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Recensioni

Rughe e La casa di Paco Roca

Rughe e La casa di Paco Roca - interno storie

Li ho letti nel giro di qualche ora, Rughe e La casa di Paco Roca, entrambi di casa Tunué, avendo la sensazione che fossero legati da un doppio filo. Sono datati rispettivamente 2008 e 2016, a distanza di otto anni il tema della memoria viene sviscerato ulteriormente. L’indagine all’interno di microcosmi così intimi, come la famiglia e le sue dinamiche, acquista un significato materico, differente e simile allo stesso tempo. Paco Roca affronta la questione con una punta di ironia nonostante emerga una patina malinconica come nelle vecchie fotografie in bianco e nero.

Emilio passerà i suoi giorni in una casa di cura per anziani. Il figlio non è in grado di occuparsi di lui, soprattutto non sopporta i suoi strani atteggiamenti e gli scatti d’ira. Alla casa di riposo è Miguel, un tipo piuttosto furbo e opportunista, a fargli da cicerone tra le sale adibite alle attività e ad ospitare gli anziani.
Recita Antonia in mensa:

E la vecchiaia è un fatto naturale,
ma le nostre famiglie non vogliamo disturbare…
Però non chiamateci vecchi,
perché ci sentiamo secchi…
Chiamateci meglio anziani…

Che vi sembra? La leggerò durante la messa di Natale, ma ancora non so come rimare “anziani”.

Le parole di Antonia rivelano un forte senso di abbandono, l’illusione di un presente da ridefinire. L’apparente allegria maschera emozioni contrastanti da controllare che culminano nella giustificazione di una condizione da accettare.
Emilio ha 72 anni, ha sempre vissuto per il lavoro, un principio di Alzheimer lo affligge. Non è consapevole di alcuni suoi comportamenti bizzarri e fuori luogo, così come non si rende conto di dimenticare i volti delle persone care. Emilio inciampa nel tempo, si perde tra la quotidianità e il suo passato. Ecco perché è deciso ad assaporare l’ultimo sussulto di vita, assecondando insieme a Antonia la proposta di Miguel: l’intento è vivere la terza età degnamente non nell’attesa della morte o di finire al secondo piano tra i pazienti non più autosufficienti.
La clinica è abitata da tante storie straordinarie ma analoghe, di solitudine come quella di Miguel, di un passato glorioso come quello di Pellicer o di un rapporto coniugale magico come tra Modesto e Dolores.

Rughe e La casa di Paco Roca - interno storie
Le rughe sono profonde a quell’età, ma spesso la saggezza viene meno quando la malattia si impossessa della persona. Non si perde solo la memoria recente, vanno in pezzi gli antichi echi, l’orientamento, il senso delle parole, il controllo del corpo. Il venir meno dell’autonomia di provvedere a se stessi e della capacità di mettere ordine al quel catalogo di ricordi, che coincide con la vita, sono vissuti con frustrazione, fino a sentirsi come alberi senza radici. Nella Casa, il secondo graphic novel di cui parlerò, c’è un fico che non ha mai attecchito, a nulla sono valse le amorevoli cure di Antonio: non rimane che sradicarlo.
Nei due lavori di Paco Roca mutano i contesti ma la frenesia e l’ambizione, gli affetti sinceri e condizionati, la possibilità di tornare sui propri passi trovano l’urgenza di essere raccontati. Tuttavia si profila una speranza, il tentativo di non dimenticare e di cogliere le opportunità che ogni giorno si presentano.

La casa ha un curioso formato, sembra un album di foto. Lo stesso che i protagonisti sfogliano idealmente intorno a un tavolo, prima con un certo malessere, poi incantati da questo racconto familiare. In questo secondo volume non si parla esplicitamente di vecchiaia, ma in quel fico è condensata la metafora dell’esistenza umana.

Rughe e La casa di Paco Roca - interno storie
È il 1988 quando tutta la famiglia ha costruito il muro intorno all’abitazione delle vacanze, è inciso sul cemento. E ora si vende.
Arrivano a turno nella Casa: prima José, lo scrittore, poi Vicente e infine, Carla. La casa è quella di famiglia, disabitata da circa un anno, da quando il padre Antonio non c’è più.
Sacchi, bidoni giganti attendono di essere riempiti di cianfrusaglie, anni di lavoro, sogni, ricordi belli e spiacevoli: bisogna sbarazzarsi di tutto. Però oggi come allora, dalla finestra si scorge il mare.
Riordinando gli angoli più malmessi riaffiorano situazioni dimenticate: per Josè la casa è legata alle mansioni dell’orto, per Vicente alle piccole migliorie riservate all’abitazione, a Carla le viene in mente quando andava prendere l’acqua alla fonte con il padre. Si snocciolano lentamente un archivio di sentimenti, tracce misteriose in cui primeggia la poco conosciuta figura paterna.
Crescendo per i figli sono venute meno le ragioni per raggiungere il luogo delle vacanze – gli ostili rapporti tra il padre e José, l’università di Carla, l’officina di Vicente – ciascuno ha trovato un comodo alibi per proteggersi dalle riunioni di famiglia e dai pranzi in giardino, dal lungo viaggio per raggiungere quel luogo, dall’ambizione personale, dall’invadenza dei legami.

Finora che è stato come cercare di raggiungere una meta. Ma in questi giorni qui per la prima volta mi sono fermato e ho potuto guardare indietro. Ho la sensazione che quella corsa era una specie di fuga da delle radici di cui in qualche modo mi vergognavo. Mi capisci?

E poi è bastato poco affinché le energie investite e l’armonia dei primi anni trascorsi in quella casa lontana dalla città svanissero nel nulla. Ora il desiderio più cocente è quello di riappropriasi del passato, di ogni spazio perché quelle mura domestiche rappresentano il padre, i semi di melone, la pergola traballante, la piscina per sopperire al mare stagliato all’orizzonte.

«Vi ricordate quell’estate delle Olimpiadi di Los Angeles?»
«Che anno era?»
«Non me lo ricordo. Avevo dieci o undici anni. La Spagna giocava la finale di basket contro la Jugoslavia. Ma proprio quel giorno andò via la corrente e non avevamo la luce. Feci un sacco di storie, diventai insopportabile. Volevo vedere la partita. Così papà è andato in garage a prendere una pinza, ha portato il televisore fuori e l’ha collegato alla batteria dell’auto. Mi sembrava magico che funzionasse. Ci siamo seduti a vedere la partita. Lui e io da soli. C’era silenzio e il cielo era pieno di stelle».

 

Titolo: Rughe
Autore: Paco Roca
Editore: Tunué
Traduttore: Alessandra Papa
Pagine: 108
Anno di pubblicazione: 2008
EAN: 9788867902002
Prezzo di copertina: € 16,90

 

Titolo: La casa
Autore: Paco Roca
Editore: Tunué
Traduttore: Bruno Arpaia
Pagine: 126
Anno di pubblicazione: 2016
EAN: 9788867901791
Prezzo di copertina: € 16,90

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