Leggendo Dubliners 100, a cura di Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai nell’edizione italiana per i tipi Minimum fax, mi è capitata questa cosa strana: ogni racconto ho immaginato che fosse ambientato ai primi del Novecento, pur sapendo di essere ai giorni nostri, sarà che aleggia la figura o il peso di James Joyce. Non avendo mai sfogliato Gente di Dublino, non so quanto questi racconti si avvicinino all’originale, ho una conoscenza dell’autore scarsissima, limitata a qualche nozione biografica. Ho tentato, ma davvero, di leggere Ulisse in quelle collane che il «Corriere della Sera» proponeva per l’estate. Non sono mai riuscita ad andare oltre le 10 pagine per la difficoltà di capire flussi di coscienza ed epifanie. Avevo 18 anni. Sono giustificata?