Oggetti smarriti.
I caffè al bar, le presunte amicizie, i viaggi, le biblioteche, l’arte, il lavoro, lo sport, il senso civico.
A fine novembre l’autunno lascia il passo a un’altra stagione, il Natale, compressa in 25 giorni. Già buona parte degli alberi ha perso il fogliame e il gingko si è illuminato.
Questo mese è stato sostanzialmente privo di vita, mi sono rinchiusa in casa e ho cominciato a sperimentare con i biscotti, a leggere di montagna.
Fuori la città sussulta nelle ore diurne, la sera la nebbia l’avvolge.
Ricordo come fosse ieri la prima volta che vidi la grande montagna. Scintillava nella placida maestà d’una luna settembrina e pareva, nell’immobilità della notte autunnale, l’incarnazione stessa del mistero, la dimora ideale per gli spiriti di cui, stando alle antiche leggende, pullulano le pendici sferzate da massi. Da quell’istante fui uno dei più reverenti adoratori della grande vetta, e ogni qualvolta la roccia possente appare sull’orizzonte lontano, ne saluto l’avvento con devotissima gioia.