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Leggere la montagna

Ricordo come fosse ieri la prima volta che vidi la grande montagna. Scintillava nella placida maestà d’una luna settembrina e pareva, nell’immobilità della notte autunnale, l’incarnazione stessa del mistero, la dimora ideale per gli spiriti di cui, stando alle antiche leggende, pullulano le pendici sferzate da massi. Da quell’istante fui uno dei più reverenti adoratori della grande vetta, e ogni qualvolta la roccia possente appare sull’orizzonte lontano, ne saluto l’avvento con devotissima gioia.

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L’arca di Ester Armanino

La pioggia cade (quasi) ininterrottamente, sembra voler sommergere il mondo. «In tremilacento anni un volume d’acqua equivalente all’intera massa oceanica attraversa l’atmosfera e poi riprecipita». L’arca sembra solida e sicura.
L’Arca è stilizzata sulla cartella che Teresa tiene in mano, contiene i dati clinici di sua sorella Nadia, la quale «indica un punto tra la gola e il petto e dice: è come una spina qui». E forse in quella moderna imbarcazione si cerca di galleggiare.