prezzo di copertina: € 14,90

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