Una domenica di ottobre inoltrato, cielo terso e un autunno solo sulla carta. Sembra di non arrivare mai, fino a quando dopo due ora di auto si scorgono le guglie di Rocchetta Mattei. Intorno i boschi, quasi verdi, dell’appennino bolognese.
Dicembre 2016, mi capita un libretto di poche pagine, circa 40: Inverni lontani. Lo leggo in piedi, davanti alla finestra senza tener conto di mettermi comoda. Ne resto folgorata, appunto molti passaggi, decido che con i miei tempi vorrei leggere altro dell’autore, a me noto fino a quel momento solo per Il sergente nella neve.